Le eccezionali immagini del drone pilotato da Bartek Bargiel, fratello dell’alpinista Andzrej ( impegnato nel tentativo di scalata del K2 e successiva discesa integrale in sci) , che mostrano Rick Allen sul Broad Peak , dato per disperso e probabilmente morto a seguito del mancato ritorno dal suo tentativo di vetta solitario.
Rick Allen, pellaccia durissima scozzese, era caduto per qualche centinaio di metri , fortunatamente senza gravi ferite, ma si era trovato fuori via.
Grazie all’aiuto del drone (e del cuoco della spedizione, il primo ad aver avvistato il suo zaino col telescopio da Campo Base) i soccorsi hanno felicemente incontrato e aiutato a scendere Rick, poi evacuato in elicottero.

bartek bargiel, pilot of drone

 

COMUNICATO UFFICIALE / DA LUDOVIC GIAMBASI, MANAGER DI ELIZABETH REVOL

Dopo aver parlato con Elisabeth, ecco la mia opinione sulla patologia che è stata probabilmente causa della morte di Tomek.

Tomek era  malato da alcuni giorni, con problemi digestivi. Come ogni altro problema di salute, anche minimo, questo ha  influenzato la capacità del corpo di acclimatarsi.

Elisabeth evoca molto bene l’enorme fatica che Tomek ha mostrato al suo arrivo sotto la vetta con l’aumento di ritmo respiratorio … “.

Ciò è dovuto alla dispnea (anormale mancanza di respiro sentito – uno dei primi segni di HAPE (edema polmonare di alta quota).

Immediatamente, all’inizio della discesa, Tomek aveva una tosse associata a dispnea, un segno di Irritazione alveolo-bronchiale dovuta alla presenza di liquido negli alveoli polmonari (essudato dai vasi) In questa fase, l’evoluzione patologica è sistematicamente fatale in assenza di una discesa veloce di quota, in quanto tutto il meccanismo di acclimatazione è sconfitto.

La cecità di Tomek può essere stata causata da diverse cose ( oftalmia della neve o emorragia o problema di ischemia retinica , in questo contesto).
Lo stato di Tomek è quindi peggiorato nonostante la discesa intorno ai 7300 metri.

Si può immaginare che Tomek avesse una soglia di acclimatazione (altitudine al di sopra della quale il suo corpo non è in grado di acclimatarsi fisiologicamente) che era tra l’altitudine massima raggiunta da Tomek in passato e la cima del Nanga Parbat (soglia inferiore, comunque, a causa dello stato infiammatorio puntuale dovuto al suo problema gastrico.

Elisabetta descrive molto bene di aver notato “tracce di sangue nella barba di Tomek …. ” è il sintomo finale dell’edema polmonare … un ” essudato schiumoso rosa ” che corrisponde alle secrezioni bronchiali ,con un po ‘di sangue dalle lesioni alveolari.

L’HAPE di TOMEK era nella sua fase finale, la sua saturazione di ossigeno doveva essere particolarmente compromessa e la sua capacità di progredire a causa della mancanza di carburante (= ossigeno) al suo minimo (da qui l’abbandono per risalire fino a raggiungere campo 2 o 3)

Sembra che Tomek non abbia avuto edema cerebrale in alta quota perché non ci sono segni neurologici presenti in quello che mi dice Elisabeth: è rimasto coerente, non delirante e cosciente fino a molto tardi. nella fessura probabilmente dovuta alla profonda ipossia).

Tomek molto probabilmente è morto nelle ore successive (3,4,5 ore) addormentandosi senza soffrire affatto.

tomek mackiewitz

 

Un po ‘di opinione personale sulle allucinazioni di Elizabeth . Questi non sono dovuti a edema cerebrale secondo me  … ha recuperato la sua scarpa e ha avuto la lucidità di scendere.

L’edema cerebrale, come l’edema polmonare, sarebbe aumentato senza alcun miglioramento e si sarebbe trasformato in coma, poi in certa morte senza una rapida e completa discesa.

Dott. Frédéric CHAMPLY
medico dell’unità medica di alta montagna degli Ospedali del Paese del Monte Bianco
Capo del dipartimento di emergenza / Medicina di montagna
Responsabile di SEMES SEMI_
Ospedali del Monte Bianco
380 Hospital Street
74700 SALLANCHES

“SOS frostbite” è una linea aperta H24 / 7J al termine della quale un medico di montagna del nostro team risponde e fornisce consigli sul congelamento, sul congelamento del grado (stadio) e consiglia … la consulenza è gratuita – +33 4 50 47 30 97

La brutalità degli avvenimenti sul Nanga Parbat, lo sviluppo frenetico dei soccorsi, la solidarietà sui Social e la contemporanea ondata di polemiche sul senso di queste imprese, sulle accuse e ai dubbi avvelenati, sui costi e sui Governi eccetera.

