Denis Urubko ha rilasciato una importante intervista a Russianclimb.com ; col suo personale permesso e quello di Elena Laletina, editor dell’importante sito russo, la traduzione del suo pensiero

Non mi piacciono le Montagne : ho perso troppi amici lassù

Denis Urubko – Traduzione Federico Bernardi con la collaborazione di ..alcuni amici russi

Vedo molte speculazioni negli ultimi tempi, la gente parla di me … “blah blah blah” , lo fanno per promuovere se stessi.

Per favore!  Quante bugie … sia da cineasti sia da altri alpinisti.

E i giornalisti propongono al loro pubblico queste speculazioni come la verità ultima. Ma la maggior parte di esse sono sbagliate. L’unico su cui garantisco è Bohuslav Magrel (Capo del Club Alpino Polacco), perché mi conosce bene. E ora preferisco dire la mia per fare chiarezza.

Non c’è nulla di definitivo per me. Al contrario.

Tutto quello che faccio in montagna è mutevole : tattica, tecnica e stile di arrampicata. Solo l’obiettivo rimane costante.

Pertanto, nessuno si dovrà sorprendere se riapparirò in Himalaya, una o un paio di volte… Per esempio: perché non battere il record di Juanito Oiarzabal e scalare il Cho Oyu quattro volte in una stagione?

Una cosa del genere sarebbe molto più sicura e divertente di quello che ho fatto finora.

Ma l’alpinismo estremo, le prime e le salite invernali alle vette dell’Himalaya non fanno più per me.

Tuttavia lascio una porta aperta, nel caso in cui mia moglie, Maria Jose Cardell, mi chieda di aiutarmi a tracciare una nuova via in stile alpino. In questo caso la aiuterò.

Quello che è certo è che avevo deciso di chiudere con l’alpinismo estremo ancor prima di provare il Broad Peak.

Scherzavo con i miei due “soci”, Don  Bowie e Lotta Hintsa, sul fatto che questa era la mia ultima spedizione : contavo i giorni… Gli dicevo:  altri 45, 30, 20 giorni prima della fine della mia carriera himalayana.

Comunque ho messo molta, molta forza e tutta la mia anima in questo ultimo tentativo. Ho fatto gran parte del lavoro di apertura della via. Avete visto i miei tre tentativi di vetta, incluso due assolo quando Don è stato male.

Ho dedicato molti anni all’alpinismo estremo, ne ho abbastanza. Ho soddisfatto le mie ambizioni e non vedo nient’altro che potrei fare.

Cosa sono riuscito a fare in eccellenza ? “Shine on you crazy diamonds”:  i miei “diamanti” sono le mie  cinque nuove vie aperte in stile alpino sugli ottomila metri. Ho  fatto scalate in alta velocità e ho stabilito record di velocità da 4.000 a 8.000 m.

Ha fatto due salite invernali a 8.000 m.

Ho scalato vie estremamente difficili su roccia  dai 2.000 ai 7.000 mt, su bastioni e pareti in diverse parti del mondo, come il Kush-Kaya, lo Ushba, il Vittoria Peak, il Kali-Himal. Sono abbastanza soddisfatto di quello che ho fatto.

Dal punto di vista quantitativo… L’età è un problema da cui nessuno scappa. Non riesco a fare quello che potevo fare quando avevo 30 anni ! È importante capirlo e non provare a correre come uno criceto su una ruota.

Ho lavorato come allenatore per 14 anni e ho riunito squadre forti. Ma tanti organizzatori e partecipanti spesso non hanno fatto abbastanza sforzi. Troppi confondono la libertà come un  “fare nulla”, senza sforzo.

Un altro motivo per cui smetto è la responsabilità. Mia moglie, i miei figli e i miei genitori hanno bisogno di maggiore attenzione e sostegno. Dopotutto, mi dicono giustamente : un buon alpinista è un alpinista vivente.

Voglio dedicare più tempo ai miei cari.

Soprattutto, sono stanco di perdere tempo. Questo è successo troppo spesso. Ho trascorso molto tempo ad allenarmi e per la mia famiglia e i miei amici sono mancato troppo spesso.

Le spedizioni sono durate da due a tre mesi, i miei partner si sono spesso rivelati delle..zavorre, come è successo molte volte con Simone Moro.

Ed è stato lo stesso durante l’ultimo tentativo di scalare il K2 o al Broad Peak quest’anno, e intendo Don Bowie. Essere una brava persona è importante, ma non è abbastanza per raggiungere la vetta. Ho dovuto fermarmi così tante volte a causa dell’irresponsabilità delle altre persone. Ora preferisco passare il mio tempo facendo  altro.

Non mi piacciono le montagne. Soprattuto, ci ho perso molti amici lassù. Mi piace l’azione e voglio essere libero di scegliere la mia libertà, il mio modo di essere libero.

Non mi piacciono le montagne: ci ho perso molti amici lassù. Mi piacciono le azioni e voglio sentirmi libero di scegliere… il mio modo di essere libero.

Ora intendo vivere una vita comune a quella degli altri : lavoro, bambini, hobby.. mi godrò la vita. E arrampicare su roccia, a livelli alti, ma in sicurezza. Sogno di arrivare, in arrampicata, a raggiungere l’ 8a.

Sì, è vero, ho salvato una dozzina di persone ; e ne ho anche salvate molte da congelamento e altre lesioni. E per tre volte altri mi hanno salvato, per cui ringrazio i miei amici e compagni di spedizione. Ho salvato una dozzina di persone, ma questo andrebbe visto in modo diverso : pensiamo, ad esempio, ai medici dei reparti di emergenza che salvano centinaia di persone ogni giorno. L’assistenza medica è la norma nella vita per molte persone, questo rende la nostra vita migliore a Wroclaw o in altri posti.

Tutto questo mentre io e altri alpinisti , in realtà, realizziamo semplicemente le nostre ambizioni egoistiche o sportive.

Quando ho salvato Anna e Marchin, ovviamente, entrambi avevano bisogno del mio aiuto, ma loro stessi hanno trovato forza in quelle situazioni. Senza i propri sforzi, quando si è in difficoltà, tutto richiederebbe più tempo e il rischio sarebbe rischio enorme.

Mi dispiace per le persone che mentono prima, durante e dopo la spedizione. Trascorrere tre mesi in una squadra piena di alpinisti deboli, perdenti ingannevoli e pigri? Preferirei aver rifiutato.

C’erano tre o quattro buoni scalatori nella squadra K2. Questi sono Marchin, Adam, Rafal e il giovane Maciej. Ma era impossibile agire nella palude creata dagli altri alpinisti, dall’organizzazione e dalla direzione della spedizione. In effetti, negli ultimi anni abbiamo osservato [ dal punto di vista dei risultati, NdT] quasi a uno zero completo nel vero stile polacco dell’arrampicata in alta quota. Sì, c’è stato Andrzej Bargel. Apprezzo quello che fa, ma è qualcosa di diverso.

Molte parole, troppe scuse, questa è è stata la realtà che ho visto. Si sono spese molte parole sul passato eroico, sui successi di Chihi, Kukuchka, Kurtika e altri, ma l’ultima generazione non è pronta per l’arrampicata sportiva.

Successi recenti per l’alpinismo polacco? Peter Moravsky e la scalata invernale sullo Shishapangma e la mia nuova via sul Gasherbrum II . Non mi sembra tanto, giusto? Nel caso in cui dimenticassi qualcosa, chiedo scusa…

Non voglio costringere nessuno a fare gli ottomila, ma devo dire la verità. Spero che tutto ciò cambi presto, i polacchi hanno buone possibilità di fare scalate invernali sul Broad Peak, sul G1 e sul K2 . Nuove vie sula parete ovest dell’Annapurna,sulla nord  del Kanchenjunga. Scalate ad alta velocità sul Broad Peak e sul Cho Oyu  attendono i veri alpinisti. E questa potrebbe essere “la nostra musica” [per i polacchi,NdT] in Himalaya e Karakorum.

 

Ringrazio Denis Urubko ed Elena Laletina di Russianclimb.com per avermi dato il permesso a tradurre questo testo ; un particolare ringraziamento a Matteo Gallizioli per la sua gentilezza.

 

LA VIA PERFETTA

Il libro

“La Via Perfetta / Nanga Parbat : sperone Mummery “ è il libro postumo di Daniele Nardi, scritto con Alessandra Carati ( scrittrice, editor e sceneggiatrice ) uscito a Novembre 2019 per Einaudi .

La tragica morte dell’alpinista laziale e del suo partner inglese Tom Ballard a fine Febbraio 2019 sullo Sperone Mummery del Nanga Parbat, ha trasformato quello che doveva essere il racconto di un lungo cammino verso un sogno, in un’autobiografia intima, piena di autocritica, sincera e consapevole, cruda nelle contraddizioni e amara nel racconto dei conflitti e nelle recriminazioni con gli altri ; nel contempo, piena di una passione inarrestabile, colma di amore per la propria moglie, di amicizia, stima e rispetto verso gli alpinisti con cui Daniele Nardi ha condiviso scalate impegnative, successi e fallimenti. Una storia piena di cadute e di successivi riscatti, contro avversità ben più temibili di qualche parete: malattie, fisiche e psichiche. Tutto questo, tra imprese alpinistiche di spessore crescente, certamente non da fuoriclasse  e in ambienti non banali, di esplorazione vera, soprattutto su vette meno famose ma affascinanti e difficili tra 6000 o 7000 metri, di Karakorum e Himalaya. 

Il gravoso carico emozionale e morale di completare e pubblicare il libro è stato preso sulle spalle da Alessandra Carati : senza precedente passione particolare per le Montagne, tantomeno verso l’alpinismo estremo, la sua conoscenza con Daniele Nardi – e con la sua famiglia, il suo ambiente nativo – si era trasformata in un’amicizia che l’ha portata a intraprendere il difficile trekking invernale verso il Campo Base del Nanga Parbat, per condividere alcune giornate con Daniele e Tom, nel Dicembre 2018 ; Alessandra ha voluto, non senza titubanze e problemi, provare veramente cosa significava l’alpinismo estremo invernale. La motivazione, lo spiega nell’intervista a seguire, era proprio capire cosa spinge un uomo a voler affrontare le brutali condizioni invernali su montagne colossali. Daniele, in quei giorni, le mostrò e poi le inviò un’email dove era scritto che se non fosse tornato dalla montagna voleva che lei finisse di scrivere il libro. 

