Matteo “Berna” Bernasconi, classe 1982, Ragno di Lecco dal 2003, guida alpina dal 2011 è morto ieri 12 Maggio 2020, travolto da una valanga nel Canale della Malgina in Valtellina.

Matteo Bernasconi (nato a Lecco nel 1982 , Ragno di Lecco nel 2003, Guida alpina dal 2011)
– 2006 nuova cascata di ghiaccio sulla parete SE del Baratro in Val di Mello con Giovanni Ongaro
– 2006 con Hervé Barmasse, Lorenzo Lanfranchi e Giovanni Ongaro ha aperto una nuova via sull’allora inviolata parete nord del San Lorenzo (Patagonia)
– 2008 con Fabio Salini compie la prima ripetizione italiana – e settima assoluta – della leggendaria via dei Ragni sul Cerro Torre (Patagonia)
– tra il 2010 e il 2013 tre tentativi di salire l’ultima grande parete ancora inviolata nel massiccio del Cerro Torre, ovvero la Ovest della Torre Egger, risolta infine dai compagni Matteo della Bordella e Luca Schiera nel marzo 2013 pochi giorni dopo il rientro in Italia di Bernasconi per impegni lavorativi.
– 2017 in Patagonia con Matteo Della Bordella e David Bacci apre una nuova via sulla parete est del Cerro Murallon
– 2020 (febbraio) in Patagonia con Matteo Della Bordella e Matteo Pasquetto ha aperto Il dado è tratto sulla nord dell’Aguja Standhardt, poco prima di ripetere la Via del 40esimo dei Ragni di Lecco sulla parete nord dell’Aguja Poincenot.

Ho già avuto modo di accennare alla parte più buia della mia passione nel raccontare Storie di Montagna, il confronto con la morte di donne, uomini, amiche, amici, famigliari ; la scarsa attitudine di confrontarsi col mistero della scomparsa fisica, l’ineluttabilità degli eventi che in montagna travolgono anche i più prudenti.

Non si è mai preparati quando muore un giovane padre, una figura così amata come quella di Berna : con i suoi riccioli, il suo sorriso e la sua simpatia travolgente, la sua disponibilità umile e professionale di alpinista e guida alpina.

Stamattina, mentre sorseggiavo il caffè, ho visto un post muto sulla bacheca di Riky Felderer, c’era una foto del Berna . Un pugno nello stomaco.

Nel 2013 ho cominciato a scrivere grazie a una serie di messaggi scambiati con Matteo Bernasconi, che l’anno prima aveva sfiorato la clamorosa impresa sulla Parete Ovest della Torre Egger assieme a Matteo Della Bordella, quando i due rimasero appesi alla vita “With a Little Help from…a friend” dopo una caduta, appesi entrambi a un friend dello 0.3mm .

Matteo Bernasconi e Matteo Della Bordella (arch Ragni Lecco)

Così è cominciata la mia personale vicenda di modesto scrittore e cronista di cose di montagna : per la simpatia travolgente, per la professionalità, la passione che Matteo Bernasconi mi trasmise immediatamente – e lo stesso vale per l’attuale Presidente dei Ragni di Lecco, il suo grande amico Matteo Della Bordella.

Il fatto che anche il suo soprannome sia anche un po’ il mio, “Berna”, sembra buffo e sciocco, contava qualcosa di speciale per me. Non lo scrivo per retorica, lo penso davvero: senza di te, probabilmente, non avrei trovato il coraggio di scrivere ad alpinisti famosi, esperti, per cominciare il mio cammino in questa passione per persone straordinarie, capaci di imprese straordinarie, come te. GRAZIE BERNA.

  Tentativo sulla Siula Grande, Matteo Bernasconi (arch Ragni Lecco)

Matteo, sei andato avanti troppo presto.

Un immenso abbraccio alla tua piccola, alla tua compagna, ai Ragni di Lecco e a tutti gli amici.

 

 

 

 

Korra Pesce e Jorge Ackermann

 

Corrado “Korra” Pesce , classe 1981, novarese trapiantato a Chamonix da oltre un decennio, è un fortissimo alpinista ; ormai “transalpino”, come lui stesso si sente, è diventato infatti Guida Alpina in Francia , famiglia sul versante francese del Monte Bianco. Predilige vie difficili e tecniche, ha scalato tantissimo sulle Alpi e in Patagonia. Ha appena pubblicato un bel racconto, molto interessante, della sua ultima scalata sul Cerro Torre su Instagram – in inglese – e mi ha gentilmente concesso di tradurlo in italiano . E’ veramente interessante per uno sguardo sull’attualità e sulle prospettive future dell’arrampicata patagonica. Va ricordato che per tutto il mese di Gennaio il tempo è stato pessimo, pertanto la finestra di bel tempo ha causato….

 

Una Giornata di Traffico sul Cerro Torre 

di Korra Pesce , traduzione Federico Bernardi

 

Febbraio finalmente ha portato una lunga finestra di bel tempo qui a Chaltén. Assieme a Jorge Ackermann siamo saliti su Noruegos con lo stesso zaino pesante che avevamo già riportato a valle scappando via da questo posto folle.

