Everest 

                                                               

Ormai da qualche anno, il dibattito attorno a ciò che è diventata la stagione primaverile sui versanti nepalese e cinese dell’ Everest, ruota in circolo attorno agli stessi problemi:

  • numero enorme di permessi concessi dalle autorità (soprattutto quelle nepalesi, con quasi 400 permessi di salita per stranieri, il che significa oltre 1000 persone in vetta, contando sherpa e guide)
  • spregiudicatezza e incompetenza di molte Agenzie locali, materiali tecnici difettosi o insufficienti  
  • livello di preparazione di molti clienti sotto la minima soglia non di sicurezza ma del ridicolo 
  • utilizzo sconsiderato dell’ossigeno , con erogazione eccessiva sin da quote non elevatissime e conseguente rischio di esaurimento o erogazione insufficiente durante il percorso di discesa e alle quote più critiche  
  • incidenti causati dalle lunghe file sulle corde fisse nella zona della Morte – ovvero sopra Campo 4 , posizionato sui 7900 metri di quota – ( incidenti mortali legati all’80% a ossigeno mancante e mancato acclimatamento sufficiente )
  • inquinamento spaventoso dal Campo Base, vero e proprio villaggio con migliaia di presenze fino alla vetta
  • eccessiva esposizione sui media di notizie relative a presunti nuovi record, prove di endurance varia e spettacoli d’arte varia (?!)

Francamente, non mi interessa molto parlare degli incidenti mortali, se siano in linea con le statistiche o siano in aumento.

Sono stati relativamente pochi, considerate le potenzialmente esplosive condizioni sulla montagna, l’impreparazione dei clienti, i furti di bombole d’ossigeno lungo il percorso e l’affollamento mostruoso. 

David Göttler , alpinista professionale e di grande talento, ha recentemente pubblicato una riflessione ( sul suo profilo Facebook , 1° Giugno) , dove prende una posizione netta – che personalmente condivido (con alcuni piccoli distinguo) :

“nel contesto dello scalare gli Ottomila, non usare l’ossigeno [da quando Messner e Habeler scalarono l’Everest senza] dovrebbe essere il gold standard per ogni atleta professionista. Usare l’ossigeno supplementare è considerato doping in tuttio gli sport, e scalare un Ottomila non è diverso . Non applaudiamo atleti che fanno uso di doping in altri sport, allora perchè si continuano ad acclamare imprese effettuate con l’ossigeno su queste montagne ?”

Da notare che David ha tentato l’Everest senza ossigeno lungo la via normale, ritirandosi a circa 8700 metri per non incorrere nel rischio di rimanere intrappolato nelle lunghe code di “jumarers” (clienti delle spedizioni commerciali) , consapevole ovviamente che il periodo scelto era il peggiore – ma avendo un permesso inutilizzato e ancora valido lungo quella via, ha comunque voluto provare. 

Quest’anno , a parte Göttler , solo Cory Richards e Esteban Mona hanno tentato senza ossigeno, lungo una parziale via nuova, sul versante nord ; si sono ritirati dopo un tentativo terminato a circa 7600 metri , per mancanza di finestre di tempo stabile, dopo oltre 1 mese e mezzo di preparazione .

Nello stesso tempo, moltissimi media di Montagna e Alpinismo hanno rilanciato decine di aggiornamenti su presunti clamorosi “record” a opera di un ex Gurkha – Sherpa , consistenti nel salire e scendere in massima velocità, con abbondante uso di sherpa a battere strada e preparare le corde, elicotteri per trasferimenti tra Campi base, e ossigeno a profusione.

Altro “record”, una “traversata” Everest Lhotse – che tale non è assolutamente, parliamo del classico uso di C3 per salire all’Everest via jumar, tornare giù, salire le corde fisse fino alla cima del Lhotse sempre con abbondante uso di ossigeno supplementare.

Qualunque chiacchiera sulla “sicurezza” o sul fatto che non essendo l’alpinismo uno sport l’uso dell’ossigeno non è dopante ma usato “esclusivamente” per evitare edemi polmonari, ipossia, etc. , lascia veramente il tempo che trova.

