Oggi Cime Tempestose abbandona per un attimo i racconti sulle alte quote e scende molto più in basso, addirittura all’interno di una fredda grotta di granito, situata nella regione di Flatanger in Norvegia, per parlarvi di arrampicata, un’attività ben differente dall’alpinismo, disciplina con la quale ha solo alcuni punti in comune.

La grotta di Flatanger è da qualche anno il terreno “personale” di ricerca e sviluppo su difficoltà estreme del ventiquattrenne arrampicatore ceco Adam Ondra.

In questa enorme grotta strapiombante e orizzontale, un impressionante tetto naturale di roccia, Domenica 3 Settembre , Adam Ondra ha realizzato la prima via lunga 45 metri, valutata al grado “9C”, un grado che  nella scala di difficoltà semplicemente prima non esisteva.

La prima via considerata di nono grado, esattamente un 9A,  era stata compiuta dal grande arrampicatore tedesco Wolfgang Gullich nel 1991, il primo 9B da Chris Sharma, nel 2008, e questo ci fa capire quanto la “letterina” posta a fianco del nono grado possa significare in termini di difficoltà e tempi per realizzare un progresso: per passare dal 9A al 9C sono ci sono voluti ben 26 anni!

La spiegazione su come attribuire i gradi di difficoltà a una scalata è decisamente noiosa, quello che invece vorremmo farvi comprendere è un’idea di cosa significhi arrivare alla soglia del “decimo grado”.

Adam Ondra lavorava da alcuni anni su quello che ha chiamato “Project Hard”, cioè il Progetto Difficile. Ha ripetuto e provato centinaia e centinaia di volte ogni singola mossa di quei 45 metri, arrivando a mettere corde fisse, che dalla base della Grotta lo portavano velocemente sul tetto, per provare i passaggi più estremi e impossibili, ovvero nella orizzontalità del tetto della Grotta, terreno che comunemente consideriamo esclusivamente percorribile da ragni, non da uomini.

Per farvi capire ancora meglio, immaginate di cominciare a salire su precarie e lontane prese di granito, infilando un dito in qualche piccola e tagliente fessura per innalzarvi su una parete che strapiomba sempre più fino a portarvi in orizzontale, sospesi a decine di metri da terra, immaginate di essere costretti a fare i cosiddetti “riposi” incastrando un vostro ginocchio in una fessura di granito e lasciarvi penzoloni a testa in giù.

E questo in una posizione cosiddetta di riposo, un breve momento nel quale si cercano di recuperare forze muscolari lasciando penzolare un braccio solo nel vuoto, alternativamente, mantenendo ben saldi i piedi sul tetto.

Adam infatti, a questo proposito, ha dichiarato a PlanetMountain :

“La via ha circa sette incastri di ginocchio dove riesco ad appendermi a testa in giù. Il che è essenziale perché è l’unico momento in cui 99% del mio corpo può essere rilassato, eccetto per il mio polpaccio. Stiamo parlando di rimanere incastrato con il ginocchio per un paio di minuti, e siccome questo è veramente intenso su un solo muscolo ho fatto alcuni esercizi specifici che mi hanno permesso di rimanere incastrato più a lungo per dare alle mie braccia la migliore possibilità di recupero.”

Qualcosa che va vicino all’inimmaginabile, una serie di movimenti che assomigliano sempre più all’ immagine dell’ Uomo Ragno o di un pipistrello.

Tutto questo nella sicurezza, che è primaria nell’arrampicata sportiva, dove ogni via è percorsa con corda e imbragatura, e la stessa via viene intervallata da chiodi, i cosiddetti spit, sui quali vengono fissati i moschettoni, dove passa la corda di sicurezza: psicologicamente, comunque, ripetere e cadere centinaia di volte per memorizzare ogni sequenza di movimenti, rappresenta uno sforzo sovrumano, che richiede allenamento durissimo e una mentalità determinata al massimo livello possibile.