Noruegosapproccio a Noruegos, “Campo Base” per il Cerro Torre

Sapevamo che le condizioni non erano affatto buone su roccia, specialmente sul Cerro Torre.

Così abbiamo “lanciato i dadi” su Tiempos Perdidos, una via che porta sul lato sud del Colle della Speranza, aperta da Andy Parkin e François Marsigny nel 1994. Una meraviglia di ghiaccio lunga 800 metri, purtroppo minacciata da un enorme seracco.

Questo percorso ha visto ripetizioni da parte di alcuni dei migliori scalatori di ghiaccio che abbiano mai visitato la zona, personaggi come Bruno Sourzac, Bjorn Eivin Artun e non è stata completata sino alla vetta fino al 2005, quando Kelly Cordes e Colin Haley hanno collegato questa via con la via dei Ragni.

Siamo partiti il 4 febbraio [da El Chalten], il 5 siamo partiti da Noruegos nel pomeriggio e dopo esserci crogiolati al sole sotto Mocho, ci siamo fatti lentamente strada verso la nostra linea sognata. Non eravamo sicuri delle condizioni della neve, fino a quando non abbiamo superato la crepaccia terminale verso le 21:30.

tiempos perdidos su Tiempos Perdidos

Il percorso era in mega condizioni, neve incredibilmente buona fino in cima ma impossibile da attrezzare regolarmente con buone protezioni. Abbiamo proceduto in simulclimbing la via in 4 ore e mezza, poi siamo saliti lungo la via dei Ragni fino a un buon posto per bivaccare sotto l’Elmo. Alle 2:30 del 6 febbraio ci siamo infilati nel nostro kit da bivacco leggero e abbiamo aspettato la luce dell’alba.

Colle Dell'Elmo                                                                                        bivacco al Colle Dell’Elmo

Dopo alcune ore di sonno ci siamo resi conto rapidamente che c’erano parecchie persone sopra di noi ! La via dei Ragni è una delle linee più ambite della zona, per ovvie ragioni, tutti volevano arrivare in cima il più presto possibile.

Cerro Torre

Era chiaramente un disastro, 7 cordate e un mucchio di alpinisti , in queste circostanze sembrava di scalare l’ Ama Dablam o un ottomila tecnico.

Abbiamo iniziato a scalare alle 8:30 e ci siamo uniti al gruppo che guidava due tiri sotto la cima – che aveva fatto un ottimo lavoro nel pulire una quantità notevole di brina fino a quel punto. Da lì ha proceduto uno degli scalatori della seconda cordata. Anche se le cordate sottostanti non sembravano molto entusiaste di vederci passare, ci siamo sentiti i benvenuti lassù. Presto ci è parso chiaro che qualcuno avrebbe potuto ritrovarsi molto stanco e bagnato, scavando il tunnel sull’ultimo tiro del fungo.

Fungo Sommitale Tunnel scavando il tunnel sul fungo sommitale

Mi sembrava che la mia presenza e quella di Jorge, lassù, fosse vista come molto utile, perché avevamo già aperto il fungo sommitale negli anni passati. In effetti, stavamo solo per mostrare agli altri che anche dopo aver già scavato il tunnel, chiunque non sarebbe stato entusiasta nel farlo nuovamente, a meno che non fosse davvero l’unica opzione disponibile.

Da quanto posso ricordare, non sono convinto di essere particolarmente bravo ad arrampicare sul rime – e sono rimasto molto colpito dall’ottimo lavoro fatto da Fabian Buhl e ora Christophe Ogier. Non osavamo certo chiedere di guidare, quindi non ci siamo offerti, ma eravamo lì nel caso in cui gli altri esaurissero i proiettili. Avrebbe potuto esserci la possibilità di crogiolarsi al sole , invece era un po’ freddo e nuvoloso ; abbiamo incoraggiato Christophe e quindi aspettato.

Uscita Sommitale Fungo                                                                                           in uscita dal fungo sulla vetta

La prima parte , un mezzo tubo naturale è stata scalata velocemente. Poi c’è la parte a strapiombo e per evitare il rischio di una lunga caduta, abbiamo incoraggiato Cristophe a scavare un tunnel verticale. Dopo ore di scavo è tornato umido e stanchissimo per l’esilarante avventura ,che ha incluso un volo frusta da 10 mt -che ci ha un po’ preoccupato.

Nel frattempo un folto gruppo di italiani si è radunato sotto al fungo. Contrariamente alle prime cordate, non avevano alcun equipaggiamento per il bivacco ed erano ovviamente eccitati per salire in vetta al più presto. Edoardo Saccaro ha fatto un ottimo lavoro scavando la sua parte di tunnel. Nel frattempo le cordate attrezzate o con tende si sono preparate per un bivacco.