L’Epopea di Sopravvivenza e delle scelte tragiche, la straordinarietà delle prestazioni umane e alpinistiche, la commozione e la gioia per un salvataggio incredibile.

Il dolore per la morte di Tomek Mackiewitz, così tragica e allo stesso tempo già in corso di elaborazione trasfigurante, il processo collettivo di realizzazione improvvisa della sua figura complessa e contradditoria eppur così pura e spirituale, della sua ossessione e del suo sogno, leggero e innovativo, ascetico, folle.

tomek mackiewitz

“Il Custode del Nanga”, ora lo chiamano : non più il matto, il drogato, lo sconsiderato.

Il rispetto e l’ammirazione per una donna come Elizabeth Revol, capace di sopportare un fardello gigantesco di responsabilità, attaccata alla vita con una determinazione incrollabile, dignitosa e in piedi, rifiutando le stampelle, prima di essere portata in Ospedale. Ora dovrà affrontare le dure conseguenze fisiche e psichiche di un’avventura ai limiti della sopportazione umana, e che già viene assillata sui Media da giudici improvvisati, che reclamano spiegazioni e prove.

L’ipocrisia e l’ignoranza di coloro che urlano rabbia perchè nessuno ha voluto salvare Tomek, ecco credo che queste cose offendano proprio la sua Memoria. Tomek sapeva perfettamente cosa faceva e cosa rischiava. Nelle sei volte precedenti che ha tentato il suo sogno sul Nanga Parbat, aveva sempre dimostrato di sapere quando era il momento di rientrare a valle, di non rischiare inutilmente la pelle. Amava follemente i suoi figli e sua moglie, voleva tornare a casa.

Da quello che sappiamo ha cominciato a star male in vetta, a 8126 metri. Quando Elizabeth l’ha lasciato, la mattina dopo, dopo un bivacco all’aperto a 7500 metri e una discesa disperata fino ai 7200 metri, non era più in grado di muoversi, di vedere e i congelamenti erano gravi. Per quanto fosse un uomo di resistenza straordinaria, sappiamo dalla letteratura medica e dai precedenti, che nel giro di 48 ore la morte è certa, in caso di edema cerebrale, se non si viene curati e portati immediatamente a quota bassa.

Potremo parlare in futuro, e succederà, su quanto fossero adeguatamente acclimatati, sul fatto che la finestra di bel tempo era troppo ristretta, che hanno attaccato la vetta da troppo lontano.

A volte è solo maledetta sfortuna, perchè Elizabeth non solo non ha accusato problemi, ma è sopravvissuta i giorni successivi in condizioni inumane e mortali.

Tomek Mackiewitz ed Elizabeth Revol hanno aperto e completato, in stile alpino, la via iniziata da Messner ed Eisendle sul lato estremo del Diamir, arrivati alla sella a 7500 metri sul Basin , sono scesi davanti al trapezio sommitale, incontrando la via Kinshofer, sono saliti in vetta .

D’ora in avanti parleremo della via Mackiewitz-Revol e di una delle prime invernali in puro stile alpino.

I polacchi. Non si devono spendere troppe parole, come bruscamente ha ricordato Wielicki. “Abbiamo fatto quello che dovevamo fare”. Hanno salvato una vita umana e hanno nobilitato enormemente lo spirito della vera comunità alpinistica, la Brotherhood of Rope.

Dove un russo, poi naturalizzato kazako, poi un po’ italiano bergamasco, poi naturalizzato polacco, è corso incontro a una francese , trovandola al buio della parete e salutandola in inglese “Elizabeth ! Nice to meet you”

denis urubko,eli revol,adam bielecki

 

Sabato 3 Giugno 2017 , in 3 ore e 56 minuti, Alex Honnold ha compiuto l’impresa che sognava e preparava da una vita: scalare completamente slegato, scarpette e magnesite unici strumenti, la mostruosa parete di El Captain, Yosemite Valley. Ha scelto la via Freerider, che percorre la “antica” via Salathé per poi aggirarla, 30 tiri con difficoltà 7C .

Vi proponiamo la traduzione della prima intervista rilasciata per National Geographic , una chiacchierata con Mark Synnott , scrittore e climber.