Adam Ondra è un esempio di prodigio sin dall’infanzia: con padre e madre scalatori entrambi, di buon livello, Adam inizia naturalmente  le sue arrampicate dai 3 anni e comincia a ottenere risultati semplicemente straordinari, scalando vie dell’ottavo grado, quando di anni ne ha appena 10. Raggiunge il nono grado a 14 anni e oltre a scalare in falesia, comincia a realizzare cosiddette vie multi-tiri o multi-pitch, che si sviluppano su lunghezze di oltre 80 metri, necessitando quindi tecnica diversa, in quanto la lunghezza di una corda di sicurezza è al massimo di 80 metri.

In Madagascar, nel 2008 assieme all’italiano Pietro Dal Prà ,ripete una via di oltre 800 metri, di continue difficoltà dell’ottavo grado.

Vince anche numerose competizioni cosiddette “di plastica”, cioè gare realizzate su muri artificiali. Eccelle in ogni specialità, come ll boulder, cioè l’arte di scalare massi di bassa altezza su vie molto brevi di poche metri, ma di difficoltà enormi.

Adam Ondra è un ragazzo benvoluto nell’ambiente, da sempre dotato di grandissima umiltà, certamente competitivo, ma capace di sviluppare amicizie con i colleghi e gentilissimo con i fan. E’ un poliglotta e ha studiato laureandosi in Economia,  affermandosi contemporaneamentecome climber professionista, grazie a un metodo rigoroso e monacale di allenamento.

Durante il Festival di Trento dello scorso Maggio 2017, Adam è stato straordinario e diventente conduttore, in un ottimo italiano, di una serata dedicata a Stelle dell’Arrampicata del Passato e del Futuro, dimostrandosi anche un attento conoscitore storico e confermando la sua grande umiltà e curiosità.   LO TOGLIEREI

Ricordiamo poi che nemmeno un anno fa, nell’autunno 2016, ha strabiliato il mondo dell’arrampicata e dell’alpinismo , recandosi nella famosa Yosemite Valley, tempio del granito liscio e delle fessure, scalando la via più lunga e difficile al mondo, la “Dawn Wall”, per oltre 1000 metri di parete e più di 20 “tiri” di corda. Un’arrampicata conclusa  in soli 8 giorni, completamente in libera e dunque  non cadendo mai sui vari tratti del lunghissimo percorso verso la cima di El Captain.

La cosa straordinaria è che il tipo di roccia era completamente sconosciuto da Adam Ondra, la tecnica in fessura e l’equilibrio sulle piccolissime tacche nel granito liscio, oltre alla spaventosa esposizione nel vuoto, non lasciavano pensare a un adattamento come quello che il fortissimo scalatore ceco ha sviluppato in pochissimi giorni.

La via “Dawn Wall”, vale la pena ricordarlo, era stata creata in anni di lavoro e infine realizzata in 18 giorni da Tommy Caldwell e Kevin Jorgeson  in quello che ai tempi, a cavallo del Dicembre 2014 e il Gennaio 2015, fu l’evento di arrampicata mediatico più seguito dal grande pubblico , al punto che lo stesso Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si complimentò e invitò alla Casa Bianca i due ideatori di questo capolavoro di tecnica e difficoltà.

Per concludere questo breve ritratto di uno straordinario ragazzone, come amabilmente definito nell’ambiente, vi proponiamo alcune sue dichiarazioni ai media sull’impresa compiuta:

 

“[quando ho concluso la via] c’è stato il silenzio. Non mi è mai successo prima! Ho raggiunto la catena e sentivo così tanta gioia, sollievo e motivazione che stavano per uscire da dentro di me, ma in qualche modo queste emozioni si sono bloccate. Non riuscivo ad urlare come solito. Tutto quello che potevo fare era appendermi lì sulla corda e sentire semplicemente scendere le lacrime dai miei occhi. sicuramente il risultato più importante della mia carriera. È quello a cui tengo di più, la via dove ho messo il maggior impegno, dove ho dovuto scavare più in profondità. Ora che ci sono finalmente riuscito è incredibile. Un’esperienza molto rara e intensa.

Mentre salivo Project Hard non ho percepito che questo fosse il mio limite assoluto. Riesco ad immaginare di scalare ancora a questo grado ed anche potenzialmente linee più difficili”.