“Perché voglio che il mondo conosca la mia storia”

La prima, netta sensazione al termine della lettura, è che Nardi abbia scritto un racconto sincero , una vera “messa a nudo”  – a differenza della gran parte dei libri scritti da alpinisti : pieni di retorica, autocelebrazione o noiosi trattati di motivazione , spesso mancanti di analisi di sé stessi ,delle proprie contraddizioni e miserie umane. Questo, assieme alla bella narrazione, è abbastanza inconsueto, visto che uno dei maggiori problemi di Daniele Nardi è sempre stato lo stile di comunicazione : spesso guascone e spaccone, carico di drammaticità, sopra le righe, amaro e a volte lamentoso , per la sindrome da isolamento sempre patita, lui alpinista “de Roma”, soprannominato “Romoletto” da Silvio Mondinelli, nei confronti dell’entourage alpinistico italiano, per la stragrande maggioranza “del Nord”. Con pochi sponsor e grandi difficoltà a finanziare le proprie imprese.

 E’ sicuramente grazie al grande mestiere di Alessandra Carati che la lettura scorre piacevole, incalzante e appassionante ; l’impianto narrativo è ben strutturato sui cinque tentativi di scalata dello sperone Mummery del Nanga Parbat, il grande indice di roccia che punta dritto alla vetta dalla base del Diamir, circondato da canali di scarico, sovrastato da enormi seracchi glaciali, accessibile soltanto da un ghiacciaio pericoloso e crepacciato . L’incipit di questi tentativi è rappresentato da una mail, affettuosa e preoccupata, di un amico di Nardi, il grande alpinista canadese Louis Rousseau, che tenta di dissuadere il laziale dal progetto del Mummery, con parole e motivazioni toccanti e impressionanti.

Il Mummery : sogno e ossessione di Daniele Nardi , attorno al quale tutto il resto della vita scorre e avviene; per ognuna di queste prove, lo sguardo pensieroso dell’alpinista sulla parete Diamir si sposta e indugia sugli avvenimenti della sua vita, la sua formazione come alpinista, la prima solitaria sulle Grandes Jorasses a 19 anni, frutto di una incontenibile e precoce passione, sviluppata durante le vacanze estive della famiglia sulle Alpi, e maturata quasi da autodidatta, anche sulle friabili e non facili pareti nord dell’Appennino Centrale, sul Gran Sasso e sul Camicia.

Capace di raggiungere l’Everest nel 2004, seppur con l’ossigeno, poi la cima di mezzo dello Shisha Pangma senza ossigeno. Nel 2006 scala il Nanga Parbat per la via Kinshofer e il Broad Peak. Nel 2007 è capospedizione sul K2 e sale in vetta senza ossigeno – ma un compagno di spedizione, Stefano Zavka, non torna più dalla montagna , dopo aver raggiunto la vetta ben dopo il tramonto. 

Nel libro traspare evidente l’autocritica di Nardi, inesperto nella gestione dell’emergenza e soprattutto del “dopo”, nel comunicare quanto è successo alla famiglia di Zavka. Un fantasma che lo accompagnerà a lungo. Il libro prosegue con i racconti asciutti sui passati successi , non indugia sulla descrizione alpinistica delle scalate –  tranne per quella che Daniele Nardi ha più amato, la via nuova tracciata sul Baghirathi III con Roberto Dalle Monache, via non conclusa sulla vetta ma notevole nel suo sviluppo e nelle difficoltà su una delle più belle e ambite vette himalayane. 

Paradossalmente, vincendo il prestigioso Premio Consiglio del Club Accademico Alpino Italiano per questa via, Nardi scrive nel libro che proprio qui cominciano “le interferenze” al puro amore per l’esplorazione dell’alta montagna : il suo desiderio di sentirsi accettato e riconosciuto da un ambiente che non lo considera quanto vorrebbe, la sua voglia di rivalsa,  la necessità di visibilità cominciano a intaccarne la mente.

La storia dei tentativi di realizzazione del suo sogno, la via dello Sperone Mummery – obiettivo per cui è stato deriso, additato come suicida, esaltato, illuso anche dopo la morte – prosegue tra belle pagine di montagna : specialmente nel racconto del primo tentativo, esaltante del 2013, effettuato in coppia con la grande alpinista francese Elizabeth Revol ; il duo toccò il punto più alto mai raggiunto sul Mummery, 6450 metri, a circa 250 metri dalla fine delle difficoltà tecniche e dall’uscita dello Sperone sul “grande bacino”, il plateau a 7000 metri, tra le impressionanti colonne, severe e pericolose, dei seracchi glaciali incombenti .   Sono poi narrate le vicende della mancata spedizione assieme a Tomek Mackiewicz ed Elizabeth Revol, il conflitto di visioni e obiettivi che li separa al Campo Base del Diamir ; conflitto che viene mitigato, dalle belle parole che Nardi riserva ad entrambi, piene di grande affetto e stima.

 1 – Kinshofer 2 – Mummery Spur 2013 Nardi/Revol 3 – Messner 1978 4 – Allen,Allan vetta dalla cresta Mazeno 5 -Allen,Allan tentativo Mazeno 

Il capitolo dedicato alla clamorosa rottura con Alex Txikon e Ali Sadpara a inizio 2016 , suoi compagni l’anno precedente nel tentativo di Prima Invernale fallito a duecento metri dalla vetta, è un racconto assai dettagliato di un “conflitto  annunciato” a livello umano : i tentativi di Nardi di mediazione tra Bielecki e Txikon, con quest’ultimo assillato da problemi economici, l’incidente in parete dove salva la vita allo stesso Bielecki ; la evidente scarsa motivazione di Nardi per la Kinshofer, i primi conflitti con Txikon e Sadpara e  la reciproca diffidenza, da subito, con Simone Moro , il fallimento di Elizabeth Revol e Tomek Mackiewicz quando a circa 7300 metri, con la concreta prospettiva di arrivare in vetta per la Messner-Eisendle, si ritirano ricevendo da Moro previsioni del tempo rivelatesi errate, forse la più strana vicenda avvenuta quell’anno . Confermata da Filippo Thiery, meteorologo di Nardi, che gli comunicò che era previsto bel tempo per 3 giorni ; si domandava come Karl Gabl – meteorologo di fama, da sempre di fiducia per Moro – avesse potuto sbagliare la previsione [ vedi le previsioni di quei giorni]. Mentre la francese e il polacco scesero velocemente i il 22 Gennaio ,  il 25 Gennaio Nardi, Txikon e Sadpara erano a C3, a 6700metri, con bel tempo . E la Revol abbandonò il Nanga : non aveva più tempo per riprovare la vetta. La coda polemica e di rottura tra Mackiewicz e Moro fu ancora più amara[ vedi Fonti (1) (2) (3) (4) (5)]

Poi la decisione di Moro e Lunger di aggregarsi alla via Kinshofer. Daniele Nardi ha aspettato tre anni prima di spiegare come secondo lui si arrivò prima alla decisione, poi alla rottura col resto del team, i conflitti con Txikon, la sfiducia totale di Moro vedendo Nardi che registrava i dialoghi , consegnando alla Carati  le registrazioni audio al Campo Base e la sua versione. Versione assolutamente discutibile, ovviamente, e di parte : ma nel libro c’è anche questa. E c’è una ulteriore critica a Moro per aver lasciato la Lunger ritirarsi da sola, in difficoltà, il giorno fatidico della Prima Invernale sul Nanga Parbat.

Al tempo, seguendo quella spedizione giornalmente, non mi sorprese la sfiducia nei confronti di Nardi da parte di Txikon, di Sadpara e infine di Simone Moro,  fino alla sua estromissione dal team . Ma nessuno esce indenne da errori e comportamenti ambigui, in questo capitolo , pur con diverse sfumature. E’, ovviamente, la sua versione : c’è tuttavia il particolare, non trascurabile, che i dialoghi sono fedeli trascrizioni di registrazioni audio, moralmente discutibili come ammette lo stesso Nardi, ma la co-autrice e l’editore Einaudi hanno ritenuto lecita e trasparente la loro pubblicazione [ podcast dal minuto 44:00 , intervista ad Alessandra su Radio24

 A tutt’oggi sono usciti diversi articoli della stampa specializzata sul libro ; è curioso, eufemisticamente parlando, notare che nessuno abbia avuto la curiosità di fare o farsi domande su questo capitolo scomodo, amaro, discutibile ma che è parte integrante, e ampia, del libro che Nardi ha scritto. 

Al lettore ogni riflessione o giudizio proprio, su una questione che non cambierà più nulla : la Storia è scritta e ha cancellato vecchie polemiche.  Questo capitolo della vita di Nardi svela un lato spiacevole che si preferisce generalmente occultare ; spoglia l’alpinismo dalla sua supposta idealizzazione , il suo essere non esente, come nessuna attività sociale umana lo è , da grandi rivalità, scorrettezze, miserie e opportunismo. Anzi : amplifica a dismisura pregi, qualità e paure, difetti. Di tutti, nessuno escluso. 

Certamente, Nardi non è stato capace di diplomazia e autocontrollo nei rapporti di “peso”, in spedizione. Ha pagato caro, questa sua spigolosità, anche in termini di credibilità. Va detto.

Il capitolo del “Quarto Tentativo” prosegue col racconto della conoscenza con Tom Ballard, che cercò Daniele Nardi, interessato al suo tipo di alpinismo : un’amicizia che si saldò nel 2017, in una bella spedizione nel Ghiacciaio remoto del Kondus, in Karakorum, una via di roccia su un 6000 sconosciuto e un tentativo su una montagna di 7000metri iconica, il Link Sar. I due, dopo aver aperto oltre 1500 metri di via sino alle prime difficoltà della parete Nord Est, si dovranno ritirare tra valanghe e maltempo continuo. Poi c’è il capitolo, doloroso, della tragedia di Tomek e il salvataggio di Elizabeth, dove Daniele contribuì in modo concreto, coordinando e coinvolgendo tutti i suoi contatti pakistani e fornendo indicazioni utili . I pensieri su Tomek, sulla sua personalità e la sua intima anima di sognatore, sono molto toccanti.   