 Tutte le foto (c) Tom Evans per elcapreport.com 

alex sveglia un cameraman durante la scalata de El Cap

 

Lo scrittore e scalatore Mark Synnott ha invitato Alex Honnold nella sua prima spedizione internazionale di arrampicata a Low’s Gully ,Borneo nel 2009, e in successivi viaggi a Ciad, Oman e Terranova. Nel corso degli anni hanno mantenuto un dialogo serrato sui temi più delicati dell’arrampicata e hanno discusso i pericoli della salita in “free solo”, senza corde o altri dispositivi di sicurezza.

E’ significativo che i primi momenti dopo l’ esser stato il primo uomo a scalare El Captain slegato, Alex Honnold si è seduto con il suo vecchio amico al Manure Pile, un popolare luogo di scalata ai piedi di El Capitan. Ha mangiato una mela, ha ascoltato gli uccelli e ha descritto l’esperienza sognata da una vita. La loro conversazione è stata editata per  chiarezza.

Hai appena avuto la giornata migliore della tua vita. Oppure è il miglior giorno della tua vita.

Onestamente, credo che questo sia il momento di maggior soddisfazione nella mia vita. Esattamente quello che speravo. Mi sentivo così bene. È andata molto meglio di quanto pensassi.

La montagna ti è sembrata spaventosa questa mattina?

No, non credo che la montagna sembrasse spaventosa questa mattina. Tutto sembrava uguale. Non avevo nulla addosso, e l’arrampicata è stata incredibile. Non come al solito, trascinando 60 metri di corda dietro di me per tutta la montagna, mi sono sentito molto più energico e fresco.

Come ti sei sentito all’inizio?

Non perfettamente. Forse non ho bevuto abbastanza ieri, ero disidratato forse. Ho avuto mal di testa quando sono andato a letto. Non mi sentivo stressato perché in un certo senso avevo già inserito l’autopilota .

Camminando verso la base della parete, era ancora abbastanza buio. Ho iniziato leggermente prima di quanto dovuto perché volevo essere sicuro di essere il primo (scalatore) alla base. Ho visto un orso fuggire sul sentiero. Penso di averlo spaventato.

Dimmi com’era il tuo stato d’animo.

In fondo ero leggermente nervoso. Voglio dire , è un grosso muro che ti sovrasta. È qualcosa di enorme. E poi sulla Freeblast (placche lisce di granito senza prese), ero leggermente teso, ma mi sono sentito veramente bene, alla fine.

Hai già realizzato la cosa ?

Sinceramente ora mi sento come se fossi in grado di rifarlo daccapo. Mi sento a mio agio.

 

Un altro giro sulla parete ? Yikes!

Mi sento così bene.

Stai per scalare ancora, oggi?

Probabilmente no. Ma oggi è un giorno di allenamento, mi devo appendere un po ‘. (Nota dell’editore: per allenarsi gli scalatori usano una “hangboard”, una tavola con prese varie per migliorare la loro forza nelle dita)

Quindi non è finita qui per te ?

Penso di no. Voglio dire che voglio ancora una volta fare cose dure. Voglio dire che non ti ritiri appena sei tornato giù.

(Ridendo) Questa è la frase del giorno finora. Penso che tu sia veramente bravissimo.

Noooo

C’erano alcuni gruppi di scalatori sulla parete. Ha parlato con qualcuno?

Ho passato cinque persone addormentate – ma non ho veramente chiacchierato con nessuno.

Si sono svegliati?

(Ridendo) Nessuno ha veramente detto niente. Tutti sono rimasti tranquilli e cool.

A un certo punto ti guardavo attraverso un telescopio. A Heart Ledge sembrava che stessi cercando una bottiglia d’acqua che avevi nascosto senza svegliare nessuno.

Ho svegliato un ragazzo e lui ha detto “oh hey”. Poi, quando sono passato, penso che abbia svegliato discretamente i suoi amici, perché quando ho guardato giù erano tutti tre in piedi lì come per dire ‘ma cosa ca****’?

Nelle foto uno dei climber sembra indossare un costume da unicorno [ndT: vedi foto di elcapreport.com]

Quale costume? Non ci ho fatto caso…

Com’era l’atmosfera quando sei arrivato in cima ?

Abbiamo finito per scambiarci abbracci per un po ‘. Eravamo tutti abbastanza sconvolti.

Ieri cosa hai fatto, prima dell’impresa ?

Sono andato a fare escursioni con mia madre e alcuni dei suoi amici. Poi ho guardato l’ultimo film degli Hobbit .

Non hai nemmeno trascorso un giorno di riposo prima che di fare questa scalata da solista ?