L’uomo ha dimostrato di poter, al limite delle proprie forze, salire gli 8000mila senza usare l’ossigeno, lo ha fatto con materiali tecnici ridicoli rispetto al presente, senza poter contare su previsioni meteo precise come ora, senza gps, medicinali salva vita, etc. Usare O2 a 8000 metri, è dimostrato scientificamente, equivale a essere poco sopra i 6000 metri.

Certamente, non pensiamo vada vietato tout court l’uso dell’ossigeno – ma riteniamo che i media debbano smettere completamente di tenere accesi i riflettori su coloro che cercano “imprese” e “record” con questo sistema .

Riguardo alle limitazioni di permessi, anche qui, non siamo per il purismo né un facile giudizio sommario che non considera l’economia del Nepal, che è ipocrita rispetto a tutto il resto etc. ma sarebbero sufficienti criteri più stringenti nel concedere i permessi , come il requisito obbligatorio di dimostrare di aver scalato almeno un 7000 e un altro 8000mila , anche alzando i prezzi . 

Sappiamo però che è un discorso sostanzialmente inutile, che si scontra con la brutale realtà di un paese come il Nepal in cui il Governo e centinaia di altre persone coinvolte non hanno alcun interesse a diminuire il circo di agenzie, hotel, ostelli, servizi di ogni genere, business relativo ai soccorsi in elicottero, eccetera.

E’ amaro, ma non vediamo all’orizzonte alcun tipo di miglioramento in questo e se vogliamo essere sinceri, fino alla brutalità, vogliamo meravigliarcene, quando nei nostri “avanzati” paesi civilizzati siamo soffocati da plastica, inquinamento,motori e i nostri Governi disattendono completamente qualsivoglia obiettivo di contrasto al Global Warming e ai suoi effetti ? 

L’Everest è il nostro specchio , non ci piace quello che vediamo ma in un qualche senso siamo tutti noi. Riflette tutte le contraddizioni di una società globale colpita dagli stessi “bisogni”, da una vita completamente in disarmonia con la natura che cerca poi un improbabile senso “puro e cristallino” su di una Montagna, per quanto sacra in tutti i sensi. 

Noi tutti, non i “corrotti funzionari nepalesi” o “i finti sherpa” o “le guide americane che fanno pagare 80.000 $” .

Stile Alpino sugli 8000mila

E’ il grande “sconfitto”, almeno in questa stagione.

Pochissime spedizioni e tutte tornate indietro, fortunatamente senza incidenti.

Adam Bielecki e Felix Berg hanno dovuto rinunciare non solo al Langtang Lirung – duro 7000 propedeutico alla preparazione –  ma anche alla parete Nord Ovest dell’Annapurna, obiettivo iniziale. Condizioni durissime meteo, di neve e roccia non buona, hanno fermato i due dopo un mese di tentativi .

Come sopra detto, Cory Richards e Esteban Mona hanno rinunciato alla parziale via nuova sull’Everest in stile alpino, versante nord.

La terza, interessante spedizione di Hamor, Colibasanu e Gane si è ritirata dal tentativo alla cresta Nord Ovest del Dhaulagiri , dopo aver combattuto e scalato lo Sperone iniziale e giunta poco sopra i 6000 metri.

ph Adam Bielecki (c)

Settemila : dal trionfo sul Chamgal al dramma sul Nanda Devi 

                                                                ufoline halecek/hak (ph Halecek)

Il duo ceco composto da Marek Holeček e Zdeněk Hák ha portato a termine una stupenda nuova via sulla inviolata parete Nord-Ovest del Chamlang, vetta di 7.319 m situata nella parte sud del Mahalangur Himal dell’Himalaya nepalese. Il 21 maggio la vetta dopo la via verticale di 2000 metri “UFOLine” ;  sono rientrati al campo base dopo 8 giorni e una discesa difficile, senza cibo e in condizioni meteo difficili, con molta nebbia.