Nel capitolo finale cambia il registro narrativo del libro: a raccontare, in prima persona, è Alessandra Carati.

Ripercorre il trekking al Campo Base, le difficoltà e il gelo, la sua intima esperienza come donna nel rapporto con i locali, l’enorme stima e rispetto che tutti i pakistani  tributano a Daniele, la consegna di materiali e beni umanitari nei poverissimi villaggi tra Skardu e la Valle del Diamir ; l’amicizia e il buon umore tra Tom e Daniele, i paurosi rombi delle valanghe che scaricava la montagna “la cui mole copre il cielo e ti sovrasta immensa”. Poi il ritorno in Italia, i messaggi fiduciosi di Daniele e quelli preoccupati per il materiale sepolto dalle valanghe.

Fino al momento decisivo : c’è una finestra di tempo discreto, è il 22 Febbraio, ormai da un mese i due sono fermi al Campo Base, allenandosi sui sassi facendo drytooling, camminando fino solo al Campo 1. Partono di gran lena e determinazione, fino al fatidico 24 Febbraio, dove salgono 300 metri di sperone dai 6000mt del C4, una tendina in parete. Sono ottimisti, pieni di gioia che comunicano ad Alessandra per satellitare, hanno trovato il sacco appeso in parete, in alto. Ma si sono sforzati forse troppo nei due giorni precedenti, con una tirata e tanto carico di materiali per l’attacco decisivo. E le ore finali , il silenzio. 

                                                                          Tom Ballard e Daniele Nardi , Nanga Parbat

L’epilogo lo conosciamo , Alex Txikon generosamente parte dal K2 con una squadra per soccorrere e cercare Daniele e Tom. Dopo giorni tremendi, tra ricognizioni a piedi e coi droni, mentre infuria un brutto dibattito mediatico, dove Messner, poi Moro e altri affermano la sicurezza che i due siano stati sepolti da una valanga, che la via era quasi suicida [vedi sezione Fonti sotto],che Tom era stato coinvolto in una impresa non sua e non era da farsi come prima esperienza su ottomila, le tifoserie sui Social eccetera –  i due sfortunati alpinisti vengono avvistati, morti, non travolti da una valanga ma appesi alle corde, probabilmente vittime di un incidente in discesa e ipotermia. La loro ultima telefonata pare fosse stata alle 20 di sera del 24 Febbraio , al Campo base: Daniele diceva che scendavano, le condizioni terribili. Qualunque fosse il motivo di abbandonare la tenda e sapere di andare incontro a ipotermia scendendo al buio, era evidentemente una tragica ed estrema necessità.

Il breve epilogo è  una testimonianza di vita, di sensazioni pure e sublimi sul Nanga e si conclude così :

“almeno una volta nella vita, a tutti dovrebbe capitare di incontrare un Daniele Nardi che con un sorriso ti spinge ad andare a vedere cosa c’è oltre la linea dell’orizzonte, e a camminare insieme a lui sul ghiacciaio” 

Daniele Nardi è uscito di scena con i suoi tanti difetti, la sua umanità brusca, diffidente, difficile e ambigua ; allo stesso tempo espansiva, positiva, piena di amore e di una incontenibile passione verso l’alpinismo e di sfida costante nell’affrontare i propri demoni. Una passione bruciante che gli è costata una breve vita – ma non vissuta da incosciente. 

Una vita che merita rispetto, che suscita e susciterà discussioni ma una vita degna: un uomo, alpinista che ha avuto coraggio sia in montagna che nel lasciare testimonianza, soprattutto, delle sue più intime debolezze senza smettere di pensare positivo, di cercare di rialzarsi a ogni caduta per ricominciare e migliorare ; che nella Storia dell’Alpinismo rimarrà come colui che ha tentato “una incredibile via invernale, direttissima, una via fottutamente visionaria su una delle montagne più temute del mondo” – come ci ha scritto l’alpinista Louis Rousseau : la Via dello Sperone Mummery.

 

Intervista alla co-autrice : Alessandra Carati 

                      Alessandra Carati,Daniele Nardi / Nanga Parbat CB

Alessandra, il tuo è un curriculum solido di esperienze nella scrittura per il cinema e il teatro e poi come editor e ghost writer su progetti editoriali molto vari ; nel 2016 sei stata coautrice, con il ciclista Danilo Di Luca, del suo libro autobiografico “Bestie da vittoria”, un duro atto di accusa (e autoaccusa) , di chi non ha più nulla da perdere e può finalmente parlare in vera libertà del “sistema” nei confronti del gigantesco problema del doping, un disvelarsi intimo di un’atleta che si confronta con l’ipocrisia di chi lo ha espulso dall’ambiente (squalificato a vita ) come capro espiatorio unico di quello che sembra un’intollerabile groviglio omertoso di interessi collettivi nello sport. Cito questo tuo impegno letterario perché ho l’idea che in parte l’incontro con Daniele Nardi ti abbia coinvolto e convinto a lavorare con lui, per la sua esperienza – altrettanto problematica, anche per diverse ragioni – nell’ambiente a cui ha dedicato la sua vita : l’Alpinismo . E’ così ? Quale è stata, comunque, la spinta decisiva – per una autrice assolutamente distante e non coinvolta da una passione personale per la montagna – a intraprendere la scrittura di un libro con un’alpinista ?

Quando mi sono accostata alla storia di Daniele, non conoscevo l’alpinismo e non sapevo nulla sulla qualità dell’ambiente. Ho scelto di abbracciare il progetto perché Daniele mi incuriosiva. Come ho scritto nel libro e come molte altre persone, mi chiedevo perché qualcuno scegliesse di mettersi così duramente alla prova, su una montagna di 8000 metri, in inverno, per cinque volte consecutivamente. Volevo capire che cosa lo muoveva, intimamente e come essere umano.

Leggendo il libro, ho trovato straordinario il coraggio di Daniele per la cruda e sincera auto analisi, che non risparmia dettagli inediti su un suo periodo di depressione e burnout , non si fa sconti sugli errori nella vita privata così come quelli in alcune spedizioni, a causa del suo carattere molto difficile. Eppure, il lato positivo, di pura passione sincera, guascone ed empatico emerge e si fa apprezzare. Come hai vissuto questo aspetto contradditorio di Daniele ? 

Daniele era tante cose insieme. La scrittura, per fortuna, resiste alla tentazione di ridurre in modo semplicistico le persone e mette al riparo dal giudizio. Così facendo ci permette di comprendere di più, accettare di più, amare di più. 

Mentre lavoravate al libro, hai dovuto litigare con lui su come voleva esporre le sue emozioni, le sue idee e i fatti accaduti nelle grandi montagne di Karakorum ed Himalaya ?

Non c’è stato il tempo di confrontarsi sulla forma con cui costruire il racconto. Abbiamo lavorato insieme nella raccolta e nella scelta dei materiali, poi ho proceduto alla scrittura da sola, con tutte le decisioni che ne discendono.

Non posso non affrontare un tema molto delicato e scottante. Da quando è uscito il libro, ho letto articoli e recensioni ma per chiunque lo abbia letto, c’è stato un silenzio quasi totale e assordante su una parte precisa: il Tentativo Quattro, ovvero la spedizione 2015-2016 con Txikon e Sadpara, vissuta tra polemiche amare ; quello che stupì, all’epoca, è che Daniele si difese molto tenacemente soltanto dalle accuse di Txikon (poi rivelatesi piuttosto labili e infondate) di mancata contribuzione economica o addirittura di essersi “inventato” la caduta sul muro Kinshofer . Daniele non replicò, puntualmente, alle forti accuse di Moro.Questo pesò molto nel giudizio collettivo verso di lui. Così come Daniele stesso scrive.

Nel libro hanno colpito i dialoghi brutali e polemici di quanto accadde . E divergono rispetto alle versioni di Simone Moro. Ho ascoltato la tua intervista alla trasmissione di Alessandro Milan su Radio24, dove affermi che i dialoghi sono riportati “alla virgola” perché provengono dalle registrazioni che Nardi ha fatto nella tenda comune, mentre era in corso la riunione definitiva con tutti gli altri. Che la cosa non è affatto illegale, tant’è che Einaudi l’ha valutata pubblicabile senza censure. Lo confermi ?  Qualcuno ti ha contattato per precisare o smentire quanto è scritto ? Cosa pensi della reazione della stampa, a proposito?

Le scene del quarto tentativo, che si svolgono nella tenda e in cui sono presenti Simone Moro, Alex Txikon, Tamara Lunger, Alì Sadpara e ovviamente Daniele, sono state ricostruite interamente a partire dalle registrazioni che Daniele aveva fatto. Non ho tratto le battute e il loro contenuto da un racconto mediato da Daniele, ma direttamente e fedelmente dagli audio. Sono le voci dei protagonisti.

Per esempio c’è un particolare del racconto su cui sono state date versioni discordanti, ed è il modo in cui si uniscono le due spedizioni. Moro ha dichiarato pubblicamente, nel suo libro ‘Nanga’ e in alcune interviste, di essere stato invitato da Alex Txikon, mentre negli audio ripete più volte che è lui a chiedere di potersi unire, tanto che insiste su quanti soldi deve pagare per il materiale e il lavoro fatto nell’attrezzare la montagna. È una differenza sottile, eppure sostanziale, perché definisce i rapporti di forza, i pesi e gli equilibri all’interno della squadra che tenterà la prima invernale del Nanga Parbat. Nessuno finora ha chiesto conto in alcun modo di quella parte del libro, tantomeno ne ha parlato la stampa. In onestà, se fossi un giornalista, sarei incuriosito, farei delle domande.

Veniamo alla parte più emozionante e dolorosa, quella che hai praticamente scritto da sola. Il tentativo finale: la tua decisione di fare il trekking e passare giornate al Campo Base per vivere veramente l’esperienza di una spedizione invernale ; l’atmosfera tra Daniele e Tom, le lunghe attese e il finale tragico.

Come hai vissuto quei terribili giorni? Hai pensato di mollare tutto, nonostante la richiesta di Daniele nella sua famosa email?

Durante le settimane dei soccorsi il progetto del libro non mi sfiorava nemmeno, ogni energia, ogni pensiero erano per Daniele e Tom. Mi angosciava saperli persi dentro il gigantesco massiccio del Nanga. E poi c’erano Daniela e Mattia, non riuscivo nemmeno a immaginare cosa potessero sentire in quel momento.