Affollamento in Cima                                                                                         affollamento sul Cerro Torre

Quando Edo ha superato tutte le incertezze finali, la tensione è svanita : tutti sapevamo istintivamente che saremmo andati in vetta. Abbiamo ovviamente lasciato passare tutti gli alpinisti senza kit bivacco e con Jorge ci siamo infilati nel sacco per la notte .

La mattina seguente non c’erano una, non due, ma ben tre corde fisse, ed è stato chiaro che a nessuno importava più nulla di seguire la rigida etica dell’arrampicata e ci siamo tutti sparati verso l’alto ! Onestamente era evidente già da molto tempo che l’ “esperienza” del Torre era cambiata oltre il punto di non ritorno…

Jorge ha fatto un tiro usando il microtraxion e io ho fatto l’unica cosa a cui potevo pensare, ho scaldato il mio corpo congelato facendo jumar e fotografando la parete nord. Siamo arrivati in cima subito dopo l’alba.

Cerro Torre Cumbre                                                                              Korra e Jorge in vetta sul Cerro Torre

La discesa è andata molto bene e abbiamo incrociato molti altri climbers impegnati in salita. Mi chiedo se la situazione reale sul Cerro Torre sia poi così diversa dal tempo in cui c’erano tutti i chiodi sulla via del compressore!

Ho notato che dall’80 al 90 percento delle persone sulla via dei Ragni non ha certo affrontato il vero carico di lavoro richiesto da questa salita. Molti climbers con abilità limitate lo stanno ancora scalando. Buon per tutti fino a quando nessuno si farà del male. Ho visto come l’arrampicata su ghiaccio bagnata da acqua stia diventando un po’ troppo popolare, e credo che sorgeranno problemi con questo sovraffollamento. Più climbers non qualificati verranno a provare, ci saranno più salite guidate, più droni.

Personalmente non tornerò sulla Via dei Ragni a metà stagione.

Grandissimo lavoro per Fabian Buhl [che è sceso col parapendio,NdR], Edoardo Saccaro e Christophe Ogier , sono loro che sono saliti sul Torre, fatto il duro lavoro, su cui noi ci siamo “meramente appoggiati”.. Ad ogni modo, sono entusiasta di aver scalato in simulclimb la maggior parte dei 1300 metri con Jorge. Korra Pesce e Jorge Ackermann                                                                                           Korra Pesce e Jorge Ackermann

Ringrazio molto Korra Pesce per la disponibilità. Tutti i diritti riservati a Korra Pesce, testo e foto precedentemente pubblicati su Instagram @korra_pesce

 

Patagonia

Straordinario l’inizio stagione alpinistica in Patagonia, con l’impresa dei francesi Martín Elías, Jérome Sullivan e François Poncet che hanno aperto una nuova via, “La Mariposa” (1200 mt ,A3, M7, 6a ) tra il 18 ed il 19 ottobre sull’inviolata guglia del Pilastro Sud del Cerro di San Lorenzo, denominato “El Faro” (3150 mt)  

Pilastro Sud Cerro San Lorenzo

 

” abbiamo iniziato ad arrampicare alle 10 di mattina, le previsioni davano buone condizioni di alta pressione fino alla notte successiva, quindi avevamo 48 ore. Prima una parte di arrampicata tecnica su terreno di misto e roccia buona, dopo abbiamo raggiunto una rampa di neve e ghiaccio che avevamo individuato  durante l’esplorazione precedente. Da qui , slegati siamo saliti rapidamente lungo la rampa di oltre 500 metri ,con  accesso alla parte più ripida della parete. Arrampicavamo velocemente e questo ci ha fatto sperare di poter dormire al colle – ma quando abbiamo raggiunto la fine della rampa , ci siamo resi conto che le pessime condizioni della neve, della roccia marcia e la mancanza di ghiaccio ci avrebbero creato molti problemi e rallentato. Quando la notte ci ha raggiunto stavo salendo i primi 30 metri di quello che sarebbe diventato la sezione chiave di tutta la via: un camino verticale di 80 metri ricoperto di neve, di cui mi mancano le parole per descrivere la bruttissima qualità della roccia. Marcia non è adatto.”Un asco” come dicono i locals!” 

A questo punto i 3 si sono calati 30 metri, gradinando il ghiaccio per uno scomodo bivacco.  La mattina dopo hanno ricominciato l’arrampicata su roccia e ghiaccio di pessima qualità. Infine un transito sulla parete nord , dove hanno compiuto i tre tiri finali di roccia brinata fino alla vetta, raggiunta al calar del buio.

sulla via , ph Martin Elias

“Abbiamo avuto costantemente il dubbio di raggiungere la vetta, con tutta quella neve , la roccia orribile e il tempo avverso – nella nostra esperienza ,il meteo al San Lorenzo è sempre peggiore di quanto previsto – essere giunti in cima è stato davvero un momento magico.”

