Inverno in Karakorum: Nanga Parbat

Daniele Nardi e Tom Ballard sono appena partiti per il Pakistan, dove raggiungeranno l’alpinista pakistano Rahmat Ullah Baig e un altro alpinista pakistano di cui al momento non conosciamo il nome. 

               Tom Ballard e Daniele Nardi ( ph montagna.tv )

“Saranno membri effettivi e non portatori di alta quota, mossi dal desiderio di scalare la loro montagna”

chiarisce  Nardi, in merito ai due compagni pakistani . 

I quattro puntano all’apertura in stile alpino di una nuova via lungo lo Sperone Mummery del Nanga Parbat. In assoluto, Nardi precisa che il suo vero obiettivo è completare lo Sperone Mummery, fino a circa 7000 metri. Poi, se possibile, salire in vetta.

Nardi è al 4o tentativo sullo Sperone, con Elizabeth Revol arrivò sino a 6400-6500 metri qualche anno fa.

E’ veramente interessante il legame tra Daniele e Tom, il primo mediatico, estroverso e con una grande esperienza di spedizioni himalayane e in karakorum, il secondo giovane, più introverso, con qualità tecniche e su ghiaccio notevolissime ma con una sola spedizione “grande” alle spalle, il tentativo al Link Sar proprio con Daniele. Altrettanto interessante la scelta di includere due alpinisti pakistani, cosa che rende il team eterogeneo ma potenzialmente molto motivato e preparato a una sfida decisamente durissima. Lo sperone Mummery è infatti ritenuto quasi “impossibile”, per le condizioni oggettive di pericolo in parete, e l’accesso via un ghiacciaio estremamente crepacciato, tra campo base e c1.

                 potenziale via / sperone mummery nanga parbat

Inverno in Karakorum: K2

Alex Txikon, il forte alpinista spagnolo basco, ha annunciato due nuovi membri nel suo team, che ora conta nove alpinisti per tentare l’Invernale sul K2 , unica scalata senza ossigeno da completare per la stagione fredda.

          Alex Txikon K2 WinterTOP

Saranno i polacchi Pawel Dunaj e Marek Klonowski , già appartenenti alla cordata Nanga Parbat – Justice for All – assieme al compianto Tomek Mackiewicz , morto durante la discesa dopo aver compiuto la prima scalata in stile alpino e per una via nuova del colosso pakistano, assieme ad Elizabeth Revol , miracolosamente e tenacemente sopravvissuta.

Alex ha inoltre annunciato la collaborazione con la spedizione russo-kirghiza che avrà lo stesso obiettivo, condividendo la grande tenda mensa al Campo Base.

Con queste scelte, Alex Txikon si dimostra grande organizzatore e ottimo catalizzatore di alpinisti da ogni parte del mondo ; la grandissima motivazione e resilienza del basco, unita alla bravura degli altri membri , la capacità di sopportare le estreme condizioni dei polacchi, sono fattori importanti.

Inoltre , a sorpresa, ha ventilato tra le possibilità di non scalare per la via Abruzzi, ma per la via americana (il leader era il grande Jim Whittaker ) del 1978 lungo la Cresta Nord-Est, lunga e con pericolose cornici che poi traversa per la parete Est e infine si ricongiunge allo Sperone degli Abruzzi (cresta Sud-Est). Fu la seconda via aperta nella storia del K2 e la prima senza ossigeno. 

A proposito di quella grande impresa, vi proponiamo questo bellissimo collage di stupende immagini colte da un  membro della spedizione :

Approach to K2 – 1978 from Dianne Roberts on Vimeo.

Himalaya /1

Al terzo tentativo, alla fine di Ottobre 2018, il fuoriclasse austriaco di origini nepalesi David Lama è riuscito nell’impresa di scalare in solitaria il Lunag Ri, inviolato quasi-7000 (6895 mt ? 6907 mt , incerto )  posto ai confini tra Nepal e Cina (Tibet) nel Rolwaling Himalaya. I primi 2 tentativi, falliti poco sotto la headwall finale, erano stati effettuati dal giovane David Lama col veterano americano Conrad Anker  . Al secondo tentativo Anker fu colto da infarto in parete, riuscendo comunque a scendere per poi essere evacuato in elicottero.

David Lama, Lunag Ri solo / ph DavidLama.com

Le immagini e i video rilasciati da David Lama sono spettacolari : è stato seguito da un drone guidato da operatore al campo base avanzato .