Più avanti sono stata tentata di lasciar perdere, ma la volontà espressa da Daniele era chiarissima e il suo mandato mi inchiodava. Avevo dato la mia parola.

Quale conclusione, se mai ci sia, hai elaborato nella tua anima, riguardo alla vita e alla morte di Daniele?

Non ho conclusioni, idee, tantomeno opinioni, sulla morte di Daniele. Tutto quello che ho sfiorato, intuito e a cui ho tentato di dare forma è dentro il libro. Ogni lettore può muovere da lì per lasciare emergere il sentimento con cui guardare alla sua figura, alla sua vita.

Intervista a Louis Rousseau 

Louis Rousseau è uno dei più forti alpinisti canadesi . E’ nato nel 1977 nel Quebec e ha cominciato a scalare a 15 anni. Tra il 1999 e il 2010 ha arrampicato moltissime cime sulle Ande, accumulando esperienza sui 6000. Dal 2007 ha cominciato a scalare le grandi montagne del Karakorum e dell’Himalaya, aprendo una parziale via nuova sul Nanga Parbat nel 2009, ha tentato una via nuova invernale sulla parete Sud del Gasherbrum I. Ha scalato Gasherbrum II , Broad Peak e tentato varie volte il K2. Ha scalato 7000 come il Khan Tengri e il Tilicho Peak . Sempre senza ossigeno, perseguendo lo stile alpino e un’etica molto ferrea. Ha scalato assieme ad Adam Bielecki, Gerfried Goschl,Alex Txikon, Rick Allen e tanti altri.

Che rapporto hai avuto con Daniele Nardi ?

Non ho mai conosciuto Daniele di persona. Dal 2015 abbiamo avuto contatti sporadici via internet. Ho sentito parlare di Daniele dopo la via al Bhagirathi III del 2011 e del tentativo invernale del 2013 con Elizabeth Revol.  Dopo di che, Alex Txikon mi ha contattato per unirsi a lui, Daniele e Ali Sadpara per il tentativo invernale di Nanga Parbat nel 2016. Ho detto di no. Daniele mi ha invitato per il tentativo di Nanga 2019 ma ancora una volta ho declinato l’invito e ho cercato di convincerlo a non ripartire. Durante la spedizione abbiamo avuto contatti regolari via WhatsApp, soprattutto quando hanno perso un sacco di attrezzature [seppellite dalle valanghe,ndR]. Gli ho proposto di spedirgli alcune attrezzature dal mio deposito in Pakistan. Dopo tutto ciò, erano ok, avevano l’essenziale per continuare la loro ascesa.

Cosa ne pensi di Daniele, quali impressioni e sentimenti lo hanno dato a te – come scalatore prima, poi come uomo? 

Era un alpinista davvero motivato e orientato all’obiettivo. Sapeva arrampicare sia su percorsi tecnici e difficili tanto quanto aveva ottime prestazioni in alta quota. Durante i nostri dialoghi, ho realizzato che era un uomo molto gentile. Molto idealista, un sognatore che voleva sempre migliorare e tendere ad essere una versione sempre migliore di sé stesso. Durante la nostra ultima conversazione mi ha detto una cosa importante, che voleva “cercare di aiutare le persone a cambiare la loro vita ispirandole”. Quindi di sicuro Daniele era un uomo che voleva cambiare il mondo che lo circondava : non si trattava di alpinismo, di raccogliere cime o cercare le prime salite, era molto più una ricerca intima e personale.

So che ti ha chiesto di unirti al suo sogno sul Nanga, il Mummery ; poi, dopo uno scambio di mail gli hai detto che non volevi partecipare e gli hai chiesto di ripensarci.  Puoi spiegarmi meglio, dopo la tua via nuova aperta sul Nanga nel 2009, cosa ti ha spinto alla decisione che avevi chiuso con quella montagna?

Inizierò la mia risposta con qualcosa che ho scritto a Daniele : “Lo troverete un po ‘esoterico, ma credo nella maledizione della montagna killer. C’è qualcosa sul Nanga Parbat che ci acceca come alpinisti e ci attira ancora di più verso il pericolo rispetto agli altri 8000m. Penso che sia a causa di tutto il folklore intorno a questa montagna. Si inizia a leggere molto su questa montagna che si trasforma in fascino e passione.           E ‘davvero attraente e nasce il desiderio di andarci. Quando però fui lì nel 2009, due alpinisti hanno perso la vita e dopo ci fu molta discordia, a riguardo. La storia recente dei tentativi invernali è piena di discordia, incidenti, giochi dietro le quinte e ora morti. È una vera tragedia. Non ci sono altre parole per descrivere gli ultimi anni. Basti pensare all’attacco terroristico del 2013. Ho visto Daniele “entrare” in questo spirito e volevo fare qualcosa per scoraggiarlo. Gli ho chiesto se avesse voglia di trovare,  con me, un progetto completamente diverso e positivo, ma lui mi rispose : “se cambi idea e vuoi unirti a me e Tom, fammelo sapere.”

Pensi che per un’ alpinista, il pericolo inizia nel momento in cui è troppo coinvolto per una montagna, un obiettivo particolare? 

Per un’alpinista, il pericolo inizia non appena entra nella jeep che lo porterà all’inizio del trekking verso il Campo Base ; il che significa che sin dall’inizio della spedizione ci sono pericoli. L’alpinismo è uno sport estremamente pericoloso. Non ci sono molti altri sport in cui si va in vacanza e si torna senza un tuo amico. Però, anche se ci si sente “troppo coinvolti emozionalmente” per un progetto o una montagna, questo non significa che ci si trovi in un pericolo maggiore. Questo può influenzare il nostro processo decisionale? Certamente sì, quando ci sono altri obiettivi oltre all’arrampicata e al sentirsi liberi, anche obiettivi che non ammetti a te stesso. Porterai sempre in una spedizione le cose che non hai risolto a casa. Nulla di ciò che farai in montagna può risolverli, al contrario.

So che Daniele e Tom erano professionisti e hanno voluto scalare il Nanga Parbat, in inverno, per una nuova via, purtroppo hanno avuto un terribile incidente. Non sapremo mai esattamente cosa è successo ed è terribile per le famiglie. Più di ogni altra cosa, non sapremo mai il loro stato d’animo prima dell’incidente. Fu una distrazione, è stato il risultato di decisioni errate, un incidente in montagna? Non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che i due alpinisti erano veramente esperti e si completavano a vicenda molto bene . Daniele aveva una solida esperienza di alta quota  in ambiente invernale e Tom era uno dei migliori alpinisti su ghiaccio del mondo. Non credo che il loro stato emotivo abbia avuto nulla a che fare con la loro morte. È stato un tragico incidente.

Fonti e bibliografia varia

Daniele Nardi 

Nanga Parbat ed Elizabeth Revol, primo tentativo al Mummery : http://publications.americanalpineclub.org/articles/13201212505/Nanga-Parbat-Diamir-Face-Mummery-Rib-winter-attempt

Translimes Expedition con Tom Ballard, Kondus Glacier, Link Sar :

http://publications.americanalpineclub.org/articles/13201214726/Kondus-Glacier-Link-Sar-Northeast-Face-Attempt-Fiost-Brakk-and-Other-Ascents

Farol West,unclimbed peaks in Karakorum :

http://publications.americanalpineclub.org/articles/13201212928/Margheritas-Peak-5400m-South-Ridge-Open-Eyes-K7-West-6615m-Southwest-Pillar-Attempt-Farol-West-6370m-West-Face-Telegraph-Road

Baghirathi III :

https://www.planetmountain.com/it/notizie/alpinismo/bhagirathi-il-report-della-via-di-nardi-e-delle-monache.html

Thalay Sagar, con Alex Txikon, Ferran Latorre e altri :

http://publications.americanalpineclub.org/articles/13201213829/Thalay-Sagar-Northwest-Ridge-Partial-New-Route

Tom Ballard 

Le sei grandi pareti Nord in invernale, solo :

https://www.planetmountain.com/it/notizie/alpinismo/tom-ballard-completa-le-sei-nord-delle-alpi-in-inverno-ed-in-solitaria.html

Drytooling, la via più difficile al mondo :

https://www.planetmountain.com/it/notizie/alpinismo/tom-ballard-libera-una-via-di-d15-in-dolomiti-il-grado-di-drytooling-piu-difficile-al-mondo.html

Tomek Mackiewicz 

(4) il lungo post dopo la spedizione 2016, le polemiche sulla vetta, i messaggi satellitari di Moro sul maltempo :

http://czapkins.blogspot.com/2016/06/witajcie.html

Alessandra Carati 

Intervista a Radio 24, podcast, con Alessandro Milan (dal minuto 44:00 in avanti):

https://www.radio24.ilsole24ore.com/programmi/uno-nessuno-100milan/puntata/un-robot-servizio-diritti-civili-080538-AC8siq0

Simone Moro

su Mummery, Nardi e Ballard

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/10/daniele-nardi-e-tom-ballard-simone-moro-ho-visto-ogni-giorno-le-valanghe-che-cadono-sullo-sperone-mummery-fa-paura-andarci-e-un-suicidio/5026985/

https://www.desnivel.com/expediciones/expediciones-alpinistas/simone-moro-intentar-el-espolon-mummery-en-invierno-es-como-jugar-a-la-ruleta-rusa/

https://www.desnivel.com/expediciones/simone-moro-sobre-la-ruta-que-intentaban-daniele-nardi-y-tom-ballart-en-el-nanga-parbat-el-espolon-mummery-es-casi-suicida/

https://www.thetimes.co.uk/article/partner-of-lost-climber-tom-ballard-was-obsessed-with-killer-mountain-mtmzkflhr

su Nardi , 2016 expedition 

https://www.montagna.tv/93793/nanga-parbat-la-verita-di-simone-moro-a-filippo-facci/

http://alpinistiemontagne.gazzetta.it/2016/11/28/come-si-arrivo-alla-rottura-con-nardi/

Reinhold Messner

 https://www.ladige.it/news/cronaca/2019/03/09/tragica-morte-ballard-nardi-reinhold-messner-gl-iavevo-detto-non-andarci