                                   Via La Milagrosa – Pilastro Sud Cerro San Lorenzo / Patagonia Vertical 

 

Patagonia / In arrivo

Denis Urubko , fortissimo himalaysta russo (naturalizzato polacco, residente in Italia) , sarà in Patagonia a breve per tentare il Cerro Torre – e forse il Fitz Roy – assieme alla forte Maria “Pipi” Cardell , con la quale ha dimostrato ottimo affiatamento già nel 2017 ( Pik Chapaev in Kyrghizistan, nomina Piolet D’Or)  e quest’Estate in Georgia ( lunga via sull’Ushba, 4710mt ) . I due hanno anche intenzione, dopo i 2 mesi che trascorreranno in Patagonia a partire da fine Novembre, di tentare una nuova via sul Gasherbrum II nell’Estate 2019.

In arrivo anche altre due spedizioni leggere dall’ Italia : Hervè Barmasse , a breve, e a Gennaio il Presidente Ragni di Lecco, nonchè fuoriclasse patagonico, Matteo Della Bordella  , per obiettivi ad oggi sconosciuti.

Kelly Cordes (c) Cerro Torre
                                                                                                                                                                                                                                             Kelly Cordes (c) Cerro Torre

Pubblicato il 4 marzo 2016 da Kelly Cordes su www.kellycordes.com e tradotto da Federico Bernardi

Ormai sappiamo bene che tutto è cambiato e dopo le scalate pazzesche compiute nelle ultime stagioni di arrampicata in Patagonia, credo che quello che stiamo vivendo sia qualcosa di speciale, qualcosa che assomiglia a vedere squarci nel futuro dal tempo presente. Forse sto esagerando le cose. Il tempo lo dirà.

Mentre facevo ricerche per il mio libro [The Tower: A Chronicle of Climbing and Controversy on Cerro Torre, ndR], riflettevo sulla Storia vista attraverso la lente di oggi e sono rimasto spesso colpito dall’inutilità di tentare di predire il futuro. Ecco un esempio, dalla nota di American Alpine Journal nel 1959, dopo aver ricevuto la notizia della presunta scalata Egger-Maestri al Cerro Torre :

1959-aaj

“Il nostro corrispondente, Signor Vojslav Arko , sottolinea che con questa scalata l’Età d’Oro dell’arrampicata in Patagonia è finita.”

Viste con la prospettiva di oggi, non dovrei essere sorpreso dalle recenti e fenomenali scalate: in ogni caso, sono molto colpito. Pur comprendendo l’attuale, veloce tasso di progressione e le capacità di livello superiore possedute dai migliori scalatori del momento, penso sia giusto affermare che il più grande e singolo cambiamento nella Storia della scalata della Patagonia è avvenuto lontano dalle montagne, circa nel 2005.

Di seguito è riportato un articolo che avevo in mente di scrivere da un po’ di tempo. Assomiglia a un pezzo che fu originariamente scritto per l’ Alpine Journal Inglese del 2014 ed è in gran parte una cucitura dei capitoli 17 (New Patagonia) e 24 (demistificazione di un Massiccio) del mio libro.

Parla proprio di quel grande cambiamento che ho appena citato – la linea di demarcazione tra la Vecchia e la Nuova Patagonia, e racconta la Storia di come si è verificato.

***

Nuova Patagonia: I Venti del Cambiamento

 

“Immaginatevi stanchi e logori, accampati nei boschi della Patagonia, appena tornati da un tentativo in cui una ventosa finestra di brutto tempo si abbatteva su di voi mentre vi trovavate a 1000 metri in parete. Come se la furia degli Dei fosse improvvisamente scesa su di voi ; eppure, in qualche modo, siete sopravvissuti. Il vostro corpo completamente intorpidito, il vento furioso contro la parete, non riuscite nemmeno a sentire il vostro partner urlarvi da un metro di distanza. Ogni secondo di ogni ora per dodici ore siete stati immersi in una paura primordiale. Barcollando in ritirata , arrivate al campo e vi schiantate in un sonno senza sogni. Non dormivate da oltre trenta ore e mentre la tempesta infuriava, speravate in una sola cosa: che continuasse, quella maledetta bufera, in modo da non dover nemmeno pensare di tornare là fuori a scalare. Ma nel bel mezzo della notte vi svegliate per pisciare : borbottando vi siete rigirati nel sacco, avete aperto la zip della tenda e siete usciti fuori. Attraverso gli occhi cisposi il vostro sguardo è rivolto sugli spazi tra gli alberi : le stelle splendono luminose. Ma vaffanculo.”

 

Nel 1975, a seguito di una delle sue numerose spedizioni in Patagonia, Ben Campbell-Kelly scrisse: “Una spedizione dovrebbe essere pronta a spendere un minimo di tre mesi in montagna, in particolare se ha scelto un obiettivo difficile.”

Alpinist.com (c)
                                                                                            Monika Krambic – Alpinist.com (c)

Nel 1995, tentando Infinito Sud, una nuova linea incredibilmente difficile  nel centro della parete sud del Cerro Torre, Ermanno Salvaterra, Roberto Manni, e Piergiorgio Vidi trasportarono una casetta di alluminio dal peso di 200 kg come riparo durante le tempeste. Salvaterra, il più grande scalatore del Cerro Torre di tutti i tempi, era preoccupato che i normali portaledge venissero distrutti dal vento.