Halecek e Hak in vetta allo Chamgal (ph Halecek)

Sul Nanda Devi East, la tristissima notizia di questi giorni è la valanga che ha ucciso ben 8 alpinisti, 4 britannici, 2 americani, un indiano e un australiano –  i cui leader e guida era l’esperto alpinista scozzese  Martin Moran

Gli otto stavano tentando la salita di un picco innominato di circa 6400 metri nella zona ; dopo il mancato ritorno al campo base, Mark Thomas, l’altra guida inglese esperta della spedizione al Nanda Devi, assieme ai rimanenti membri, hanno effettuato una prima ricognizione scorgendo tende vuote e notando i segni di una grande valanga nella zona presumibilmente salita dal gruppo.

Ulteriori ricerche del team di soccorso indiano via elicottero hanno purtroppo confermato la presenza di 5 corpi e i segni di una enorma valanga .

Martin Moran era una guida, alpinista ed esploratore veramente esperto, anche prolifico autore di decine di pubblicazioni sull’American Alpine Journal (vedi ad esempio qua )in merito a interessanti e poco conosciute montagne di 6000 metri e oltre da lui scalate.

                                                                Nanda Devi Ovest (ph wikipedia)

 

 Jannu : eppur si muovono !

E’ il Primo Aprile.

Dmitry Golovchenko e Sergey Nilov , coppia di straordinari alpinisti russi – già vincitori del Piolet D’Or nel 2017 per l’incredibile nuova via aperta sulla parete Nord del Thalay Sagar, “Moveable Feast” , una goccia a piombo – sono al 16mo giorno di permanenza sullo Jannu (7710mt) . 

Sono riusciti nella straordinaria impresa di scalare l’inviolata parete Est, dopo per poi uscire sulla cresta SE a circa 7400 metri e cominciare la discesa 11 giorni faticosissimi , di cui gli ultimi 4 passati sopra ai 7000 metri sotto nevicate copiosissime che li hanno costretti a fermarsi lungamente.

Stamattina , alle 12 ore locali , mountain.ru riferisce che Eliza Kubarska – alpinista e regista polacca, che è aggregata alla spedizione per girare un film – e che ora guida il team di soccorso che si è spostato sul versante Sud per attendere i due, ha annunciato :

Abbiamo trovato il passaggio dalla sella fino alla base del ghiacciaio [dove aspetteranno il duo]. Le difficoltà maggiori sono alle spalle. I ragazzi sono al Col des Jeunes a circa 6050 mt”

Ricordiamo che i due hanno attaccato la parete Est senza un’adeguato acclimatamento , ragione che ha convinto il terzo partecipante al team , il polacco Marcin Tomaszweski a ritirarsi, ritenendo troppo elevati i pericoli (valanghe, maltempo, scarsa acclimatazione). I due scalano in stile alpino, hanno finito le riserve di cibo e gas nel corso della discesa.

Un’ Odissea incredibile, una prova di resistenza sovrumana, che tutti auspichiamo chiudersi positivamente entro brevissimo.

La notizia di oggi è molto positiva !

 

posizione approssimativa 1 Aprile

Jannu East Face
Jannu East Wall progression / demchenko alpine club Moscow
nanga parbat sperone Mummery (Daniele Nardi tom Ballard)

Domenica 24 Febbraio alle ore 14:28 italiane, l’ultima comunicazione di Daniele Nardi: “abbiamo scalato lo Sperone fino a circa 6300 metri, ora siamo scesi in tenda a C4, 6000 mt. Siamo stanchi, il tempo non è buono, raffiche di vento, nevischio. Domani decidiamo come proseguire“.

Da allora il satellitare, la radio tacciono. Dopo 2 giorni una macchina di soccorsi difficile, enorme, piena di solidarietà si è messa in moto; i team sul K2 si sono offerti di aiutare ; Muhammed Ali Sadpara, compagno di Nardi in passato e primo salitore invernale del Nanga, è volato al Campo Base, ha fatto ricognizioni in elicottero e a piedi a C1. Nessun segnale, solo tracce di valanghe.

E’ ormai passata una settimana e le speranze di ritrovare vivi i due forti alpinisti sono ormai nulle. 

Stamattina, 4 Marzo 2019, Alex Txikon e il suo team compresi 2 alpinisti e un dottore sono riusciti ad atterrare al Campo Base del Nanga Parbat. Alex ha con sé droni per l’estrema ricerca di qualche traccia dei due.