Ha affrontato in notturna la parte bassa della parete per evitare valanghe, a temperature di -30°, proseguendo sulla cresta, in terreno misto estremamente difficile, per poi traversare su ghiaccio e attaccare la parete principale, in granito e misto ghiaccio fino alla vetta, uno spettacolare sperone con neve compatta che , come un balcone, si affaccia sui ghiacciai sottostanti.

David Lama, ultimi passi verso il balcone di vetta / ph DavidLama.com

Un’impresa di livello notevolissimo e che – dopo le famose riprese da drone dei fratelli polacchi Bargiel sul K2 , disceso da Andrzej con gli sci – sancisce il drone come mezzo tecnologico perfetto per la visione e la ripresa di una scalata in solitaria .

Ovviamente, tutto questo senza voler affrontare il discorso di cosa significhi solitaria nel 2018….

David Lama in vetta sul Lunag Ri / ph DavidLama.com

 

Himalaya /2

il team spagnolo composto da Pablo Ruix, Edu Recio e Jesús Ibarz  ha aperto una nuova via sul Langdung (6357 m) , sempre nella zona del Rolwaling, Nepal. La via, chiamata Bihâna (6c+, 1500 m, ED+), nasce salendo la parete di 500 mt di granito rosso, sulla quale il trio ha incontrato le maggiori difficoltà tecniche, per voi affrontare la lunga cresta fino in vetta, oltre 1 km di sviluppo.

via nuova al Langdung – Pablo Ruix , Jesús Ibarz e Edu Recio (Spagna)

 

La qualità della roccia è descritta come molto scarsa sulla cresta , e la salita ha richiesto 6 giorni. La discesa è stata poi compiuta con una ventina di doppie lungo la parete Ovest.

Questa è la seconda salita assoluta della montagna , la prima fu compiuta da un team di sherpa : ( Via Namaste, parete SE , Pasang Sherpa Kidar, Dawa Sherpa Gyalje,  Nima Sherpa Tenji, Dawa Sherpa Yangzum, 5 giorni nov-dic 2017 )

Himalaya

Pumori , 25 Ottobre 2018

Il trio rumeno composto dagli alpinisti Romeo Popa, Zsolt Torok e Teofil Vlad ha aperto una nuova via sulla parete Sud Est del Pumori, iconica cima di 7161 metri che si affaccia sul Circo dell’ Everest.

nuova via pumori SE ( Romica Popa, Zsolt Torok and Teofil Vlad )

La nuova via , splendida per logica e difficoltà sostenuta, è prevalentemente su ghiaccio con passaggi di misto difficilmente proteggibili ; si sviluppa per 1100 metri, raggiungendo la cresta sommitale a 6700 . 5 bivacchi necessari, di cui tre in parete e gli ultimi due in cresta ; un giorno di riposo il primo, poi il secondo giorno l’attacco finale, avvenuto affrontando venti fino ai 100 kmh. 

in parete con everest,lhotse e nuptse sullo sfondo ( Romica Popa, Zsolt Torok and Teofil Vlad )

 

La discesa è avvenuta effettuando 1000 metri di doppie lungo la parete Ovest. La difficoltà è stata classificata come AI 4, R (il grado dovrebbe essere quello rumeno, indica una media difficoltà tipo D francese).

                            pumori summit ( Romica Popa, Zsolt Torok and Teofil Vlad )

Lunag Ri , 28 Ottobre 2018

David Lama ha realizzato il sogno, a lungo inseguito, di scalare il Lunag Ri ( 6905 metri ) , e l’ha fatto in solitaria: dopo i famosi 2 tentativi in duo con Conrad Anker, l’ultimo dei quali conclusosi con una drammatica ritirata a seguito di un infarto che ha colpito Conrad. Per ora non si conoscono i dettagli della salita, che teoricamente dovrebbe essere il completamento dei precedenti tentativi , con salita sullo zoccolo al centro sx della foto e lungo la cresta fino in vetta.