No, ed era parte del piano. Non vuoi arrivare a fare una cosa del genere non preparato. Ci voleva esercizio leggero. Perché fisicamente (la salita) non è così difficile da eseguire. È molto più il fatto che si deve essere esattamente nel posto giusto (mentale), quindi stavo cercando di creare il posto giusto.

Come hai dormito la notte scorsa?

Oh, ho dormito come un bambino. Mi sono svegliato intorno alle 2:30 o alle 3:30, pensando , ‘Facciamolo!’ E poi guardo l’orologio e penso , ‘oh’, quindi sono tornato a dormire e poi mi sono svegliato alle 4:30.

Quando avrai 70 anni, andrai a Yosemite con i tuoi nipoti che vedranno El Capitan. E tu che gli dirai?

Bambini, questa parete richiede circa quattro ore per salire da soli – dopo anni di sforzo. (ride)

Quali sono i momenti di questa impresa che ti rimarranno impressi fino ai 70 anni ?

Il Monster è stato uno dei momenti migliori perché ti senti completamente sicuro e senza corde mi è sembrato davvero facile . Scommetto che non è mai stato scalato così velocemente. _Mentre ero lì pensavo “è proprio scorrevole”, mi divertivo molto.

Dal Round Table fino alla cima è sta quasi una celebrazione di scalata . Era come fare il giro della vittoria allo Stadio. Mi sentivo Karate Kid.

Mai un momento di dubbio?

Non ci sono stati momenti di dubbio. Il Freeblast è stato certo impegnativo . E sul primo tetto (all’inizio del terzo tiro), ero  un po’ teso perché ero solo all’inizio del percorso. E il problema di Boulder che certamente è il punto cruciale della scalata [ndT vedi immagine di copertina di montagnamagica su Facebook]. Probabilmente è stata quella la cosa più difficile.

Hai pensato a qualcosa di diverso dall’arrampicata mentre salivi sul muro?

Durante tutto il terreno facile, nel mezzo, attraverso il Mostro e fino alla Spire, stavo pensando a roba casuale – tutto il gruppo  di persone che mi hanno sostenuto su questa cosa. Ho ricevuto una email da (amico e compagno di scalata) Conrad Anker questa mattina. Quindi stavo pensando a Conrad e al suo intero ethos “di essere gentili, essere buoni, essere felici.”

E ho anche pensato in termini di obiettivi di vita. Questo è stato il mio obiettivo di vita più grande per anni. E l’altro è quella di salire una via di 9a . (Nota dell’editore: 9A si riferisce ad uno dei livelli più alti e fisicamente più esigenti dell’ arrampicata sportiva.) Quindi sono a metà del muro e penso che sia il momento di concentrarsi sul 9a. È così eccitante lavorare su qualcosa di duro e nuovo.

Così hai già un nuovo obiettivo?

Per tutto il tempo in cui ho lavorato a El Cap una strategia è stata proprio quella di guardare oltre. Pensare a quello che è al di là di ciò che sto facendo mi eccita. 

Altrimenti pensi che ti lasceresti andare, se non facessi così ?

Non puoi metterti molta pressione in momenti della vita dove tutto si concentra su “questo momento”. Questo è stato il mio grande obiettivo per anni e il mio grande sogno per anni, ma vorrei ora lavorare sui miei limiti fisici e scendere dal treno dell’avventura per un po ‘di tempo.

Quindi lavorerai su questo con la sicurezza della corda.

Penso che non mi fisserò su progetti di free solo per un pò.

Ho parlato con Peter Croft, pioniere del salire slegati. Era uno dei tuoi eroi quando eri un ragazzo. Non c’è niente altro da fare ora,per quanto lo riguarda . Ha detto che El Cap è stato il passo finale.

È così che ho sempre sentito, ma chissà se tra un paio di anni …chissà ?

Pensi di diventare mai veramente appassionato di alpinismo davvero tosto ?

Davvero ne dubito. Non è successo finora.

Cosa altro hai in mente come obiettivi ? C’è qualche cosa di personale?

Non lo so. Immagino possa esserlo avere una famiglia.

Tua mamma sa cosa hai fatto su El Cap?

Non ho ancora parlato con lei. Non credo neppure che sappia di questo progetto, sai? Mi sento un po’ strano al proposito. La chiamerò .Anche se non so nemmeno cosa dirle. “Hey, a proposito …” Potrebbe pensare che l’avessi già fatto. Lei non sa davvero la differenza tra libera arrampicata e la libera in solo.

Cosa pensi che sia stato questo progetto per Jimmy Chin e la squadra  che ti ha ripreso?