E’ opinione di molti che un evento tremendo e immediato abbia posto fine al tentativo di scalata dello Sperone Mummery, noto per il pericolo rappresentato dai seracchi sovrastanti, che come lingue si affacciano dal plateau, e spazzano lo sperone con blocchi “grandi come grattacieli” (Messner).

Sui social media, la settimana di Ricerca e Soccorso è diventata teatro di offese, recriminazioni, disprezzo, accuse al Pakistan, accuse agli alpinisti, accuse ad altri alpinisti, uno spettacolo orribile mentre le famiglie di Daniele e Tom soffrivano e seguivano le frenetiche comunicazioni, che si accavallavano da fonti russe, polacche, italiane, pakistane tra smentite, speranze, atti di coraggio . 

Bisognerà affrontare ,a freddo, quanto è accaduto , su tutti i fronti : più che quello alpinistico, quello umano.

E forse anche grandi alpinisti , in buona fede e in questo comprensibilissimo momento emotivo, avrebbero potuto evitare certi toni, certi giudizi, certe convinzioni tranchànt anche solo sulla decisione di Nardi e Ballard nell’affrontare lo Sperone. 

Daniele Nardi era il massimo conoscitore dello Sperone, l’ha osservato e salito fino a 200 metri dall’uscita (assieme ad Elisabeth Revol, l’unica altra alpinista al mondo ad averne scalato oltre 700 metri , dai 5700 dello zoccolo di partenza. Non era uno sprovveduto ; in coscienza, come ha notato Simone Moro, era convinto vi fosse la possibilità di mitigare ed evitare i rischi dei seracchi.

Il rischio era altissimo, Nardi e Ballard lo sapevano ; così come lo è stato per le migliori – e ritenute impossibili – imprese di alpinismo eplorativo e di ricerca. 

Parlare di “ossessione” e “suicidio” , oltre che irrispettoso nel momento, ci sembra francamente inutile e fuori luogo. Semplicemente, fuori luogo.

Per ora ci limitiamo a pubblicare un paio di foto emblematiche, di quel tentativo del Gennaio 2013, giunto ai 6450 metri :

la parte terminale del Mummery. Si può notare il muro roccioso che protegge dalla traiettoria di crollo dei seracchi
punto più alto raggiunto, 6450 mt Nardi/Revol ; vedi immagine sottostante
Sperone Mummery, 6450 mt. Nardi fotografa la Revol, sono evidenti i grandi seracchi di uscita dallo Sperone. 

In questo momento doloroso, in cui forte è la tentazione di fuggire lontano dal parlare di alpinismo, in cui l’amarezza nel vedere che l’odio e la divisione sporcano e offendono donne e uomini che seguono dei sogni, apparentemente inutili e rischiosi, è bene tornare a ciò che ha acceso in noi la scintilla della passione per la Montagna e le storie di chi la sceglie.
Ricordiamoci che il giudizio sommario e la superbia di chi ti urla “è impossibile” si scioglie inesorabilmente come un ghiacciaio nel corso del tempo…

 

 

*** Dedicato a Daniele Nardi e Tom Ballard ***

ecco dove torno con lo sguardo, carico di lacrime, rabbia, impotenza e amore.

1961: Nonno Alfonso e Walter Bonatti osservano soddisfatti la stampa de “Le mie montagne”, primo volume della fortunata collana “Montagne” di Zanichelli diretta da Walter e curata editorialmente da nonno, che pubblicò poi il secondo volume “Il Grande Cervino” (Bernardi,1963) , “I 14 Ottomila” (Fantin,1964), “Il Monte Bianco” (Bernardi,1965) e i libri di Kurt Diemberger “Tra zero e ottomila” (1970), “La Grande Civetta” (Bernardi,1971) e Gaston Rebuffat “Ghiaccio Neve Roccia” (1972)

Himalaya /1

Al terzo tentativo, alla fine di Ottobre 2018, il fuoriclasse austriaco di origini nepalesi David Lama è riuscito nell’impresa di scalare in solitaria il Lunag Ri, inviolato quasi-7000 (6895 mt ? 6907 mt , incerto )  posto ai confini tra Nepal e Cina (Tibet) nel Rolwaling Himalaya. I primi 2 tentativi, falliti poco sotto la headwall finale, erano stati effettuati dal giovane David Lama col veterano americano Conrad Anker  . Al secondo tentativo Anker fu colto da infarto in parete, riuscendo comunque a scendere per poi essere evacuato in elicottero.