Mckiewicz/Revol e il tentativo di vetta abbandonato per maltempo

(1) 19 Gennaio: “Giorni decisivi sul Nanga.Tomek Mackiewicz ed Elizabeth Revol hanno individuato il colouir che conduce alla piramide di vetta[..]” 

https://m.facebook.com/groups/185186314867223?view=permalink&id=1058684744184038

(2) 22 Gennaio: “Tomek ed Elizabeth sono a 7400 e stanno salendo[..]Alex,Alì e Daniele sono a C2[..]”
(3) 22 Gennaio: “Simone Moro avvisa che Tomek ed Elizabeth sono a 7300mt e il tempo sta peggiorando.Tentativo di vetta dunque abbandonato[..]”

sulla tragedia al Mummery 

http://montagnamagica.com/la-tragedia-sullo-sperone-mummery-fanatismi-e-alpinismi/

 

                                                                    Project Possible (c) : Bandiera kuwaitiana sull’Ama Dablam 

( articolo originariamente pubblicato, in una versione editata, su RockAndIce.com )

Pochi giorni dopo aver annunciato al mondo di aver completato la sua incredibile sfida presentata la scorsa Primavera – scalare tutte e 14 le montagne più alte di 8000 metri in 7 mesi – “Nims” Purja è tornato alla ribalta dei media internazionali in modo clamoroso, rumoroso e spettacolare :

il 13 Novembre , sull’AmaDablam , iconica montagna nepalese di 6832 mt, una gigantesca bandiera lunga 100 mt e larga 30 mt , viene esposta e srolotata dalla cima, sulla parete sommitale, visibile a oltre 10 km di distanza dalla valle 3km più in basso, filmata da elicottero.

La bandiera è del Kuwait : un team di “climbers” kuwaitiani – quasi tutti senza alcuna esperienza pratica in montagna, dal nome altisonante di KFLAG_HEROES – sponsorizzati dal colosso petrolifero Q8 e altri, si è rivolta alla agenzia “Elite Himalayan Adventures” , diretta da Nirmal Purja e composta da fortissimi sherpa, per ottenere un “Guinness Record” .

Solo uno dei kuwatiani sembra sia riuscito ad arrivare in vetta, Yousef Alshatti , idolo locale di “Spartan Race” di 35 anni , ex membro delle Forze Speciali e “brand ambassador” per il ricco Emirato che si affaccia sul Golfo Persico. 

(c) ub-cool.com /Yousef Alshatti, “Spartan Athlete” and ..climber (?)

Tutto il pericoloso lavoro, nel trasportare carichi da 25kg fino in cima la bandiera era composta da 6 parti, per un peso totale di 150kg) e la esibizione di patriottismo kuwaitiano è stata fatta.. da nepalesi !

CHI E’ NIRMAL “NIMS” PURJA E COSA E’ STATO “PROJECT POSSIBLE”

Nirmal “Nims” Purja ha 38 anni, è nato in Nepal e cresciuto nella parte meno montagnosa del paese, in una famiglia molto modesta.

Ha servito per anni come militare in un reparto di elite, i famosi Gurkha ; poi , primo ex Gurkha nella Storia –con passaporto britannico, da tempo – è stato selezionato come membro del corpo d’elite più duro e famoso dell’Esercito Britannico: lo Special Boat Service.

Nel 2012 Nirmal comincia ad appassionarsi alla montagna, scala il Lobuche East inizialmente come parte del training militare, specializzato in guerra di alta montagna.

In pochi anni scala vari 8000, e nel 2018 prende una decisione clamorosa : si congeda in anticipo dallo SBS , rinunciando a 500.000 sterline di liquidazione, e si dedica totalmente a una impresa folle che chiama “Project Possible” ; scalare tutti e 14 gli 8000 in 7 mesi.

E’ riuscito nella impresa nel tempo record di 6 mesi e 6 giorni.

Una impresa assolutamente eccezionale e storica, da ogni punto di vista ; sia per l’impegno finanziario, sia per quello logistico – organizzare elicotteri, permessi, trasferimento di materiale, allestimento dei Campi base , sia per lo sforzo fisico, sostenendo anche due missioni di salvataggio di scalatori in difficoltà in zona della morte ; infine anche per quello mediatico e diplomatico : Nirmal Purja ha dovuto lottare a lungo per ottenere, finalmente, uno speciale permesso dalle Autorità Cinesi per scalare lo ShishaPangma (chiuso alle spedizioni autunnali per decisione del Governo cinese), l’ultimo rimasto nella sua lista.

Nirmal Purja, GasherbrumII summit (c) ProjectPossible-Nirmal Purja

ELOGI E CRITICHE AL “PROJECT POSSIBLE”

Nims ha sempre dichiarato apertamente – e anche questo va detto, a suo favore – di far uso di ossigeno, elicotteri, corde fisse e un team senza il quale non avrebbe mai potuto compiere una simile impresa ; ha anche però affermato, in modo un po’ ambiguo, che il suo non è un progetto individuale ma per tanti nepalesi, a cui dà lavoro, per lo sviluppo e la promozione del turismo in Nepal e anche per l’attenzione all’ambiente , dichiarando di porre sempre in primo piano il lasciare la montagna il più possibile per come l’ha trovata, smontando le corde fisse e i campi alla fine di ogni sua spedizione.

Ovviamente, ha ricevuto sia entusiasti elogi che dure critiche ; la maggiore ha a che fare con lo “stile pesante” di cui abbiamo detto sopra e non solo in montagna : anche nel rapporto con i media – ben poche interviste concesse , molte dichiarazioni e video sui social dove mostra il suo lato più “spaccone” o quello di derivazione militare, tutto orgoglio e e per il fatto che tuttora, dopo aver terminato la sua impresa, non ha presentato pubblicamente dettagli sul suo record, foto e video di vetta di alcuni degli 8000 su cui è stato impegnato non risultano essere stati condivisi .

Reinhold Messner, leggendario primo salitore di tutti i 14 8000 senza ossigeno , ha dichiarato : “Nirmal ha lanciato una sfida diversa, per dimostrare che i nepalesi sono oramai in grado di prendere la leadership della scalate himalayane[..]a great capacity for economic management, leadership, logistics organization. And obviously, exceptional physical resistance.”

Simone Moro, alpinista veterano e maestro nelle scalate invernali sugli 8000, organizzatore ed elicotterista, ha scritto che “Io dico che Nirmal è stato davvero bravo, che ha fatto un qualcosa che finalmente spazza via tutti gli eroi di qualche ottomila[..] Per chi invece ama un alpinismo diverso, oltre che ringraziare Nirmal Purja e complimentarsi (mettete da parta il vostro orgoglio e toglietevi il cappello) cominciate a pensare a cosa si potrebbe e si deve fare di diverso rimettendo ora al centro il vostro “come” e il vostro stile.”

Sir Chris Bonington, il grande alpinista inglese ha invece dichiarato : Quello che ha fatto è certamente straordinario, ma non è alpinismo. L’alpinismo vero è esplorativo – trovare nuove vie su grandi cime… Non vedo quello che hatto Nims come un grande evento.”

Steven Venables added : Il fatto che abbia usato ossigeno supplementare diminuisce il valore dell’impresa. So che ha anche usato corde fisse. Non è esattamente alpinismo, se ho capito bene … Sarà certamente nel Guinness dei primati, ma nella storia dell’alpinismo, sarà solo una nota a piè di pagina.”

L’AGENZIA “ELITE HIMALAYAN ADVENTURES” E IL KFLAG “GUINNESS RECORDS” : QUALE FUTURO ?

Nirmal Purja ha scelto una missione molto spettacolare ma controversa, una esibizione di puro orgoglio nazionalista , per evidenti ragioni commerciali . Non c’è nulla di male nel voler recuperare i grandi sforzi economici sostenuti negli ultimi mesi ma quello che colpisce è stata una certa sottovalutazione dell’impatto negativo sulla sua immagine.

Nims ha “dovuto” fare un lungo post per controbattere le critiche, asserendo “che si, aveva aiutato gli amici kuwatiani per festeggiare la prossima ricorrenza del Giorno Nazionale in Kuwait che avverrà ” e “che la bandiera è stata rimossa dopo un’ora”. Il problema è che il Giorno Nazionale del Kuwait è il…25 Febbraio !

La critica più dura gli è stata fatta direttamente nei commenti della Pagina ufficiale Facebook di Nirmal Purja.

Alexander Hillary, fotografo e alpinista neozelandese, nipote del leggendario Sir Edmund Hillary, primo scalatore dell’Everest, che per i decenni successivi contribuì allo sviluppo, alla educazione e a opere di beneficienza per le popolazioni della zona , ha scritto:

Purtroppo questo non è del tutto vero Nims. Sto scrivendo questo messaggio dal Campo 1 sull’ Ama Dablam e ho sentito che la tua troupe stava chiedendo agli scalatori di andarsene in fretta, per non ostacolarvi. Non solo, tu e i clienti avete lasciato l’Ama Basecamp prima che la tua squadra esausta di Sherpa che portava i pezzi della bandiera dei 25 kg tornasse giù. Sono inorridito dalla mancanza di rispetto che avete mostrato ai vostri connazionali e dipendenti, per non parlare dell’inappropriato posizionamento di una bandiera straniera sull’ Ama Dablam. Sapevi anche che il giorno in cui hai fatto la tua bravata è stato il giorno santo di Mani Rimdu? La comunità Sherpa non era entusiasta di trovare la bandiera drappeggiata in piena vista, durante la cerimonia al Monastero di Tengboche. Nel complesso, non sono favorevolmente colpito dal tuo comportamento, che è stato irrispettoso. Vergogna su di te.

                                              Sir Edmund Hillary sulla vetta dell’Everest, 1953 : sulla piccozza, le bandierine di Regno Unito                    (nonostante fosse neozelandese, omaggiò la nazione organizzatrice della spedizione ; Nepal, e Nazioni Unite 

Timmy O’Neill, climber della Yosemite Valley e in quei giorni sull’AmaDablam , diversamente, ha scritto su Instagram:

Abbiamo visto come una bandiera massiccia è stata srotolata dalla vetta[..] Nessuna ulteriore spazzatura , né alcuna usura extra sulle corde fisse[..] Salendo verso la vetta, ho incontrato un paio di sherpa che portavano giù il carico con i pezzi di bandiera e, naturalmente, ho incontrato la montagna stessa, che era alta, indifferente e sorprendente come sempre”.