Per me è stato meglio non pensare a cosa passavano gli altri…. Sono sicuro che quello che ho fatto sia stato estremamente stressante per tutti gli altri coinvolti, ma per me è stata una sfida abbastanza grande persino percorrere la base e mettere le scarpe. Perché quando arrivi e guardi su pensi, “questo è un muro grandissimo.”

Tutti sono rimasti freddi e concentrati. Penso che questo sia stato praticamente “l’equipaggio” migliore che avrei potuto avere.

Ho fiducia in chiunque sia stato nel progetto. E poi dopo un anno e mezzo di lavoro, arrivi a fidarti di tutti.

Avete idea di quanto sia grande quello che hai fatto?

Questa è la cosa divertente. Non ti sembra un grosso affare quando finalmente lo fai, perché ci hai messo tanto sforzo dentro… Voglio dire che il punto è quello di non impazzirci sopra, a pensare..

Pensi che il mondo abbia bisogno di qualcosa di nuovo come quello che hai fatto, di questi tempi ?

Quello che il mondo ha bisogno è che gli Stati Uniti restino negli Accordi di Parigi. Ci sono problemi più grandi. Ma penso che sia sempre bello per qualcuno il lavorare a qualcosa di difficile e raggiungere il proprio sogno. Speriamo che le persone possano trarre ispirazione da questo.

Cosa farai oggi pomeriggio?

Probabilmente mi eserciterò con l’hangboard.

Stai andando a fare un allenamento ??

Voglio dire, tra un po ‘, sì. Voglio mangiare un po’, voglio andare all’ombra e poi probabilmente mi appendo e alleno per un po’. Sono perfettamente riscaldato, ho appena fatto quattro ore di esercizi leggeri, sai? 

L’intero processo di raggiungimento di questo sogno mi ha permesso di vivere i momenti migliori della mia vita, che mi fa sperare di migliorarmi. Solo perché ho raggiunto un sogno non significa che voglio abbandonare la ricerca di una “versione migliore” di me stesso. Voglio essere il ragazzo che si allena e rimane in forma e motivato. Solo perché hai finito un percorso grande non significa che dopo abbandoni il cammino.

Una persona normale si prenderebbe probabilmente il pomeriggio libero, dopo aver scalato slegato El Cap.

Ma io mi appendo alla tavola e mi alleno ogni giorno, e domani sarà un altro giorno…

Ora che hai liberato in solo El Cap, potresti farlo di nuovo?

Se avessi una ragione, potrei probabilmente salire di nuovo a El Cap, nessun problema.  Quell’ ostacolo mentale è stato eliminato. Se qualcuno mi offre $ 250.000 domani, direi, ” facciamolo, ca *** ,yeah”. Ci andrei di corsa.

Fai il bravo, Alex. Non c’è bisogno di farlo di nuovo. Perché è pericoloso, giusto?

Mi sono sentito molto meno spaventato di molte altre scalate che ho fatto slegato.

Quale?

Probabilmente tutte. Perché ci ho messo così tanto lavoro in questo che avevo una grande confidenza.

Beh, è ​​fantastico.

Non avevo incertezza su questo. Sapevo esattamente cosa fare tutto in tutto il percorso. Molte delle prese della via le ho sentite come vecchi amici.

alex esce in vetta su El Cap

 

 

 

Una piccola trasmissione radiofonica – non sull’etere ma digitale – che parlerà di storie di montagna, di donne e uomini, delle loro tempeste interiori alla conquista di alte Cime.

Sintonizzatevi col vostro browser su NINO WEB RADIO , progetto noprofit di Michele Pompei, giornalista radiofonico – con una serie di illustri ospiti come Amedeo Ricucci (inviato TG1 Esteri/Internazionale), Marco Cattaneo (direttore de Le Scienze), Luca Pellegrini (direttore Istituto Storico “Parri” Bologna) e tanti altri.

 

 

  

 

A prestissimo col primo appuntamento !

di Rodolphe Popier ( Himalayan Database Researcher and Inquirer,Kairn.com editor ) tradotto da Federico Bernardi

 


 1.Non ci sono elementi diretti ( qualsiasi dato dal tracker GPS , fotografie, telefono satellitare, time laps notturni dal Campo Base,etc) né indiretti ( luci viste dal Campo Base, tracce sulla neve) che dimostrino che Ueli Steck abbia lasciato il suo bivacco [a 6900mt circa, sotto la headwall e le maggiori difficoltà tecniche,NdR] la notte tra l’8 e il 9 Ottobre del 2013. L’ossservazione diretta ha confermato la sua posizione a 6900 mt alle 17 circa, poi ripresa la mattina dopo a circa 6500 metri alle 9 di mattina con Ueli in discesa verso CB. Il suo bivacco è stato trovato daifrancesi Graziani e Benoist che hanno salito la stessa parete due settimane dopo, senza trovare altri segni di passaggio oltre i 6900 metri. I francesi hanno confermato , ascoltati separatamente.