David Lama, Lunag Ri solo / ph DavidLama.com

Le immagini e i video rilasciati da David Lama sono spettacolari : è stato seguito da un drone guidato da operatore al campo base avanzato .

Ha affrontato in notturna la parte bassa della parete per evitare valanghe, a temperature di -30°, proseguendo sulla cresta, in terreno misto estremamente difficile, per poi traversare su ghiaccio e attaccare la parete principale, in granito e misto ghiaccio fino alla vetta, uno spettacolare sperone con neve compatta che , come un balcone, si affaccia sui ghiacciai sottostanti.

David Lama, ultimi passi verso il balcone di vetta / ph DavidLama.com

Un’impresa di livello notevolissimo e che – dopo le famose riprese da drone dei fratelli polacchi Bargiel sul K2 , disceso da Andrzej con gli sci – sancisce il drone come mezzo tecnologico perfetto per la visione e la ripresa di una scalata in solitaria .

Ovviamente, tutto questo senza voler affrontare il discorso di cosa significhi solitaria nel 2018….

David Lama in vetta sul Lunag Ri / ph DavidLama.com

 

Himalaya /2

il team spagnolo composto da Pablo Ruix, Edu Recio e Jesús Ibarz  ha aperto una nuova via sul Langdung (6357 m) , sempre nella zona del Rolwaling, Nepal. La via, chiamata Bihâna (6c+, 1500 m, ED+), nasce salendo la parete di 500 mt di granito rosso, sulla quale il trio ha incontrato le maggiori difficoltà tecniche, per voi affrontare la lunga cresta fino in vetta, oltre 1 km di sviluppo.

via nuova al Langdung – Pablo Ruix , Jesús Ibarz e Edu Recio (Spagna)

 

La qualità della roccia è descritta come molto scarsa sulla cresta , e la salita ha richiesto 6 giorni. La discesa è stata poi compiuta con una ventina di doppie lungo la parete Ovest.

Questa è la seconda salita assoluta della montagna , la prima fu compiuta da un team di sherpa : ( Via Namaste, parete SE , Pasang Sherpa Kidar, Dawa Sherpa Gyalje,  Nima Sherpa Tenji, Dawa Sherpa Yangzum, 5 giorni nov-dic 2017 )

Patagonia

Straordinario l’inizio stagione alpinistica in Patagonia, con l’impresa dei francesi Martín Elías, Jérome Sullivan e François Poncet che hanno aperto una nuova via, “La Mariposa” (1200 mt ,A3, M7, 6a ) tra il 18 ed il 19 ottobre sull’inviolata guglia del Pilastro Sud del Cerro di San Lorenzo, denominato “El Faro” (3150 mt)  

Pilastro Sud Cerro San Lorenzo

 

” abbiamo iniziato ad arrampicare alle 10 di mattina, le previsioni davano buone condizioni di alta pressione fino alla notte successiva, quindi avevamo 48 ore. Prima una parte di arrampicata tecnica su terreno di misto e roccia buona, dopo abbiamo raggiunto una rampa di neve e ghiaccio che avevamo individuato  durante l’esplorazione precedente. Da qui , slegati siamo saliti rapidamente lungo la rampa di oltre 500 metri ,con  accesso alla parte più ripida della parete. Arrampicavamo velocemente e questo ci ha fatto sperare di poter dormire al colle – ma quando abbiamo raggiunto la fine della rampa , ci siamo resi conto che le pessime condizioni della neve, della roccia marcia e la mancanza di ghiaccio ci avrebbero creato molti problemi e rallentato. Quando la notte ci ha raggiunto stavo salendo i primi 30 metri di quello che sarebbe diventato la sezione chiave di tutta la via: un camino verticale di 80 metri ricoperto di neve, di cui mi mancano le parole per descrivere la bruttissima qualità della roccia. Marcia non è adatto.”Un asco” come dicono i locals!” 