Per quanto mi riguarda, non mi sento affatto arrabbiato con Nims ma un po’ amareggiato.. Quanti facoltosi ed eccentrici clienti da tutto il mondo chiederanno i servizi di Purja e della sua Agenzia per fantasiosi record ? E quanto importante e influente potrebbe essere il suo ruolo, per uno sviluppo sostenibile ed economicamente vantaggioso delle spedizioni commerciali in Nepal ?

Nella sua ultima dichiarazione sui social, Nirmal Purja annuncia l’intenzione di aprire una nuova via sul Cho Oyu, attrezzarla per spedizioni commerciali dal lato nepalese – in alternativa alle vie sul versante cinese utilizzate fino ad ora – e questa è certamente un’idea per sviluppare una zona molto povera del suo Paese.

Mi auguro per il suo futuro più obiettivi di questo genere , magari anche by-fair-means , e spero che non vi sia ulteriore spazio per pagliacciate buone solo per Il Guinness dei …”Primati”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un acclimatamento ambizioso

Adam Bielecki e Felix Berg mirano a stabilire una nuova via sulla parete Nord Ovest dell’ Annapurna.

Ricordiamo che il duo polacco/tedesco ha effettuato la prima scalata “vera” della parete Ovest del Gasherbrum II nel 2018.

Adam ha appena rilasciato questa dichiarazione, riguardo al loro obiettivo di acclimatamento :

“Finalmente possiamo vedere il nostro primo obiettivo – Langtang Lirung 7227 m. La popolazione locale, appena saputo che vogliamo scalarla, ha reagito con una risata o incredulità. Parlando con loro ci rendiamo conto di quanto sia serio il nostro obiettivo di acclimatamento.. l’ultima scalata è avvenuta nel 1995. Il proprietario del nostro hotel ha promesso che se lo scaliamo potremo bere gratuitamente tutto l’alcool che ha nel suo ristorante “

                                                                               Langtang Lirung da Est, wikipedia

Langtang Lirung è una montagna molto prominente, bella e tecnicamente seria su ogni versante, situata nel Langtang Himal, duramente colpito dal terremoto del 2015.

E’ stata scalata raramente nel passato.

Primi salitori due membri di una spedizione giapponese nel1978, attraverso il pericoloso ghiacciaio del Lirung e la cresta Est, dopo 8 tentativi precedenti.

Una spedizione triestina, nel 1982, guidata dal grande alpinista Bruno Crepaz , riuscì a salire la vetta ma purtroppo Bruno scomparve in discesa, misteriosamente, tra Campo 3 e Campo 2.

La sua enorme parete sud di 3 km, ancora vergine, è la più tecnica e pericolosa.

Descritta da una squadra inglese (*) nel 1980 come un continuo “treno di valanghe attraverso tutti i canali della parete” ; l’ultimo alpinista che ha tentato la sua scalata, in solitaria, è stato Tomaz Humar, morto qui nel 2009 dopo una caduta che lo lasciò gravemente ferito. Riuscì a contattare un paio di volte via radio la moglie e il fedele cuoco presente al Campo Base ; l’operazione di soccorso che partì in sua ricerca lo trovò, purtroppo morto, a 5600 metri, molto più in basso di dove aveva riportato la sua ultima posizione.

mappa spedizione inglese mike searle 1980

K2 : un Fortino per Txikon, i rinforzi per i Russi e l’attesa del bel tempo

Le due spedizioni presenti sul K2 non hanno alcun tipo di contatto umano né di scambio tecnico. Un vero peccato ma era prevedibile.

Le differenze abissali di strategia, oltre che quelle culturali e personali, si sono ampiamente manifestate negli ultimi 20 giorni , in cui l’azione sulla montagna si è ridotta ai minimi per il continuo maltempo .

Tuttavia, i russi-kirghizi-kazakhi  hanno continuato numerose rotazioni tra Campo Base, Base Avanzato e fino a Campo 2, portando materiali e mantenendo un minimo livello di acclimatazione ; inoltre, a differenza di Txikon, hanno già praticamente superato la Piramide Nera e hanno il materiale pronto per allestire i Campi superiori, il C3 a circa 7300 metri e il C4 sulla spalla, a 7950 metri circa.

piramide nera, foto del team russo

Alex Txikon ha scelto rigorosamente di non muoversi, e di non far muovere nessuno dei suoi Sherpa, anche in presenza di maltempo moderato. La sua strategia è “risparmiare energie solo per quando ci sarà bel tempo”. Nel frattempo, si è tenuto occupato allestendo un “muro” di ghiaccio, sul principio già usato per costruirsi gli igloo, per proteggere le tende dai forti venti previsti negli ultimi giorni ; l’effetto visivo..è quello di un fortino militare ! 

muro costruito al CB dal team di Txikon

Il team dei russi-kirghizi-kazakhi guidati da Braun e Plivstov è rimasto sempre in azione, anche se ovviamente ridotta, dopo il 1 Febbraio, data in cui il team era sceso dai 7200 metri della Piramide Nera ; in questi 20 giorni, sono state compiute rotazioni fino a C1 e una puntata a C2, inoltre sono arrivati 3 alpinisti kazakhi in questi giorni , grazie a una tardiva sponsorizzazione.

In una interessante intervista rilasciata a Wspinaie.pl , il grande alpinista polacco Leszek Cichy , esperto geodesista e protagonista , tra le altre, della prima invernale all’Everest con Krzysztof Wielicki  nel 1980, esprime le sue considerazioni sulle strategie dei team, sul terreno che li aspetta tra la Piramide Nera (da lui affrontata nell’inverno 1987-88) e la vetta del K2 in modo molto diretto:

” la Piramide Nera non presenta grosse difficoltà tecniche ma è lunga, paragonato ai Tatra direi un III/IV grado, inoltre sono presenti tante corde, non particolarmente rovinate vista l’esposizione e la zona rocciosa, che permettono una progressione abbastanza veloce in buone condizioni” 

 zona piramide nera, foto del team russo

“…il vero problema sarà nella zona tra C3, al termine della Piramide Nera e la spalla : sono circa 700-800 metri di percorso che, dagli schizzi e dai racconti di Denis Urubko nell’ultimo tentativo ha affrontato un breve tratto, sono notevolmente crepacciati e pericolosi; dipenderà dalla presenza di neve o ghiaccio, potrebbe essere faticoso trovare il giusto percorso”

Sull’acclimatazione: “i russi , se pensano di salire entro la fine di Febbraio – che ritengono la vera fine dell’inverno – hanno bisogno di dormire almeno una notte oltre i 7000 metri , poi tornare giù. Non c’è molto tempo rimasto”.

Ma è parlando di Alex Txikon che Cichy si fa sferzante : “le sue due spedizioni all’Everest e quello che ha fatto finora al K2, cioè rimanere quasi sempre al Campo Base, dimostrano che sbaglia qualcosa, che sia logistica, strategica . Non è affatto preparato, non è mai riuscito a salire nemmeno la Sella Sud [..] non ha alcuna acclimatazione, che si ha solo compiendo sforzi attivi. E mettere le corde fisse parallele è stato folle”.

Anche Denis Urubko si è espresso in modo simile, ed è convinto che nessuno dei 2 team riuscirà a salire entro il 28 Febbraio, fine dell’Inverno per l’alpinista di origine kazaka. Nell’intervista appena rilasciata, Denis ha affermato di essere piuttosto stanco di spedizioni, e di prevederne una al Gasherbrum II questa Estate per fare una nuova via, una al Broad Peak in inverno e tra 2 anni quella decisiva al K2 invernale , prima di ritirarsi.

“Il buon alpinista è il vecchio alpinista” , ha affermato Urubko , che in questo inverno si è perfezionato su roccia in Patagonia con la compagna Pipi Cardell.

Nei prossimi giorni è prevista una clamorosa finestra piuttosto lunga di bel tempo, tutta da confermare – i modelli meteorologici oltre i 3 giorni sono sempre imperfetti – sia sul K2 che sul Nanga, e presto vedremo se ci sono minime possibilità di riuscita da parte di uno dei team presenti..

 Nanga Parbat : neve, neve e ancora neve

Un breve aggiornamento dal Nanga Parbat: Daniele Nardi e Tom Ballard sono praticamente fermi da oltre 2 settimane al Campo Base, salvo una puntata al C2 (5700 metri), per disseppellire il sacco con il materiale.

                  verso c2 foto Nardi

Al Nanga la quantità caduta di neve è stata notevole , anche se normale per la stagione ; soprattutto, nelle brevi finestre di bel tempo, i due non hanno potuto muoversi granchè per le valanghe conseguenti agli accumuli, molto pericolose proprio nella zona del C2-C3 , alla base dello Sperone.

Nel frattempo sono giunti portatori con scorte di cibo e materiale tecnico, nella speranza di poter salire lo Sperone Mummery in velocità durante una finestra di bel tempo. 

                       tom ballard foto Nardi

L’acclimatamento è ormai perso, anche se i 2 si mantengono molto positivi e attivi al Campo Base, dove Nardi e Ballard si allenano spesso in drytooling su massi da Boulder e ultimamente Tom Ballard in una bella discesa in sci da un canalone laterale del Nanga.

Tom Ballard si è espresso così :

“questa spedizione sembra sempre più una bella vacanza. Stiamo bene al Campo Base, troviamo sempre nuovi problemi di drytooling sui massi attorno, e ultimamente mi sono molto divertito a sciare su magnifica neve…”

Anche per loro, l’attesa di una finestra abbastanza lunga di bel tempo è il sogno del momento…

 

 

K2

Come previsto e scritto nell’aggiornamento precedente, la spedizione di Alex Txikon si è accodata al team russo-kirghiso-kazako sullo Sperone degli Abruzzi.

Nonostante Txikon avesse scritto chiaramente che sarebbe tornato a verificare la parete Est (e la via degli Americani) , il giorno dopo i fatti hanno mostrato che aveva già deciso di non tornarci, e improvvisamente il basco ha dichiarato “che la montagna scaricava tutto lo scaricabile su quel versante [Est,ndR] e che il traverso [per ricongiungersi agli Abruzzi, sopra i 7500] era troppo pericoloso” . 