2.Le testimonianze di Tenji Sherpa e Ngima Sherpa – che riferirono di aver visto una luce frontale sulla parete e poco sotto la cima durante la discesa sono in contraddizione con quanto riferito dagli altri membri del team che ugualmente erano usciti dalle tende quella notte, in un caso insieme (Bowie e Tenji intorno a mezzanotte). Nessuno degli altri membri della spedizione ha confermato di aver visto luci quella notte. Tra l’altro nessuno ne avrebbe ha parlato la mattina dopo, prima dell’avvistamento di Steck già a circa 6500 metri in discesa.

3 .Tutti gli elementi raccontati da Steck della sequenza temporale di tutta la salita sono intrinsecamente vaghi, a causa della mancanza di misurazione oggettiva, sia da parte di Steck (nonostante l’uso teorico di GPS all’inizio – vedi parte 6 ) che dai membri al Campo Base (senza immagini time-lapse durante la notte). Si può concludere tuttavia, sulla base di questi elementi vaghi, che Steck è stato in grado di salire al di sopra 7000m durante la notte più velocemente e su terreno più difficile di quanto fatto da lui sotto i 7000m durante il giorno. Se Ueli è stato almeno 2 volte più veloce dei 2 team francesi (Beghin / Lafaille 1992  e Benoist / Graziani 2013) nella parte bassa della parete, nella metà superiore – durante la notte . lo svizzero risulterebbe almeno 3 volte più veloce (per i francesi sono stati necessari 2 giorni e mezzo solo per la headwall nel 2013, salendo di giorno; Steck circa 6:45 ore dal suo campo verso l’alto).

Il tempo di discesa di Steck dalla cima al suo bivacco ( da 8091 a 6900) è stato di 3 ore, con 8 doppie Abalakovs  per tutta la parete  (senza lasciare qualsiasi vite da ghiaccio o altro )… Graziani / Benoist hanno avuto bisogno di 2 giorni per la stessa sezione , compiendo discesa in corda doppia e usando la maggior parte del loro materiale.

4 . Le condizioni meteo eccezionali riportate che hanno permesso la salita non sono state confermate da nessuna foto: nel pomeriggio dell’ 8 ottobre e quindi la mattina del 9, nessun segno di uno strato sottile di neve che copriva il muro principale [come riportato da Ueli,NdR]. Comunque, una comparazione di immagini  nei pressi dell’inizio della headwall mostrano migliori condizioni di ghiaccio per lo svizzero che per i francesi del 2013 (nel 1992 i francesi avevano di gran lunga le condizioni più secche).

5 .Ci sono 3 dichiarazioni contraddittorie  per questa salita :

– sulla vetta: 4 versioni diverse (nella prima Ueli riferisce di aver controllato grazie all’altimetro, nella seconda – che corregge la prima, Steck accenna a essersi fermato alla seconda delle 3 cornici di vetta; nella terza Steck dice di essersi fermato direttamente sulla cresta sommitale appena uscito dal lato sud, una quarta mostra disegni della via che si fermano all’anticima est 

– la perdita della fotocamera: 2 versioni (una a 6700m; l’ altra dopo aver passato i 7000m sull’ headwall)

– il numero di calate in doppia, Ueli ha fornito 3 versioni (8 ad Andreas Kubin, 10 a Manu Rivaud, 4 o 5 Stephan Siegrist)

6. Pur essendo una condizione molto soggettiva, può essere degno di menzione il fatto che Steck non abbia manifestato alcun segno di stanchezza dopo la salita. Ha corso verso l’ ABC per il CB  il 9 ottobre. Ha compiuto la consueta sessione di training la mattina dopo con Patitucci. Poi direttamente a Pokhara il giorno 11. Solo la sera del 9, Patitucci dice che Steck andò a letto prima degli altri, durante la festa in onore della sua impresa.