A questo punto i 3 si sono calati 30 metri, gradinando il ghiaccio per uno scomodo bivacco.  La mattina dopo hanno ricominciato l’arrampicata su roccia e ghiaccio di pessima qualità. Infine un transito sulla parete nord , dove hanno compiuto i tre tiri finali di roccia brinata fino alla vetta, raggiunta al calar del buio.

sulla via , ph Martin Elias

“Abbiamo avuto costantemente il dubbio di raggiungere la vetta, con tutta quella neve , la roccia orribile e il tempo avverso – nella nostra esperienza ,il meteo al San Lorenzo è sempre peggiore di quanto previsto – essere giunti in cima è stato davvero un momento magico.”

                                   Via La Milagrosa – Pilastro Sud Cerro San Lorenzo / Patagonia Vertical 

 

Patagonia / In arrivo

Denis Urubko , fortissimo himalaysta russo (naturalizzato polacco, residente in Italia) , sarà in Patagonia a breve per tentare il Cerro Torre – e forse il Fitz Roy – assieme alla forte Maria “Pipi” Cardell , con la quale ha dimostrato ottimo affiatamento già nel 2017 ( Pik Chapaev in Kyrghizistan, nomina Piolet D’Or)  e quest’Estate in Georgia ( lunga via sull’Ushba, 4710mt ) . I due hanno anche intenzione, dopo i 2 mesi che trascorreranno in Patagonia a partire da fine Novembre, di tentare una nuova via sul Gasherbrum II nell’Estate 2019.

In arrivo anche altre due spedizioni leggere dall’ Italia : Hervè Barmasse , a breve, e a Gennaio il Presidente Ragni di Lecco, nonchè fuoriclasse patagonico, Matteo Della Bordella  , per obiettivi ad oggi sconosciuti.

 

 

Una piccola trasmissione radiofonica – non sull’etere ma digitale – che parlerà di storie di montagna, di donne e uomini, delle loro tempeste interiori alla conquista di alte Cime.

Sintonizzatevi col vostro browser su NINO WEB RADIO , progetto noprofit di Michele Pompei, giornalista radiofonico – con una serie di illustri ospiti come Amedeo Ricucci (inviato TG1 Esteri/Internazionale), Marco Cattaneo (direttore de Le Scienze), Luca Pellegrini (direttore Istituto Storico “Parri” Bologna) e tanti altri.

 

 

  

 

A prestissimo col primo appuntamento !

di Rodolphe Popier ( Himalayan Database Researcher and Inquirer,Kairn.com editor ) tradotto da Federico Bernardi

 


 1.Non ci sono elementi diretti ( qualsiasi dato dal tracker GPS , fotografie, telefono satellitare, time laps notturni dal Campo Base,etc) né indiretti ( luci viste dal Campo Base, tracce sulla neve) che dimostrino che Ueli Steck abbia lasciato il suo bivacco [a 6900mt circa, sotto la headwall e le maggiori difficoltà tecniche,NdR] la notte tra l’8 e il 9 Ottobre del 2013. L’ossservazione diretta ha confermato la sua posizione a 6900 mt alle 17 circa, poi ripresa la mattina dopo a circa 6500 metri alle 9 di mattina con Ueli in discesa verso CB. Il suo bivacco è stato trovato daifrancesi Graziani e Benoist che hanno salito la stessa parete due settimane dopo, senza trovare altri segni di passaggio oltre i 6900 metri. I francesi hanno confermato , ascoltati separatamente.

2.Le testimonianze di Tenji Sherpa e Ngima Sherpa – che riferirono di aver visto una luce frontale sulla parete e poco sotto la cima durante la discesa sono in contraddizione con quanto riferito dagli altri membri del team che ugualmente erano usciti dalle tende quella notte, in un caso insieme (Bowie e Tenji intorno a mezzanotte). Nessuno degli altri membri della spedizione ha confermato di aver visto luci quella notte. Tra l’altro nessuno ne avrebbe ha parlato la mattina dopo, prima dell’avvistamento di Steck già a circa 6500 metri in discesa.

