Leonard Carrel , Guida del Cervino

Leonard Carrel 1871-1940

Leonard Carrel - Guida del Cervino, 1930

Discendente di Jean-Antoine , “il Bersagliere”, “LA Guida del Cervino”, una straordinaria carriera ed etica solida

 

Leonard Carrel, guida Cervino - Capanna Jurneaux 1930


Carriera

  • 56 volte sul Cervino
  • 40 anni come Guida
  • ascensioni sul Mte Rosa
  • Alpi Pennine e Bernesi

LEONARD CARREL

Figlio dell’illustre Jean-Antoine, “la Guida del Cervino” per antonomasia ; nominato portatore il 20 maggio 1894, e guida il 19 giugno 1899, svolse la sua attività alpinistica fino al 1939, salendo il Cervino cinquantasei volte, e compiendo ascensioni nel gruppo del Monte Rosa e sulle maggiori vette delle Alpi Pennine e Bernesi. Il 10 apr. 1904, con l’alpinista Gabriele De Bottini e l’altra guida di Valtournanche Abele Pession, compiva come primo di cordata la prima salita del Mont Avi od Aü (3.006 metri, Valle d’Aosta) per la cresta sud; nel 1938, a sessantasette anni, compì ancora la salita del Breithorn (4.165 metri). Morì a Cervinia il 24 dic. 1940.

Dhaulagiri : Memorabilia

Appena trovato negli archivi di Alfonso Bernardi, alpinista, scrittore, sociologo : sua ispezione fotografica aerea del…

Pubblicato da Montagna Magica su Sabato 5 marzo 2016

Un grido (d’allarme) di Pietra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cerro Torre rock falls (c) Lauri Hmlinen,2016 Cerro Torre rockfall  (c) Lauri Hmlinen

“Il caldo estremo delle ultime estati, aggiunto alle cinque settimane recenti, hanno senza dubbio avuto un impatto sul permafrost, rendendo queste montagne pi instabili”

Rolando Garibotti (c) Black Diamond
Rolando Garibotti 

LA LUNGA E CALDA ESTATE PATAGONICA

La straordinaria serie di salite patagoniche, un flusso continuo e ripetuto di ascese in velocit, per la prima libera, per nuove linee, per ambite ripetute, la traversata record di “Capitan Sicurezza” Colin Haley con Alex Honnold – parleremo in futuro di questo duo, un mix perfetto di stile diversi che capace di mostrarci la vitalit e la purezza ancora esistenti nell’alpinismo,  – sembra non aver fine, grazie a una finestra di un mese e mezzo di ottimo tempo e temperature calde . Rolando Garibotti, guardiano,mentore e cantore delle imprese Patagoniche nonch “guru” sensibile, etico e  attento all’ambiente,ci scrive del rovescio della medaglia , causato dal drastico cambiamento climatico , sulla sua pagina Facebook Patagonia Vertical.

 

Cerro Torre flake fall (c) Gabi Fava  Cerro Torre flake fall (c) Gabi Fava

Contattato da montagnamagica, con la sua consueta gentilezza ci ha concesso di tradurre la sua nota d’allarme,non a caso intitolata “Achtung” (Pericolo!, in tedesco):

“Il 20 Gennaio, mentre Iaki (Coussirat ndR) moriva sulla parete Est del Fitz Roy, a causa di una scarica di pietre, Gabi Fava e Martin Lopez Abad osservavano il crollo di un’enorme placca sul muro sommitale del  Cerro Torre. Quel giorno il livello di congelamento era 3800 metri e c’erano scariche di ghiaccio e roccia ovunque. Gabi ha notato che tornando qualche giorno dopo, con livello a 3100 metri, tutto era calmo e fermo. Sebbene in apparenza sia  nell’altitudine di questo valore la chiave  dei crolli, il problema molto pi complesso. Il caldo estremo delle ultime estati, aggiunto alle cinque settimane recenti, hanno senza dubbio avuto un impatto sul permafrost, rendendo queste montagne pi instabili. Quindi il livello di congelamento uno dei fattori da tener in conto nella scelta degli obiettivi di scalata ma forse il momento di considerare veramente off-limits certi luoghi durante periodi estivi cos caldi come questo, al di l del mero valore di congelamento . Questo insegnamento stato appreso da un ventennio sulle Alpi ed forse arrivato il momento di farlo anche qui, ora.”

Nello stesso post di Rolo, un commento conferma l’analisi di Rolo : il climber finlandese  Lauri Hmlinen pubblica un’impressionante foto della parete Sud del Cerro, qui a lato, vista dal campo base dei Polacos . Osserviamo l’enorme nuvola di polvere sollevata nella parte centrale del muro dal crollo, proprio in verticale sulla placca sgretolata che vediamo qui sopra negli scatti di Gabi Fava, poco sotto il fungo sommitale ,che sembra ridursi anno dopo anno.