Nel suo libro del 2000 “The Big Walls”, Reinhold Messner scrisse: “Il grosso problema sul Cerro Torre sono le tempeste. Ogni parete della zona in realtà dovrebbe essere considerata e misurata due volte la sua altezza. ”

Ma questo era il passato, la Vecchia Patagonia. Prima dell’arrivo del più grande cambiamento nella Storia della arrampicata patagonica, che non fu il ponte sul Río Fitz Roy, o l’aeroporto di El Calafate, o le strade asfaltate, e nemmeno l’evoluzione tecnica della moderna arrampicata.

Questo cambiamento ha influenzato ogni elemento dell’alpinismo patagonico, anche – o forse soprattutto – l’attenzione alla Via più infame e bizzarra della zona: La Via del Compressore sul Cerro Torre. Nel corso di due viaggi nel 1970 (a volte erroneamente collocati nel 1971), l’ alpinista italiano Cesare Maestri utilizzò un compressore a benzina come martello pneumatico per piantare quattrocento chiodi, la maggior parte di loro distanziati come pioli di una scala, sulla cresta sud-est della montagna. Maestri piantò molti dei suoi chiodi accanto a fessure perfettamente utilizzabili per scalare, in altri punti su roccia liscia, apparentemente determinato a evitare ogni caratteristica che permettesse la progressione naturale .

Anche se Maestri tornò a casa accolto da una fanfara formidabile, il mondo dei veri alpinisti fu molto meno impressionato. La maggior parte di loro considerava le sue tattiche un affronto allo spirito dell’alpinismo e alle regole da tempo stabilite di fair play.

Tuttavia, nei decenni successivi e nonostante ciò, successe l’imprevedibile : La Via del Compressore diventò la via più popolare sul Cerro Torre.

Pochi scalatori tentarono nuove vie sulla montagna. Fino alla metà degli anni 2000 la Via dei Ragni, la vera prima scalata vittoriosa del Cerro Torre , fu ripetuta fino in vetta solo quattro volte.

Più gli alpinisti affollavano la Patagonia, più gli anni passavano – spesso consecutivamente – senza che il Cerro Torre venisse scalato nemmeno una volta . Stagioni senza cima, tentativi da incubo conclusi con tempeste infernali e i rari successi rafforzarono ulteriormente il ruolo della Via del Compressore come parte integrante della tradizione del Cerro Torre. Per molti alpinisti, l’affronto morale della scaletta di chiodi di Maestri diventò trascurabile.

I racconti del terrore erano onnipresenti. Quando arrivavano tempeste da ovest, se vi foste trovati in cima alla Via del Compressore, non avreste capito di essere nei guai fino a quando fosse chiaro che era troppo tardi per ritirarvi . Le palpebre socchiuse al massimo. Il vento che porta le corde in orizzontale nel vuoto prima di rilanciarle contro la parete come fossero serpenti striscianti, facendole attorcigliare irrimediabilmente su qualche cengia e costringendo gli alpinisti a tagliarle e fare ritirate in doppia sempre più corte, col poco che rimaneva di quelle corde. Gli alpinisti si ritiravano a scaglioni verso il basso , cercando la sicurezza della foresta , come soldati sconfitti in battaglia, gli occhi vitrei e gli sguardi attoniti.

Nel 1980 il neozelandese Bill Denz fece tredici tentativi in solitaria della Via. Sopportò un bivacco di sette giorni intrappolato su una piccola sporgenza 300 metri sotto la cima in un’occasione. In un altro tentativo, il suo migliore, si ritirò a 70 metri dalla vetta.

Ogni pretendente dava valore al successivo , quando molti alpinisti famosi si avvicendarono nei tentativi e arrivarono le prime ripetizioni – a partire dal 1979, con la prima di Jim Bridwell della Via (Maestri, si apprese poi, si ritirò senza salire la parte sommitale, il fungo di ghiaccio, nel 1970) che di fatto conferirono una sorta di benedizione e nobiltà a quella Via .

 

courtesy Alpinesketches.com /Ermanno Salvaterra (c)
Courtesy Alpinesketches.com /Ermanno Salvaterra (c)

 

Come testimonianza della difficoltà intrinseca del Cerro Torre, a parte quattro ripetizioni della via dei Ragni, fino al 2005 ogni altra salita in vetta dipese dall’uso dei chiodi della Via del Compressore. Le tre vie sulla parete sud si intersecavano con la cresta sud-est, le due vie sulla parete est terminavano in cima tramite la Via del Compressore. Niente alternative, o quasi.

Ai tempi in cui arrivò un periodo ,lungo quasi due settimane, di cielo sereno sul massiccio di Chaltén – a cavallo tra Novembre e Dicembre 2008 – il numero di ripetizioni lungo la Via del Compressore era cresciuto troppo per contarle, sicuramente ben oltre un centinaio.