3 .Tutti gli elementi raccontati da Steck della sequenza temporale di tutta la salita sono intrinsecamente vaghi, a causa della mancanza di misurazione oggettiva, sia da parte di Steck (nonostante l’uso teorico di GPS all’inizio – vedi parte 6 ) che dai membri al Campo Base (senza immagini time-lapse durante la notte). Si può concludere tuttavia, sulla base di questi elementi vaghi, che Steck è stato in grado di salire al di sopra 7000m durante la notte più velocemente e su terreno più difficile di quanto fatto da lui sotto i 7000m durante il giorno. Se Ueli è stato almeno 2 volte più veloce dei 2 team francesi (Beghin / Lafaille 1992  e Benoist / Graziani 2013) nella parte bassa della parete, nella metà superiore – durante la notte . lo svizzero risulterebbe almeno 3 volte più veloce (per i francesi sono stati necessari 2 giorni e mezzo solo per la headwall nel 2013, salendo di giorno; Steck circa 6:45 ore dal suo campo verso l’alto).

Il tempo di discesa di Steck dalla cima al suo bivacco ( da 8091 a 6900) è stato di 3 ore, con 8 doppie Abalakovs  per tutta la parete  (senza lasciare qualsiasi vite da ghiaccio o altro )… Graziani / Benoist hanno avuto bisogno di 2 giorni per la stessa sezione , compiendo discesa in corda doppia e usando la maggior parte del loro materiale.

4 . Le condizioni meteo eccezionali riportate che hanno permesso la salita non sono state confermate da nessuna foto: nel pomeriggio dell’ 8 ottobre e quindi la mattina del 9, nessun segno di uno strato sottile di neve che copriva il muro principale [come riportato da Ueli,NdR]. Comunque, una comparazione di immagini  nei pressi dell’inizio della headwall mostrano migliori condizioni di ghiaccio per lo svizzero che per i francesi del 2013 (nel 1992 i francesi avevano di gran lunga le condizioni più secche).

5 .Ci sono 3 dichiarazioni contraddittorie  per questa salita :

– sulla vetta: 4 versioni diverse (nella prima Ueli riferisce di aver controllato grazie all’altimetro, nella seconda – che corregge la prima, Steck accenna a essersi fermato alla seconda delle 3 cornici di vetta; nella terza Steck dice di essersi fermato direttamente sulla cresta sommitale appena uscito dal lato sud, una quarta mostra disegni della via che si fermano all’anticima est 

– la perdita della fotocamera: 2 versioni (una a 6700m; l’ altra dopo aver passato i 7000m sull’ headwall)

– il numero di calate in doppia, Ueli ha fornito 3 versioni (8 ad Andreas Kubin, 10 a Manu Rivaud, 4 o 5 Stephan Siegrist)

6. Pur essendo una condizione molto soggettiva, può essere degno di menzione il fatto che Steck non abbia manifestato alcun segno di stanchezza dopo la salita. Ha corso verso l’ ABC per il CB  il 9 ottobre. Ha compiuto la consueta sessione di training la mattina dopo con Patitucci. Poi direttamente a Pokhara il giorno 11. Solo la sera del 9, Patitucci dice che Steck andò a letto prima degli altri, durante la festa in onore della sua impresa.

 


 

 

Il report dettagliato e completo di Rodolphe Popier può essere letto qui

 

 

Questi giorni di un caldo e soleggiato Aprile 2017 come non mai , sembrano voler preludere a grandi eventi per l’Alpinismo Internazionale – e non parliamo soltanto dei due prestigiosi appuntamenti del titolo ma della notevole serie di annunci relativi a varie spedizioni in Himalaya , tra cui senz’altro i più clamorosi sono quelli del tentativo di traversata Everest-Lhotse di Ueli Steck e Tenji Sherpa , con ideale percorso di salita da C1 del Khumbhu, poi l’Hornbein Colouir fino alla cima di Chomolungma, discesa al C4 del Colle Sud e salita del Lhotse per la variante Urubko) e la spedizione di Simone Moro e Tamara Lunger, il cui progetto incredibile è la salita delle 4 vette del massiccio del  Kangchenjunga percorrendo la cresta che parte a Est con lo Yalung Kang e che non scende mai sotto agli 8200 metri. Vi sono poi Hervè Barmasse con -David Gottler a tentare una nuova via sulla sud del Shisha Pangma, progetto già tentato dal tedesco con Ueli Steck.