                                           Lunag Ri , 6907 metri (red Bull copyright)

di Rodolphe Popier ( Himalayan Database Researcher and Inquirer,Kairn.com editor ) tradotto da Federico Bernardi

 


 1.Non ci sono elementi diretti ( qualsiasi dato dal tracker GPS , fotografie, telefono satellitare, time laps notturni dal Campo Base,etc) né indiretti ( luci viste dal Campo Base, tracce sulla neve) che dimostrino che Ueli Steck abbia lasciato il suo bivacco [a 6900mt circa, sotto la headwall e le maggiori difficoltà tecniche,NdR] la notte tra l’8 e il 9 Ottobre del 2013. L’ossservazione diretta ha confermato la sua posizione a 6900 mt alle 17 circa, poi ripresa la mattina dopo a circa 6500 metri alle 9 di mattina con Ueli in discesa verso CB. Il suo bivacco è stato trovato daifrancesi Graziani e Benoist che hanno salito la stessa parete due settimane dopo, senza trovare altri segni di passaggio oltre i 6900 metri. I francesi hanno confermato , ascoltati separatamente.

2.Le testimonianze di Tenji Sherpa e Ngima Sherpa – che riferirono di aver visto una luce frontale sulla parete e poco sotto la cima durante la discesa sono in contraddizione con quanto riferito dagli altri membri del team che ugualmente erano usciti dalle tende quella notte, in un caso insieme (Bowie e Tenji intorno a mezzanotte). Nessuno degli altri membri della spedizione ha confermato di aver visto luci quella notte. Tra l’altro nessuno ne avrebbe ha parlato la mattina dopo, prima dell’avvistamento di Steck già a circa 6500 metri in discesa.

3 .Tutti gli elementi raccontati da Steck della sequenza temporale di tutta la salita sono intrinsecamente vaghi, a causa della mancanza di misurazione oggettiva, sia da parte di Steck (nonostante l’uso teorico di GPS all’inizio – vedi parte 6 ) che dai membri al Campo Base (senza immagini time-lapse durante la notte). Si può concludere tuttavia, sulla base di questi elementi vaghi, che Steck è stato in grado di salire al di sopra 7000m durante la notte più velocemente e su terreno più difficile di quanto fatto da lui sotto i 7000m durante il giorno. Se Ueli è stato almeno 2 volte più veloce dei 2 team francesi (Beghin / Lafaille 1992  e Benoist / Graziani 2013) nella parte bassa della parete, nella metà superiore – durante la notte . lo svizzero risulterebbe almeno 3 volte più veloce (per i francesi sono stati necessari 2 giorni e mezzo solo per la headwall nel 2013, salendo di giorno; Steck circa 6:45 ore dal suo campo verso l’alto).

Il tempo di discesa di Steck dalla cima al suo bivacco ( da 8091 a 6900) è stato di 3 ore, con 8 doppie Abalakovs  per tutta la parete  (senza lasciare qualsiasi vite da ghiaccio o altro )… Graziani / Benoist hanno avuto bisogno di 2 giorni per la stessa sezione , compiendo discesa in corda doppia e usando la maggior parte del loro materiale.

4 . Le condizioni meteo eccezionali riportate che hanno permesso la salita non sono state confermate da nessuna foto: nel pomeriggio dell’ 8 ottobre e quindi la mattina del 9, nessun segno di uno strato sottile di neve che copriva il muro principale [come riportato da Ueli,NdR]. Comunque, una comparazione di immagini  nei pressi dell’inizio della headwall mostrano migliori condizioni di ghiaccio per lo svizzero che per i francesi del 2013 (nel 1992 i francesi avevano di gran lunga le condizioni più secche).

5 .Ci sono 3 dichiarazioni contraddittorie  per questa salita :

– sulla vetta: 4 versioni diverse (nella prima Ueli riferisce di aver controllato grazie all’altimetro, nella seconda – che corregge la prima, Steck accenna a essersi fermato alla seconda delle 3 cornici di vetta; nella terza Steck dice di essersi fermato direttamente sulla cresta sommitale appena uscito dal lato sud, una quarta mostra disegni della via che si fermano all’anticima est 

– la perdita della fotocamera: 2 versioni (una a 6700m; l’ altra dopo aver passato i 7000m sull’ headwall)

– il numero di calate in doppia, Ueli ha fornito 3 versioni (8 ad Andreas Kubin, 10 a Manu Rivaud, 4 o 5 Stephan Siegrist)

6. Pur essendo una condizione molto soggettiva, può essere degno di menzione il fatto che Steck non abbia manifestato alcun segno di stanchezza dopo la salita. Ha corso verso l’ ABC per il CB  il 9 ottobre. Ha compiuto la consueta sessione di training la mattina dopo con Patitucci. Poi direttamente a Pokhara il giorno 11. Solo la sera del 9, Patitucci dice che Steck andò a letto prima degli altri, durante la festa in onore della sua impresa.