Quella finestra di bel tempo alla fine del 2008, però, fu diversa. Non solo per la sua durata, ma perché tutti sapevano che stava arrivando.

Nella sua sintesi del Massicio di Chaltén scritta in quell’occasione sull’ American Alpine Journal, Rolando Garibotti scriveva: “La grande novità è che la Via dei Ragni di Lecco sulla parete ovest del Cerro Torre ha visto sei ascensioni (diciannove alpinisti), più di tutte le salite nei decenni precedenti. Al contrario, quella breve finestra vide solo una ripetizione della via del Compressore. Come se improvvisamente, nello spazio di una notte, tutti avessero smesso di salire l’Everest con l’ossigeno, le corde fisse e il supporto Sherpa. Mentre centinaia di chiodi di Maestri restano sulla parete, la comunità dei climbers sembra avergli finalmente girato le spalle con freddezza. L’elenco delle scalate su Vie che non usano nemmeno parzialmente la Via del Compressore sul Cerro Torre è ora cresciuto a quattordici. ”

 

 

Palloni meteorologici erano stati lanciati nella zona della Patagonia molto tempo prima che qualcuno facesse previsioni meteo , mi ha riferito Jim Woodmencey. Alpinista, sciatore, ed ex Ranger nel Parco Nazionale del Grand Teton , possiede una società di previsioni meteo chiamata MountainWeather. Afferma che ogni paese ha le proprie stazioni di servizio meteo, e lancia palloncini che raccolgono i dati in vari punti dell’ atmosfera. Ci sono altri modi per raccogliere dati, come le stazioni di osservazione di superficie, le boe oceaniche, le foto satellitari di nubi ad altezze differenti e intervalli di tempo, che indicano cose come la velocità del vento e la concentrazione di umidità atmosferica. Anche se i dati sono relativamente scarsi in posti meno popolati come la Patagonia, praticamente nulla si frappone tra le tempeste nel Pacifico e il Massiccio patagonico di Chaltén. Per questa peculiare caratteristica, e a differenza di molte destinazioni alpinistiche importanti, i dati raccolti permettono previsioni meteo incredibilmente precise.

I dati da soli non significano niente, però. Sono i modelli a computer che in realtà analizzano i dati e fanno previsioni , e sono migliorati enormemente nel corso degli anni. Dati trasformati in una previsione meteo rispondono alla domanda chiave per ogni alpinista: è tempo per scalare o no ?

Nella stagione 2004-05, l’ alpinista tedesco Thomas Huber decise di controllare se il suo meteorologo-guru, Karl Gabl [lo stesso usato da altri alpinisti famosi come Simone Moro,ndR], potesse fornire le previsioni da lontano. Le previsioni per la zona di Chaltén non avevano precedenti. “Non avevamo idea se avrebbe funzionato per la Patagonia,” mi ha detto Thomas. “Ma funzionò, tutti mi guardavano per capire se avrei scalato o meno, gli altri alpinisti pensavano che io ricevessi da Innsbruck i segreti del meteo. Fu una prima, grande, stagione. Non solo per la Patagonia, ma in tutto il mondo, le previsioni meteo cambiarono, e di molto, l’alpinismo “.

Come quelle di Gabl hanno dimostrato nel corso degli anni, le previsioni meteo relative a zone di montagna richiedono conoscenze specifiche per essere accurate. Anche potendo imparare come si fanno, si avrebbe bisogno di accedere a tutte le informazioni, il che richiede un accesso a Internet che sia funzionale.

Internet non è arrivato a El Chaltén fino al 2003. Allora, la banda era scarsa, e funzionava a malapena. Il primo Internet café è arrivato nel 2004; i climbers venivano a controllare il meteo sul NOAA, ma lottavano contro una  connessione malfunzionante.

La residente locale Adriana Estol ricorda, “Sono venuta qui nel 2006 ed era quasi impossibile avere Internet a casa ma alcune case erano più fortunate.” Una delle “case fortunate” apparteneva a Bean Bowers.

Bowers, un’alpinista statunitense solido come un chiodo da roccia è stato sempre il tipo da “arrangiati e fai-da-te”. Per diversi anni consecutivi visse l’intera stagione estiva a El Chaltén, raccogliendo abbastanza soldi per comprarsi una piccola casa nella zona. Nel 2011, a trentotto anni, Bean morì di cancro ma molti dei suoi amici ricordano come avesse preparato lungamente le sue previsioni meteo. Aveva lavorato come Guida nei Tetons in estate, dove il rangers Ron Johnson gli mostrò come leggere i modelli meteo. Bowers poi seguì un corso presso Woodmencey sulle previsioni meteorologiche in montagna.

Doug Chabot, alpinista e valido studioso di previsioni sulle valanghe fu un altro che lo aiutò nel percorso formativo. “Ho dato a Bean le basi climatiche sulle previsioni meteo nel 2004. Infatti, durante il suo primo viaggio [a El Chaltén], mi chiamava per controllare alcuni modelli. Io lavoravo nella previsione delle valanghe, ero abituato a guardare i modelli meteo giornalmente. E poi aggiunge :” La cosa più importante era che avevo un vero e proprio lavoro nel campo ed ero raggiungibile per telefono “.