 


 

 

Il report dettagliato e completo di Rodolphe Popier può essere letto qui

 

 

Questi giorni di un caldo e soleggiato Aprile 2017 come non mai , sembrano voler preludere a grandi eventi per l’Alpinismo Internazionale – e non parliamo soltanto dei due prestigiosi appuntamenti del titolo ma della notevole serie di annunci relativi a varie spedizioni in Himalaya , tra cui senz’altro i più clamorosi sono quelli del tentativo di traversata Everest-Lhotse di Ueli Steck e Tenji Sherpa , con ideale percorso di salita da C1 del Khumbhu, poi l’Hornbein Colouir fino alla cima di Chomolungma, discesa al C4 del Colle Sud e salita del Lhotse per la variante Urubko) e la spedizione di Simone Moro e Tamara Lunger, il cui progetto incredibile è la salita delle 4 vette del massiccio del  Kangchenjunga percorrendo la cresta che parte a Est con lo Yalung Kang e che non scende mai sotto agli 8200 metri. Vi sono poi Hervè Barmasse con -David Gottler a tentare una nuova via sulla sud del Shisha Pangma, progetto già tentato dal tedesco con Ueli Steck.

Non possiamo tacere del fatto che il rilascio della “Bibliografia” , ad opera del comitato Piolets D’Or, che precede l’annunciato Forum Internazionale il 13 Aprile – il cui obiettivo è discutere sulle “Prove nell’Alpinismo”, rivedendo polemiche e contestazioni passate, affrontando quelle presenti e soprattutto rivedendo anche i criteri stessi del Capitolo Piolets D’Or, prestigioso premio di alpinismo però al centro da anni di polemiche.

La “Bibliografia” a cui ci riferiamo è evidentemente quella riferita a due exploit recenti ad opera proprio del summenzionato “Swiss Machine” Ueli Steck: in poche parole, vi sono report poderosi, con una massa di dati e calcoli statistici su velocità di ascesa, tempi, dichiarazioni, interviste, indagini che contestano apertamente due delle più importanti salite in velocità dichiarate da Ueli, la Sud della Shisha Pangma e soprattutto la salita a tempo di record , completando la via visionaria di Lafaille dell’Annapurna Sud.

E’ noto a tutti che per entrambe le imprese Ueli non ha rilasciato foto di vetta né alcun tipo di dato estratto dal suo GPS da polso Suunto, tuttavia per quanto riguarda la Custode Mrs. Hawley le salite sono convalidate e ufficialmente riconosciute: non dimentichiamo poi che per l’Annapurna Sud Ueli vinse proprio il Piolet D’Or ! Non anticipiamo nulla e invitiao tutti a leggersi i PDF della Bibliografia, alcuni succinti, altri molto difficoltosi e impegnativi ma assai documentati.

Il Forum, pieno di esperti, alpinisti e giornalisti internazionali, tra cui Rolando Garibotti e Kelly Cordes – noti per il loro rigoroso (e durissimo) lavoro sul Cerro Torre – dovrà affrontare a viso aperto una questione che il sottoscritto, al di là delle accuse al singolo, ritiene non più eludibile nell’Alpinismo Contemporaneo.

Ovvero: la tecnologia è sempre più pervasiva, l’alpinismo moderno se ne avvale ampiamente e diffusamente per previsioni meteo più precise, per misurare le proprie prestazioni e percorsi sin nelle passeggiate urbane ; i GPS sono sempre più precisi, la possibilità di scattare foto e video di vetta non più così condizionata da peso dell’attrezzatura o difficoltà d’uso.  Dunque, se l’Alpinismo iper professionista non accetta l’idea che a fronte di dichiarati obiettivi debba fornire la più ampia documentazione disponibile , nascondendosi dietro la “purezza” il “farlo per se stessi e non per il record”, la “fiducia”, temo che l’impasse durerà ancora a lungo, le contestazioni e dispute sempre più aspre e in generale la credibilità di una parte (ripetiamo: quella super professionista, che non significa affatto mercenaria o di marketing) importante dell’Alpinismo sarà intaccata pesantemente.

Il 27 Aprile inizierà il 65mo Festival della Montagna di Trento, con un ricchissimo programma e una quantità di film in concorso e non da record.

110 eventi, la serata inaugurale affidata al gigantesco Reinhold Messner , in una conferenza su varie cime dal titolo “il Fascino dell’impossibile” (quanto mai azzeccato viste anche le annunciate spedizioni sopra !) , con la regia di Alessandro Filippini (maestro di cerimonie impagabile e eccellente regista degli eventi clou da tempo), il 27 Aprile. La sera dopo, il 28, parata di stelle dell’arrampicata tra cui Adam Ondra per discutere dell’arrampicata nei Giochi Olimpici. Messner presenterà il suo ìfilm da regista “Still Alive – Dramma sul Monte Kenya” il 1 Maggio. Il 4 serata dedicata a Lowe “Metanoia”, celebrato anche come Piolet D’Or alla carriera quest’anno, per chiudere il cerchio.