 


 

 

Il report dettagliato e completo di Rodolphe Popier può essere letto qui

 

 

Tra la fine dell’Estate e il primo mese di Autunno, l’alpinismo d’alta quota ha vissuto un fulminante periodo di straordinarie scalate, in Nepal, India e Cina .

Le caratteristiche comuni a imprese molto differenti tra loro sono l’essere piccoli team, la ricerca di linee estetiche, in terreno misto difficilissimo, con uno stile e un’etica che richiamano il periodo d’oro ( grazie a Stefano Lovison per questa felice sintesi) degli anni ’80 e ’90, uno sviluppo importante su vie ripidissime e tecniche.

Tra le spedizioni che hanno realizzato straordinarie scalate, ne abbiamo scelte due, che riteniamo particolarmente significative, qui solo un piccolissimo riassunto di anticipazione.

  • Direttissima “Moveable Feast” Sergey Nilov, Dmitry Grigoriev e Dmitry Golovchenko (RU). North Buttress Thalay Sagar, 6904 metri, 1600 metri di sviluppo, 1200 di elevazione, media di 62° di inclinazione e media della parete 71° – 15/9/2016. Via nuova con alcune parti comuni a precedenti vie, è a piombo. Non hanno usato portaledge ma una tendina, potrebbe essere la prima salita in via alpina della Nord .
  • “Great Escape” Nyainqentangla, 7046 metri, 1600 metri di sviluppo, Sud Est via the North Buttress, Nick Bullock e Paul Ramdsen(UK). Prima assoluta salita. Terreno sconosciuto, nessuna assistenza.

 

Nyainqentangla South East
Nyainqentangla South East, 7 giorni di scalata

 

thalay sagar north
thalay sagar north, 8 giorni di scalata (credit mountain.ru )

1976: Le Aquile di San Martino , Trentino, Italia

  Italian Expedition with Sherpa

Le Aquile di San Martino e gli Sherpa a fine spedizione, tutti insieme

Il 23 febbraio 1976 la spedizione delle Aquile di San Martino e Primiero partiva da Milano per Kathmandu, così composta:Renzo Debertolis capospedizione, Francesco Santon vice, le Aquile Camillo De Paoli, Gian Paolo De Paoli, Luciano Gadenz, Gian Pietro Scalet, Silvio Simoni, Giampaolo Zortea, Edoardo Zagonel, gli alpinisti Sergio Martini e Luigi Henry, il medico Achille Poluzzi e lo scrittore Alfonso Bernardi testimone della spedizione e autore della cronaca di quei momenti nel libro Trentini sul Dhaulagiri 8.172 m.

ritorno dalla Vetta!

il ritorno dalla vetta di Giampaolo Zortea e Silvio Simoni, i due alpinisti della cordata che riuscì nell’impresa. Luciano Gadenz fece marcia indietro a circa 7950 mt. per principi di congelamento.

portatori verso CB

Il 4 maggio 1976 le Guide Alpine Giampaolo Zortea e Silvio Simoni, piantavano sulla vetta del Dhaulagiri avvolta nella bufera, a 8.172 metri, le loro piccozze con i gagliardetti italiano, nepalese e naturalmente quello delle Aquile. Fu il primo ottomila conquistato da una spedizione di alpinisti trentini e in ordine di tempo, il terzo ottomila italiano. Il valore di un’impresa alpinistica è ben difficilmente collocabile in una graduatoria assoluta, fatto com’è di troppi elementi, umani, tecnici, ambientali ed anche d’imponderabilità, ma si può affermare che la salita al Dhaulagiri del 1976 merita un posto di primissimo ordine. “Successo prezioso” titolava un articolo di Alessandro Gogna (noto alpinista e scrittore) su “TuttoSport” del 12 giugno 1976. ( fonte: sanmartino.com )French Pass Glacier Dhaulagiri

il ghiacciaio dal French Pass e la via sulla destra verso il Colle e la cresta Nord Est

  Campo Base Italiano

 

 Il Campo Base detto poi “degli italiani”.  Sotto, la “cattedrale” Nord del Dhaulagiri.

    parete Nord Dhaulagiri

L’impressionante fotografia qui sopra ritrae la grande quantità di portatori assunti dalla spedizione italiana.

Tutte le foto (c) Alfonso Bernardi – Famiglia Bernardi