Oggi , prima di aggiornarvi sulle grandi spedizioni invernali in corso, vogliamo cominciare il nostro racconto d’alta quota ricordando brevemente una figura straordinaria dell’alpinismo negli anni ’90 :

Anatoli Boukreev , nato il 16 Gennaio di 60 anni fa, nel 1958, nell’allora Unione Sovietica.

Di genitori poverissimi, Anatoli si laureò in Pedagogia ma contemporaneamente completò un corso come guida di sci alpinismo,  perché scoprì ben presto la sua passione travolgente per la montagna e per arrampicarsi.

Trasferitosi nella città kazaka di Alma Ata, circondata dalle alte montagne del Tian Shan, si unì al Team Nazionale di Alpinismo dal 1985 e nel 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, ottenne la cittadinanza kazaka.

La sua carriera alpinistica fu fulminante : dal 1989 al 1997, salì ben 18 volte sugli Ottomila, completandone 10, e ripetendone alcuni, come l’Everest, lavorando come guida per le spedizioni commerciali, unica sua fonte di guadagno per organizzare le sue imprese.

Fu uno dei primi a compiere record di velocità in salita, come nel 1990 sul Denali in Alaska, nel 1995 sul Dhaulagiri e nel 1996 sul Lhotse, e salì alcune vie nuove sugli ottomila.

Boukreev divenne famoso per il grande pubblico, in occasione del terribile disastro sull’Everest nel 1996, quando le spedizioni di Rob Hall e Scott Fisher – per cui Anatoli lavorava come guida –furono colte dal maltempo, dopo una serie di errori decisionali dei leader, nella zona della morte, a oltre 8000 metri, durante la discesa. Anatoli, quella notte di Maggio, salvò 3 suoi clienti da morte sicura, uscendo al gelo e senza ossigeno, da solo.

Nonostante questo Jon Krakauer, modesto alpinista ma bravo scrittore, nel suo bestseller “Aria Sottile” , lo accusò di essersi comportato male, irresponsabile per non aver usato ossigeno, abbandonando altri alla morte. Queste squallide accuse furono contrastate da Anatoli , che scrisse un libro soltanto per spiegare la sua versione.  Purtroppo, quando ancora la polemica su quei fatti era viva, Anatoli trovò la morte, il giorno di Natale 1997, sull’Annapurna, travolto da una valanga assieme ai suoi compagni di spedizione Dimitri Sobolev  e Simone Moro, unico sopravvissuto.

Il ricordo unanime dei suoi compagni di scalata era quello di una persona piena di umanità, umiltà e di atleta straordinario, capace di performance al limite del sovrumano.

 

Anatoli playing guitar at Base Camp, Everest

 

Concludiamo il ricordo di Toli, come affettuosamente veniva chiamato, con queste sue parole, diventate leggendarie:

“Le montagne non sono stadi dove soddisfo la mia ambizione di arrivare.   Sono cattedrali, grandiose e pure, i templi della mia religione.   Mi accosto a loro come qualsiasi essere umano si accosta ad un luogo di venerazione.   Sui loro altari mi sforzo di perfezionarmi fisicamente e spiritualmente.   In loro presenza tento di comprendere la mia vita, di esorcizzare la vanità, l’avidità e la paura.   Dall’alto delle loro vette elevate guardo il mio passato, sogno il futuro, e sento con una particolare intensità il momento presente.   Quella lotta rinnova la mia forza e rende chiara la visione.   In montagna celebro la creazione, perchè a ogni ascensione rinasco.”

 

E ora spostiamo il racconto d’alta quota nel presente, con un breve aggiornamento sulle spedizioni invernali in corso:

Sul K2, secondo ottomila per altezza, nel Karakorum, la spedizione polacca ha cominciato la scalata: Denis Urubko e Janusz Golab hanno già salito la spalla sud-sud-est, sulla via Cesen, raggiungendo i 6000 metri. Dopo questa ricognizione, hanno deciso di non stabilire un Campo1 ma allestire direttamente il Campo2  verso i 6200 metri, che diventerà deposito di tutti i materiali da portare poi al Campo4 che è quasi a quota 8000, sulla famosa spalla prima della piramide sommitale.

I venti spazzano furiosamente la montagna oltre i 6000 metri ma vi sono alcune finestre di bel tempo e relativa calma nei prossimi giorni.

Sull’Everest, grandi novità dal team dello spagnolo basco Alex Txikon.

Alex ha annunciato nella mattina del 18 Gennaio, cioè ieri, che dopo aver raggiunto il Campo 2 ed aver attrezzato il pericoloso Icefall pieno di crepacci e blocchi di ghiaccio alti come palazzi, si sposta sul Pumori, una montagna di oltre 7000 metri prospiciente l’Everest, dove completerà l’acclimatamento assieme ad Ali Sadpara, guida e forte alpinista pakistano, e Nuri Temba Bothe, uno dei sherpa che fanno parte del team.

A questo punto è verosimile che sfruttando il bel tempo annunciato nei prossimi giorni, il trio tenti la salita del relativamente facile 7000, e a quel punto sarà già pronto per un tentativo di scalata dell’Everest , sempre che si presenti una finestra di tempo decente e che duri almeno 2 o 3 giorni.

Anche l’ aggiornamento dal Nanga Parbat è arrivato ieri, 18 Gennaio. La spedizione della francese Elizabeth Revol e del polacco Tomek Mackiewitz  ha raggiunto e stabilito un campo deposito a 6700 metri.

Nei prossimi giorni vento feroce, tuttavia anche sul colosso pakistano è prevista una finestra di bel tempo e poco vento, a partire da Martedì 23, molto promettente per un tentativo di vetta.

E per oggi è tutto, seguiteci per aggiornamenti in tempo reale sulle pagine Facebook e Instagram di MontagnaMagica !