Il climber Josh Wharton ricorda bene la prima stagione in cui cominciarono le previsioni, mentre lui e Jonny Copp scalavano assieme sul Massiccio patagonico. Molti alpinisti espressero gratitudine a Huber per aver condiviso le sue previsioni in quella stagione ma ben presto la gratitudine si spostò su Bowers: “Bean tentò la lettura della mappa della Marina che un amico gli aveva mostrato ma era ancora principiante , quindi fu più che altro un’eccezione sporadica. Thomas Huber usava un telefono satellitare per chiamare il suo meteorologo austriaco e tra i due mi ricordo che crebbe un’intesa sempre più solida che durò per tutta la stagione. Infatti, quando Jonny e io iniziammo la Poincenot [la torre finale nella loro traversata di cinquantadue ore delle cime Agujas Saint-Exupéry, Rafael, e Poincenot], il vento ci approcciò duramente proprio alla fine, quasi esattamente all’ora che Thomas aveva previsto tre giorni prima. Fu un momento di quelli rivelatori.

 

courtesy by Kelly Cordes (c)

Mentre studiava, Bowers condivideva generosamente gran parte della sua conoscenza con gli amici. Nel 2006 insegnò a Rolando Garibotti, e ben presto gli alpinisti bussavano alla loro porta per avere previsioni o istruzioni su come ricavarle. Conoscere bene il meteo in Patagonia era come possedere un biglietto per lo spettacolo di prima fila – ed era ancor più bello perché era gratis.

I climbers facevano letteralmente la fila a casa di Garibotti per imparare, così Rolando si decise a scrivere una lunga email di istruzioni – ora ha una sezione specifica per le previsioni meteo sul sito web pataclimb.com. In breve tempo tutti poterono accedere alla conoscenza meteo del Massiccio patagonico.

Bastava seguire le istruzioni, inserire i dati sui siti giusti – per il Cerro Torre, le coordinate di posizione sono -49,3 ° e -73,1 ° – e si ottenevano proiezioni incredibilmente accurate su precipitazioni, temperatura, e soprattutto,  sulla velocità del vento.

Improvvisamente, tutte le barriere crollarono.

 

foto Chalten Hoy - proteste per il servizio Internet a El Chalten
                foto Chalten Hoy – proteste per la qualità del  servizio Internet a El Chalten,2014

 

Nel giro di pochi anni da quella stagione 2004-05, le previsioni sono divenute così precise che gli alpinisti possono tranquillamente lasciarsi alle spalle la maggior parte dell’attrezzatura necessaria in caso di tempeste, rendendo i carichi leggeri e l’ arrampicata più veloce. Nello stesso periodo, l’interesse per la Via del Compressore si è placato notevolmente [tranne per la rimozione di gran parte dei chiodi da parte di due alpinisti statunitensi,ndR]. Forse serviva veramente la consapevolezza del “cielo azzurro” per riportare in primo piano ciò che la maggior parte degli scalatori sapeva già : la Via del Compressore era così compromessa che era difficile considerarla una linea di arrampicata valida. I detrattori della Via avevano a lungo sostenuto che questa Via, rimuovendo con i chiodi piazzati a scaletta le parti difficili da scalare, avesse distrutto la sfida naturale e innata nell’ arrampicata. E ora, quando questa Via viene scalata con meteo buono, si comprende bene quanto avessero ragione.

Eppure esiste ancora un’ interazione interessante, perché il meteo e le condizioni delle pareti sono parti integranti dell’ alpinismo. Salire la Via del Compressore nella Vecchia Patagonia significava qualcosa di molto diverso dal farlo ora, nella Nuova Patagonia. Rimuovete la paura paralizzante di essere bloccati in una di quelle tempeste leggendarie e capirete che è impossibile esagerare sulla enorme svolta data all’ arrampicata in Patagonia.

Al giorno d’oggi a El Chaltén (nessuno campeggia più nei boschi), tra le sessioni di bouldering si possono sentire discorsi del tipo “Sì, sembra che domani ci siano tra sei e otto, poi scendono a due a due Mercoledì.” Si sta parlando di nodi di velocità del vento, sulle previsioni di questi rispetto alla quota, il che si traduce in un “No” o un “Si” al quesito se sia possibile arrampicarsi in alto, in quei giorni.