La squadra di sherpa di Alex, e Alex stesso, hanno attrezzato fino a oltre Campo 1, parallelamente alle corde già installate dall’altro team . I russi hanno già attrezzato fino ai 6500 metri, all’inizio del famoso e tecnico Camino Bill . 

Entrambi hanno dormito a C1, vedremo oggi le condizioni del…traffico sulla via .

K2, in parete verso C2,team russo-kazako-kirghiso

Al momento, leggendo “in controluce” le dichiarazioni, non si intravedono grandi possibilità che i team uniscano gli sforzi sulla “Normale” del K2: sarebbe stato auspicabile, un allestimento massiccio di corde non aiuta certamente una progressione facile tuttavia crediamo e speriamo in un patto tra i due capispedizione per non ostacolarsi a vicenda, nel proseguire sulla Via – soprattutto sul Camino Bill e la “piramide nera”  e verso i 7200 metri di Campo 3, che non dispone di grandi spazi .

*** Aggiornamento 13:53 GMT + 1 Waldemar Kowalewski, membro della squadra di Txikon, si è fatto male a causa di una caduta mentre portava un carico pesante sui 6000mt. Durante il ritiro a , è caduto nuovamente e si è perso sul ghiacciaio prima di raggiungere il Campo Base, al buio. Alex è riuscito a contattarlo via radio, inviando aiuto; ora è a Campo base, in attesa di essere portato via in elicottero : per lui la spedizione è finita .

Manaslu

Situazione veramente difficile, per Simone Moro, Pemba Sherpa e i 2 cuochi assistenti al Campo Base del Manaslu.

Una eccezionale precipitazione di neve ha letteralmente sepolto le tende degli alpinisti, costringendo gli stessi a smontarle e ripararsi tutti nella grande tenda cucina, turnandosi in continuazione per spalare l’accumulo terrificante – “Situazione terribile[..]Cazzo, 6 metri di neve !” le comprensibili parole di Simone, che prosegue :

“Si rompesse la tenda cucina saremmo davvero fottuti. Gas e benzina ci bastano per 6 giorni, il cibo per qualche giorno in più. Qui è un oceano di neve in movimento, valanghe gigantesche ovunque. Il Campo Base è stato saggiamente posizionato su un cocuzzolo, ventoso ma super sicuro”

                   neve al Manaslu (Moro)

Nanga Parbat

Situazione altrettanto problematica per il team di Daniele Nardi. Daniele e Tom Ballard sono saliti fino al Campo 2, hanno dormito lì circondati da valanghe spaventose, passate fortunatamente a lato ; hanno proceduto fino al C1, scrive Daniele, con una fatica enorme causa tantissima neve ; inoltre al C2 una tenda, con molto materiale e i ramponi di Karim Hayat, è sparita ; Rahmat Baig è praticamente fuori gioco, è dovuto scendere a Gilgit per curare con antibiotici i problemi alla gola ma non è guarito .

In aggiunta, Karim ha dichiarato “che non vuole morire in questa montagna” .

nanga parbat c3 5700mt (Daniele Nardi)

Appare certa, quindi, la defezione dei 2 pakistani dalla spedizione.Infatti, Daniele ha scritto

“ho la sensazione che ci basterà una sola tenda, d’ora in poi”.

Daniele e Tom non mollano e procederanno a verificare le condizioni di C3, ma non dormiranno causa altissima probabilità di valanghe.

Purtroppo, nella tenda perduta, c’era molto materiale importante per la scalata…

K2 

La spedizione russo-kazako-kirghisa , sotto la direzione di Vassily Pivtsov, è arrivata al Campo Base del K2 il 14 gennaio .

Il 19 gennaio il team ha montato il C1 a circa 5900mt .

 

K2, C1 team russo-kazako-kirghiso (Pivtsov)

in questi giorni, prima del maltempo, il team ha attrezzato corde fisse fino a 6300 mt , poco prima del previsto C2. I forti alpinisti hanno lavorato in non certo ottimali condizioni meteo , dimostrando una forte determinazione.

K2, in parete verso C2,team russo-kazako-kirghiso (Pivtsov)

Non si può certo dire lo stesso del team capitanato da Alex Txikon, arrivato poco dopo i russi e che è stato impegnato, praticamente, a costruirsi 2 igloo a campo base, brillante intuizione del basco , che ha descritto la gioia nel dormire serenamente e con solo -5°C , ma soprattutto con silenzio e asciutto, all’interno della costruzione tradizionale esquimese.

K2, igloo della spedizione di Alex Txikon

Oggi giunge notizia che Alex Txikon e soci, finalmente,  si recano al CB avanzato , per procedere a una ricognizione della Parete Est – esattamente un anno fa, Denis Urubko, descriveva entusiasta la possibilità di salire un contrafforte laterale della inviolata Parete (eccettuata la via di cresta, però esposta al temibile jetstream) . Il basco scrive che “non esclude ancora” lo Sperone Abruzzi, confermando la sua geniale capacità e intuizione nella diplomazia con le altre spedizioni e sfruttare, a suo favore, la presenza di un team che ha già allestito le corde e il tracciato praticamente fino a C2. 

Dobbiamo notare che è trascorso un mese abbondante e che il team di Txikon non ha alcun tipo di acclimatazione e non ha alcuna idea , neppur minima, di cosa trovare sul versante Est ; molti affermano che i tempi fossero una decisione nota, obiettivo  “lavorare” duramente con l’obiettivo di salire in Marzo,  tuttavia chi scrive è convinto che presto, Alex Txikon annuncerà l’unione delle forze col team russo-kazako-khirghiso sullo Sperone Abruzzi.

K2, i 2 igloo della spedizione di Alex Txikon

Nanga Parbat 

Il team di Daniele Nardi – il romano, Tom Ballard e i pakistani Rahmat Baig e Karim Hayat – è in procinto di riprendere l’esplorazione sulla nuova via lungo lo Sperone Mummery, dopo alcuni giorni di intensa nevicata . Da ieri, col miglioramento del tempo, la parete dovrebbe aver cominciato a scaricare.

Nanga Parbat,dopo la nevicata verso C1

Daniele Nardi ha approfittato della pausa per prendere lezioni di drytooling dal fuoriclasse della disciplina, Tom Ballard.

Nanga Parbat , drytooling a Campo Base

Daniele Nardi ha parlato, sul suo Diario Spedizione inviato via newsletter e web, della progressione fino a 6200mt sullo Sperone Mummery, raccontando del suo desiderio di ritrovare il “messaggio in bottiglia” che lasciò nel tentativo in solitaria qualche anno fa, contenente la famosa frase di Mummery , riadattata : 

“impossible by fair means, alone in winter “

                                                                          

                                                                                         Nanga Parbat C3 5700mt

Le immagini del tentativo sono impressionanti, lo Sperone è ghiacciato e tecnico ; la maggiore preoccupazione del team sarà trovare un punto adatto per installare il Campo “C4” , a metà sperone , e che sarà decisivo nella strategia di scalata del team. Infatti, superato lo Sperone alla quota circa di 6700 metri, c’è l’enorme Basin, nel punto di uscita dal Mummery in pendenza, vera incognita in termini di possibili crepacci verso il trapezio sommitale . 

Nanga parbat sperone Mummery (Daniele Nardi)

 

Nanga Parbat sperone Mummery (Daniele Nardi tom Ballard)

Le grandi incognite per il team sono inoltre rappresentate dalla posizione problematica del C3, alla base del Mummery e dove c’è materiale per la parete, soggetto a scariche di neve , e dal ritrovamento del sacco con materiale lasciato prima del maltempo, a quota 6200mt.  In realtà lo Sperone Mummery è stato “appena assaggiato”, dubitiamo alquanto che , per quanto forti assieme, il team possa trovare una chiave in stile alpino puro. La strategia che crediamo Nardi abbia in testa, prevede comunque l’allestimento di almeno 2 altri piccoli “Campi” (una tenda ) fino ai 6700mt : dopo , è tutto “hic sunt leones”

Manaslu

Simone Moro e Pemba Galjie Sherpa hanno raggiunto quota 6400mt , poco sotto C2, prima della brutta sorpresa di trovare un largo crepaccio che impedisce, senza scaletta metallica, di proseguire. Rientrati al CB, da giorni il duo è costretto in tenda e a spalare, causa nevicata notevole, come già capitò nella spedizione con Tamara Lunger. 1,5 Metri di neve accumulata.

                                                                                      Manaslu, CB dopo la nevicata

Il meteorologo di fiducia di Simone, Karl Gabl, ha previsto un miglioramento in questi giorni, il duo conta di muoversi per verificare le possibilità, intraviste da Simone, nel trovare una variante che permetta di evitare i grossi crepacci che sbarrano la via normale verso la vetta del Manaslu.

 

Manaslu, C1 (Simone Moro)

Impressionanti e suggestive le immagini della via tra C1 e C2, che mostrano le difficoltà e i pericoli oggettivi notevoli lungo il percorso a cavallo tra i 6000 e i 6400 metri circa . Anche quest’anno, il Manaslu si dimostra veramente ostico per la quantità enorme di nevicate che si accumulano, che vanificano in modo drastico gli sforzi di un tentativo in stile alpino. Vedremo…

Manaslu, seracco, verso c2 (Simone Moro)
Manaslu, verso c2,crepaccio (Simone Moro)

Nanga Parbat : breve storia dello Sperone Mummery

Albert Frederick Mummery, definito da Hermann Buhl  ( diventato primo salitore del gigantesco 8000 pakistano ) , “uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi” , era forse troppo avanti per il suo tempo : il suo tentativo , il primo in assoluto, di salire un 8000, avvenne nell’ Estate 1895, assieme ad altri 3 alpinisti britannici e 2 portatori. Un piccolo team, “by fair means” (con mezzi leali) , precursore dello stile alpino. Mummery tentò prima di salire lungo quella via, pare giungendo ai 6100 metri, per poi scomparire per sempre, assieme ai portatori, nel tentativo di spostarsi lungo il versante Rakhiot per cercare un altro accesso alla montagna.