MontagnaMagica seguirà alcuni giorni del Festival e cercherà, soprattutto, di ascoltare e raccogliere pareri su questo fermento e il dibattito, potenzialmente esplosivo, sulle “Prove nell’alpinismo”.

Tra la fine dell’Estate e il primo mese di Autunno, l’alpinismo d’alta quota ha vissuto un fulminante periodo di straordinarie scalate, in Nepal, India e Cina .

Le caratteristiche comuni a imprese molto differenti tra loro sono l’essere piccoli team, la ricerca di linee estetiche, in terreno misto difficilissimo, con uno stile e un’etica che richiamano il periodo d’oro ( grazie a Stefano Lovison per questa felice sintesi) degli anni ’80 e ’90, uno sviluppo importante su vie ripidissime e tecniche.

Tra le spedizioni che hanno realizzato straordinarie scalate, ne abbiamo scelte due, che riteniamo particolarmente significative, qui solo un piccolissimo riassunto di anticipazione.

  • Direttissima “Moveable Feast” Sergey Nilov, Dmitry Grigoriev e Dmitry Golovchenko (RU). North Buttress Thalay Sagar, 6904 metri, 1600 metri di sviluppo, 1200 di elevazione, media di 62° di inclinazione e media della parete 71° – 15/9/2016. Via nuova con alcune parti comuni a precedenti vie, è a piombo. Non hanno usato portaledge ma una tendina, potrebbe essere la prima salita in via alpina della Nord .
  • “Great Escape” Nyainqentangla, 7046 metri, 1600 metri di sviluppo, Sud Est via the North Buttress, Nick Bullock e Paul Ramdsen(UK). Prima assoluta salita. Terreno sconosciuto, nessuna assistenza.

 

Nyainqentangla South East
Nyainqentangla South East, 7 giorni di scalata

 

thalay sagar north
thalay sagar north, 8 giorni di scalata (credit mountain.ru )

1976: Le Aquile di San Martino , Trentino, Italia

  Italian Expedition with Sherpa

Le Aquile di San Martino e gli Sherpa a fine spedizione, tutti insieme

Il 23 febbraio 1976 la spedizione delle Aquile di San Martino e Primiero partiva da Milano per Kathmandu, così composta:Renzo Debertolis capospedizione, Francesco Santon vice, le Aquile Camillo De Paoli, Gian Paolo De Paoli, Luciano Gadenz, Gian Pietro Scalet, Silvio Simoni, Giampaolo Zortea, Edoardo Zagonel, gli alpinisti Sergio Martini e Luigi Henry, il medico Achille Poluzzi e lo scrittore Alfonso Bernardi testimone della spedizione e autore della cronaca di quei momenti nel libro Trentini sul Dhaulagiri 8.172 m.

ritorno dalla Vetta!

il ritorno dalla vetta di Giampaolo Zortea e Silvio Simoni, i due alpinisti della cordata che riuscì nell’impresa. Luciano Gadenz fece marcia indietro a circa 7950 mt. per principi di congelamento.

portatori verso CB

Il 4 maggio 1976 le Guide Alpine Giampaolo Zortea e Silvio Simoni, piantavano sulla vetta del Dhaulagiri avvolta nella bufera, a 8.172 metri, le loro piccozze con i gagliardetti italiano, nepalese e naturalmente quello delle Aquile. Fu il primo ottomila conquistato da una spedizione di alpinisti trentini e in ordine di tempo, il terzo ottomila italiano. Il valore di un’impresa alpinistica è ben difficilmente collocabile in una graduatoria assoluta, fatto com’è di troppi elementi, umani, tecnici, ambientali ed anche d’imponderabilità, ma si può affermare che la salita al Dhaulagiri del 1976 merita un posto di primissimo ordine. “Successo prezioso” titolava un articolo di Alessandro Gogna (noto alpinista e scrittore) su “TuttoSport” del 12 giugno 1976. ( fonte: sanmartino.com )French Pass Glacier Dhaulagiri

il ghiacciaio dal French Pass e la via sulla destra verso il Colle e la cresta Nord Est

  Campo Base Italiano

 

 Il Campo Base detto poi “degli italiani”.  Sotto, la “cattedrale” Nord del Dhaulagiri.

    parete Nord Dhaulagiri

L’impressionante fotografia qui sopra ritrae la grande quantità di portatori assunti dalla spedizione italiana.

Tutte le foto (c) Alfonso Bernardi – Famiglia Bernardi