All’inizio del 2007, mi ricordo che stavo dietro alle spalle di Bean Bowers  mentre osservava la mappa meteo sul suo computer: La madre di tutti i sistemi ad alta pressione stava arrivando. Da lì , e per quattro giorni, il bel tempo arrivava dall’ Australia: fu così che Colin Haley e io partimmo per il Cerro Torre, dove completammo un concatenamento tentato più volte della via del 1994 “Los Tiempos Perdidos”, di François Marsigny e Andy Parkin , fino alla vetta, tramite la Via dei Ragni . Nonostante l’esposizione del fungo di ghiaccio sommitale e il racconto del ritiro epico e straziante di Marsigny e Parkin all’epoca , Colin e io l’abbiamo fatto con zaini leggeri dieci chili. La nostra unica preoccupazione era non riuscire a scalare la Via, non le tempeste – anche se forse un giorno una previsione sbagliata intrappolerà gente come noi. Fu una delle migliori scalate della mia vita , tuttavia mi rendo anche conto che noi stavamo giocando un gioco completamente diverso rispetto a quello giocato nella Vecchia Patagonia.

Mi ha nuovamente molto colpito la differenza e l’evoluzione del posto quando tornai a El Chaltén nel 2013. Un amico aveva controllato le previsioni dagli Stati Uniti e vide arrivare una finestra di bel tempo. Sfruttando l’accessibilità odierna, saltò sul primo aereo e pochi giorni dopo salì la via dei Ragni. Nello stesso tempo, un paio di forti giovani sloveni uscirono dai loro sacchi a pelo nell’ ostello – la previsione era perfetta – e senza dormire, percorsero il sentiero per il Fitz Roy , arrampicandolo e stabilendo una nuova e difficile Via. Al ritorno in città, durante la cena e poi al bar, mentre nubi di tempesta tuonavano attraverso le cime del Massiccio, noi ce ne stavamo in tutta comodità a scambiar racconti delle nostre imprese.

Praticamente, in seguito a questa rivoluzione nelle previsioni meteo, i climbers possono ora evitare la componente più brutale e terrificante dell’arrampicata patagonica, riposandosi o facendo bouldering , pronti a scalare appena il tempo migliora.

Questo posto non sarà mai più lo stesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cerro Torre rock falls (c) Lauri Hmlinen,2016 Cerro Torre rockfall  (c) Lauri Hmlinen

“Il caldo estremo delle ultime estati, aggiunto alle cinque settimane recenti, hanno senza dubbio avuto un impatto sul permafrost, rendendo queste montagne pi instabili”

Rolando Garibotti (c) Black Diamond
Rolando Garibotti 

LA LUNGA E CALDA ESTATE PATAGONICA

La straordinaria serie di salite patagoniche, un flusso continuo e ripetuto di ascese in velocit, per la prima libera, per nuove linee, per ambite ripetute, la traversata record di “Capitan Sicurezza” Colin Haley con Alex Honnold – parleremo in futuro di questo duo, un mix perfetto di stile diversi che capace di mostrarci la vitalit e la purezza ancora esistenti nell’alpinismo,  – sembra non aver fine, grazie a una finestra di un mese e mezzo di ottimo tempo e temperature calde . Rolando Garibotti, guardiano,mentore e cantore delle imprese Patagoniche nonch “guru” sensibile, etico e  attento all’ambiente,ci scrive del rovescio della medaglia , causato dal drastico cambiamento climatico , sulla sua pagina Facebook Patagonia Vertical.

 

Cerro Torre flake fall (c) Gabi Fava  Cerro Torre flake fall (c) Gabi Fava

Contattato da montagnamagica, con la sua consueta gentilezza ci ha concesso di tradurre la sua nota d’allarme,non a caso intitolata “Achtung” (Pericolo!, in tedesco):

“Il 20 Gennaio, mentre Iaki (Coussirat ndR) moriva sulla parete Est del Fitz Roy, a causa di una scarica di pietre, Gabi Fava e Martin Lopez Abad osservavano il crollo di un’enorme placca sul muro sommitale del  Cerro Torre. Quel giorno il livello di congelamento era 3800 metri e c’erano scariche di ghiaccio e roccia ovunque. Gabi ha notato che tornando qualche giorno dopo, con livello a 3100 metri, tutto era calmo e fermo. Sebbene in apparenza sia  nell’altitudine di questo valore la chiave  dei crolli, il problema molto pi complesso. Il caldo estremo delle ultime estati, aggiunto alle cinque settimane recenti, hanno senza dubbio avuto un impatto sul permafrost, rendendo queste montagne pi instabili. Quindi il livello di congelamento uno dei fattori da tener in conto nella scelta degli obiettivi di scalata ma forse il momento di considerare veramente off-limits certi luoghi durante periodi estivi cos caldi come questo, al di l del mero valore di congelamento . Questo insegnamento stato appreso da un ventennio sulle Alpi ed forse arrivato il momento di farlo anche qui, ora.”

Nello stesso post di Rolo, un commento conferma l’analisi di Rolo : il climber finlandese  Lauri Hmlinen pubblica un’impressionante foto della parete Sud del Cerro, qui a lato, vista dal campo base dei Polacos . Osserviamo l’enorme nuvola di polvere sollevata nella parte centrale del muro dal crollo, proprio in verticale sulla placca sgretolata che vediamo qui sopra negli scatti di Gabi Fava, poco sotto il fungo sommitale ,che sembra ridursi anno dopo anno.