Non possiamo tacere del fatto che il rilascio della “Bibliografia” , ad opera del comitato Piolets D’Or, che precede l’annunciato Forum Internazionale il 13 Aprile – il cui obiettivo è discutere sulle “Prove nell’Alpinismo”, rivedendo polemiche e contestazioni passate, affrontando quelle presenti e soprattutto rivedendo anche i criteri stessi del Capitolo Piolets D’Or, prestigioso premio di alpinismo però al centro da anni di polemiche.

La “Bibliografia” a cui ci riferiamo è evidentemente quella riferita a due exploit recenti ad opera proprio del summenzionato “Swiss Machine” Ueli Steck: in poche parole, vi sono report poderosi, con una massa di dati e calcoli statistici su velocità di ascesa, tempi, dichiarazioni, interviste, indagini che contestano apertamente due delle più importanti salite in velocità dichiarate da Ueli, la Sud della Shisha Pangma e soprattutto la salita a tempo di record , completando la via visionaria di Lafaille dell’Annapurna Sud.

E’ noto a tutti che per entrambe le imprese Ueli non ha rilasciato foto di vetta né alcun tipo di dato estratto dal suo GPS da polso Suunto, tuttavia per quanto riguarda la Custode Mrs. Hawley le salite sono convalidate e ufficialmente riconosciute: non dimentichiamo poi che per l’Annapurna Sud Ueli vinse proprio il Piolet D’Or ! Non anticipiamo nulla e invitiao tutti a leggersi i PDF della Bibliografia, alcuni succinti, altri molto difficoltosi e impegnativi ma assai documentati.

Il Forum, pieno di esperti, alpinisti e giornalisti internazionali, tra cui Rolando Garibotti e Kelly Cordes – noti per il loro rigoroso (e durissimo) lavoro sul Cerro Torre – dovrà affrontare a viso aperto una questione che il sottoscritto, al di là delle accuse al singolo, ritiene non più eludibile nell’Alpinismo Contemporaneo.

Ovvero: la tecnologia è sempre più pervasiva, l’alpinismo moderno se ne avvale ampiamente e diffusamente per previsioni meteo più precise, per misurare le proprie prestazioni e percorsi sin nelle passeggiate urbane ; i GPS sono sempre più precisi, la possibilità di scattare foto e video di vetta non più così condizionata da peso dell’attrezzatura o difficoltà d’uso.  Dunque, se l’Alpinismo iper professionista non accetta l’idea che a fronte di dichiarati obiettivi debba fornire la più ampia documentazione disponibile , nascondendosi dietro la “purezza” il “farlo per se stessi e non per il record”, la “fiducia”, temo che l’impasse durerà ancora a lungo, le contestazioni e dispute sempre più aspre e in generale la credibilità di una parte (ripetiamo: quella super professionista, che non significa affatto mercenaria o di marketing) importante dell’Alpinismo sarà intaccata pesantemente.

Il 27 Aprile inizierà il 65mo Festival della Montagna di Trento, con un ricchissimo programma e una quantità di film in concorso e non da record.

110 eventi, la serata inaugurale affidata al gigantesco Reinhold Messner , in una conferenza su varie cime dal titolo “il Fascino dell’impossibile” (quanto mai azzeccato viste anche le annunciate spedizioni sopra !) , con la regia di Alessandro Filippini (maestro di cerimonie impagabile e eccellente regista degli eventi clou da tempo), il 27 Aprile. La sera dopo, il 28, parata di stelle dell’arrampicata tra cui Adam Ondra per discutere dell’arrampicata nei Giochi Olimpici. Messner presenterà il suo ìfilm da regista “Still Alive – Dramma sul Monte Kenya” il 1 Maggio. Il 4 serata dedicata a Lowe “Metanoia”, celebrato anche come Piolet D’Or alla carriera quest’anno, per chiudere il cerchio.

MontagnaMagica seguirà alcuni giorni del Festival e cercherà, soprattutto, di ascoltare e raccogliere pareri su questo fermento e il dibattito, potenzialmente esplosivo, sulle “Prove nell’alpinismo”.