A lui è dedicato il nome della linea quasi “a piombo”, che si erge dal ghiacciaio Diamir, e che sale lungo un formidabile sperone roccioso – il Mummery, appunto – fino a quasi 7000 metri, dove orrendi e giganteschi seracchi segnano il passaggio sul Basin , ovvero il plateau enorme e crepacciato che infine porta al “trapezio sommitale” del Nanga, ultimi 1000 metri prima della vetta.

     sperone mummery nanga parbat

Nessun alpinista – tranne i fratelli Messner, costretti a scendere lungo lo sperone o nelle sue immediate prossimità, nella terribile traversata susseguente alla scalata che li portò in vetta lungo la parete Rupal ; luogo dove infine trovò la morte Gunther, quasi giunto alla base sul ghiacciaio , travolto da una valanga , alla fine di Giugno del 1970 – ebbene nessun alpinista ha mai più provato quella linea, considerata suicida per l’imbuto terrificante di valanghe, i seracchi incombenti, la difficoltà anche solo nell’accesso allo Sperone per il ghiacciaio orrendamente crepacciato.

Reinhold Messner  ha sempre parlato della potenziale via lungo lo Sperone come impossibile e suicida, una linea “che non porta da nessuna parte”, piena di pericoli oggettivi. 

Dichiarazione di Messner comprensibile anche alla luce di cosa provò su quella parete  e condivisibile per l’ oggettiva presenza di pericoli : la costante rottura dei seracchi appesi, con conseguente scarica di valanga, più volte testimoniata anche nel bel video , diretto da Francesco Santini, prodotto da Daniele Nardi , “Verso l’ignoto”. La speranza di Nardi è che nella stagione invernale le temperature estreme riducono queste scariche e che lungo lo Sperone c’è una zona – piuttosto stretta e aleatoria – dove salire senza essere eccessivamente esposti.

Nessuno, tranne l’alpinista italiano Daniele Nardi, che è giunto al 5° tentativo su questa via. Daniele Nardi ed Elizabeth Revol sono l’unico “team” che ha raggiunto il punto più alto sullo Sperone Mummery, a circa 6450 metri nel 2015.

 

                          Daniele Nardi

 

Da allora gli altri tentativi si sono sempre fermati prima, anche perchè Nardi non ha più trovato compagni disposti a rischiare lungo quella via: la stessa Revol, assieme a Tomek Mackiewitz, rifiutarono di unirsi a Nardi , sia per il ritardo nell’arrivo dell’alpinista romano al Campo Base sia perchè avevano già cominciato il tentativo lungo la via Messner Eisendle : la via che i due completarono l’anno scorso, al durissimo prezzo della morte di Tomek e del congelamento e perdita di dita dei piedi di Elizabeth, salvata poi da Urubko, Bielecki, Tomala, Botor che erano impegnati sul K2 – accorsi, con grande coraggio e umanità, per tentar di salvare i due, tentativo che appunto si concluse col recupero della Revol a 6100 metri poco sopra il muro Kinshofer e con l’impossibilità di provare a salire oltre i 7000 metri dove Tomek si fermò, ormai vinto da un probabile edema cerebrale.

Quest’anno, finalmente, Daniele Nardi è riuscito a formare un team di 4 alpinisti per la sfida al Mummery: lui stesso, gli alpinisti pakistani Karim Hayat, Rahmat Ussain Baig e il fortissimo e giovane Tom Ballard , alpinista inglese già capace della salita delle 6 pareti Nord delle Alpi in stagione invernale e in solitaria , a 26 anni : Cima Grande di Lavaredo, Pizzo Badile, Cervino, Grandes Jorasses, Petit Dru e l’Eiger.

Nei primi 10 giorni di spedizione, il team ha mostrato un formidabile affiatamento ed è riuscito ad allestire 3 campi , il c1 a 4700 metri come deposito materiali, il c2 a 5200 metri verso l’uscita del ghiacciaio, e il c3 dentro un crepaccio, alla base dello Sperone roccioso vero e proprio a 5700 metri.

 

Nei prossimi giorni la spedizione affronterà il vero e proprio muro roccioso.

 

 Inverno in Karakorum: Nanga Parbat

Daniele Nardi e Tom Ballard sono appena partiti per il Pakistan, dove raggiungeranno l’alpinista pakistano Rahmat Ullah Baig e un altro alpinista pakistano di cui al momento non conosciamo il nome. 

               Tom Ballard e Daniele Nardi ( ph montagna.tv )

“Saranno membri effettivi e non portatori di alta quota, mossi dal desiderio di scalare la loro montagna”

chiarisce  Nardi, in merito ai due compagni pakistani . 

I quattro puntano all’apertura in stile alpino di una nuova via lungo lo Sperone Mummery del Nanga Parbat. In assoluto, Nardi precisa che il suo vero obiettivo è completare lo Sperone Mummery, fino a circa 7000 metri. Poi, se possibile, salire in vetta.

Nardi è al 4o tentativo sullo Sperone, con Elizabeth Revol arrivò sino a 6400-6500 metri qualche anno fa.

E’ veramente interessante il legame tra Daniele e Tom, il primo mediatico, estroverso e con una grande esperienza di spedizioni himalayane e in karakorum, il secondo giovane, più introverso, con qualità tecniche e su ghiaccio notevolissime ma con una sola spedizione “grande” alle spalle, il tentativo al Link Sar proprio con Daniele. Altrettanto interessante la scelta di includere due alpinisti pakistani, cosa che rende il team eterogeneo ma potenzialmente molto motivato e preparato a una sfida decisamente durissima. Lo sperone Mummery è infatti ritenuto quasi “impossibile”, per le condizioni oggettive di pericolo in parete, e l’accesso via un ghiacciaio estremamente crepacciato, tra campo base e c1.

                 potenziale via / sperone mummery nanga parbat

Inverno in Karakorum: K2

Alex Txikon, il forte alpinista spagnolo basco, ha annunciato due nuovi membri nel suo team, che ora conta nove alpinisti per tentare l’Invernale sul K2 , unica scalata senza ossigeno da completare per la stagione fredda.

          Alex Txikon K2 WinterTOP

Saranno i polacchi Pawel Dunaj e Marek Klonowski , già appartenenti alla cordata Nanga Parbat – Justice for All – assieme al compianto Tomek Mackiewicz , morto durante la discesa dopo aver compiuto la prima scalata in stile alpino e per una via nuova del colosso pakistano, assieme ad Elizabeth Revol , miracolosamente e tenacemente sopravvissuta.

Alex ha inoltre annunciato la collaborazione con la spedizione russo-kirghiza che avrà lo stesso obiettivo, condividendo la grande tenda mensa al Campo Base.

Con queste scelte, Alex Txikon si dimostra grande organizzatore e ottimo catalizzatore di alpinisti da ogni parte del mondo ; la grandissima motivazione e resilienza del basco, unita alla bravura degli altri membri , la capacità di sopportare le estreme condizioni dei polacchi, sono fattori importanti.

Inoltre , a sorpresa, ha ventilato tra le possibilità di non scalare per la via Abruzzi, ma per la via americana (il leader era il grande Jim Whittaker ) del 1978 lungo la Cresta Nord-Est, lunga e con pericolose cornici che poi traversa per la parete Est e infine si ricongiunge allo Sperone degli Abruzzi (cresta Sud-Est). Fu la seconda via aperta nella storia del K2 e la prima senza ossigeno. 

A proposito di quella grande impresa, vi proponiamo questo bellissimo collage di stupende immagini colte da un  membro della spedizione :

Approach to K2 – 1978 from Dianne Roberts on Vimeo.

Himalaya /1

Al terzo tentativo, alla fine di Ottobre 2018, il fuoriclasse austriaco di origini nepalesi David Lama è riuscito nell’impresa di scalare in solitaria il Lunag Ri, inviolato quasi-7000 (6895 mt ? 6907 mt , incerto )  posto ai confini tra Nepal e Cina (Tibet) nel Rolwaling Himalaya. I primi 2 tentativi, falliti poco sotto la headwall finale, erano stati effettuati dal giovane David Lama col veterano americano Conrad Anker  . Al secondo tentativo Anker fu colto da infarto in parete, riuscendo comunque a scendere per poi essere evacuato in elicottero.

David Lama, Lunag Ri solo / ph DavidLama.com

Le immagini e i video rilasciati da David Lama sono spettacolari : è stato seguito da un drone guidato da operatore al campo base avanzato .

Ha affrontato in notturna la parte bassa della parete per evitare valanghe, a temperature di -30°, proseguendo sulla cresta, in terreno misto estremamente difficile, per poi traversare su ghiaccio e attaccare la parete principale, in granito e misto ghiaccio fino alla vetta, uno spettacolare sperone con neve compatta che , come un balcone, si affaccia sui ghiacciai sottostanti.

David Lama, ultimi passi verso il balcone di vetta / ph DavidLama.com

Un’impresa di livello notevolissimo e che – dopo le famose riprese da drone dei fratelli polacchi Bargiel sul K2 , disceso da Andrzej con gli sci – sancisce il drone come mezzo tecnologico perfetto per la visione e la ripresa di una scalata in solitaria .

Ovviamente, tutto questo senza voler affrontare il discorso di cosa significhi solitaria nel 2018….

David Lama in vetta sul Lunag Ri / ph DavidLama.com

 

Himalaya /2

il team spagnolo composto da Pablo Ruix, Edu Recio e Jesús Ibarz  ha aperto una nuova via sul Langdung (6357 m) , sempre nella zona del Rolwaling, Nepal. La via, chiamata Bihâna (6c+, 1500 m, ED+), nasce salendo la parete di 500 mt di granito rosso, sulla quale il trio ha incontrato le maggiori difficoltà tecniche, per voi affrontare la lunga cresta fino in vetta, oltre 1 km di sviluppo.

via nuova al Langdung – Pablo Ruix , Jesús Ibarz e Edu Recio (Spagna)

 

La qualità della roccia è descritta come molto scarsa sulla cresta , e la salita ha richiesto 6 giorni. La discesa è stata poi compiuta con una ventina di doppie lungo la parete Ovest.

Questa è la seconda salita assoluta della montagna , la prima fu compiuta da un team di sherpa : ( Via Namaste, parete SE , Pasang Sherpa Kidar, Dawa Sherpa Gyalje,  Nima Sherpa Tenji, Dawa Sherpa Yangzum, 5 giorni nov-dic 2017 )