Siamo in Tibet , è l’8 Giugno del 1924 – quasi un secolo fa – due britannici, George Mallory, 38 anni, insegnante a Cambridge, forte alpinista e Andrew Irvine, 24 anni, brillante ingegnere e atleta fortissimo in ogni campo (ma digiuno d’alpinismo), vengono visti al telescopio da un loro compagno di spedizione, che si trovava al Campo Base dell’Everest a circa 250 metri dalla vetta , lungo la via Nord.
Poi una improvvisa bufera di neve in quota li avvolge.
Non tornarono mai e per anni non si seppe nulla.

Questo è forse il più grande mistero nella storia dell’Alpinismo ed è tuttora irrisolto: Mallory e Irvine raggiunsero la vetta e morirono in discesa ? Oppure, non arrivarono mai in cima ?
Neppure il ritrovamento, nel 1999, del corpo ben conservato di George Mallory, chiarì il problema – anzi, lo complicò non poco: furono infatti trovati vari oggetti tra il vestiario, ma non la foto della moglie, quella foto che George Mallory aveva giurato che avrebbe lasciato solo sulla cima dell’Everest, per celebrare il raggiungimento della vetta
E con questa suggestiva immagine che vogliamo iniziare la puntata odierna di Cime Tempestose: una puntata dedicata alla Montagna delle Montagne.
Sagarmatha, per i nepalesi , Chomolungma, per i tibetani (..cinesi) : Luogo sacro per entrambi i popoli, Luogo degli Dei, Madre della Terra.
Negli anni ’90 hanno cominciato ad affermarsi le spedizioni commerciali, un business crescente per Agenzie gestite da occidentali (americani su tutti) e nelle quali decine di Sherpa attrezzano letteralmente la via dal Campo Base alla cima, con scalette, corde fisse e grosse scorte di bombole di ossigeno: precauzioni necessarie per i clienti, lautamente paganti (cifre che variano dai 40 agli 80.000 dollari ) e spesso con scarsissima, se non nulla conoscenza alpinistica.
Inevitabilmente aumentano gli incidenti mortali, spesso dovuti ad acclimatamento insufficiente, erogazione d’ossigeno difettosa, affollamenti tremendi su punti critici, sfinimento, edemi cerebrali: la quota non perdona, sopra gli 8000 metri la “Zona della Morte” non permette quasi mai salvataggi, tantomeno errori di qualunque genere.
Tra i morti, ci sono soprattutto tanti Sherpa, uomini che non arrampicano per piacere, ma per lavoro, per sfamare le proprie famiglie: pagati pochissimo – rispetto alle esorbitanti somme richieste ai “clienti” – bistrattati dai propri Sirdar (i capi sherpa) o dai Capi Agenzia occidentali, costretti a sforzi e rischi altissimi, molti di loroi muoiono nell’attrezzare la prima parte della scalata, quella, attraverso quel labirinto di seracchi e blocchi di ghiaccio alti come palazzi che è l’Icefall, in perennemente in movimento.
Nel 1996 una grande tragedia ha segnato la storia dell’Everest: 8 persone morirono a causa di sciagurate decisioni prese da capi spedizione, da errori nell’attrezzare la via e soprattutto a causa del maltempo, che non lascia scampo.
Questa tragedia è poi diventata nota al pubblico, grazie al best-seller, “Into thin Air”, scritto da John Krakauer, alpinista dilettante e giornalista.
E’ questo un libro assai controverso, una presentazione un po’ romanzata degli eventi ,che ha garantito successo e fama a Krakauer, presente egli stesso alla spedizione (ma ben chiuso nella tenda a Campo 4 con l’ossigeno, di ritorno dalla cima, mentre fuori i suoi compagni morivano ) . Le accuse che rivolge ad Anatoli Boukreev, uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi, fortissimo russo e componente esperto di una delle spedizioni e che salvò 3 persone, sono ancora una fonte inesauribile di scandalo e polemiche
Dal 1980 ai primi anni 2000 sono morte oltre 100 persone tentando di scalare l’Everest e chiunque ha affrontato la scalata, ha dovuto fare i conti con il tetro spettacolo di corpi mummificati e ben conservati dal freddo estremo, disseminati e abbandonati lungo la via per la cima.
Nel 2013 una “rissa ad alta quota” che ha coinvolto i grandi alpinisti Simone Moro, Ueli Steck e John Griffith , per incomprensioni con sherpa che stavano lavorando ad attrezzare la via a oltre 7000 metri, finita con sberle, minacce di morte e fuga precipitosa dei 3 a Campo Base, diventa – pretestuosamente – simbolo dei problemi sulla montagna e dello scarso rispetto degli occidentali verso l’opera indispensabile e pericolosissima svolta dagli sherpa. Sherpa che negli anni hanno aumentato le loro capacità alpinistiche e organizzative, cominciando a rendersi conto di poter, a buon diritto, esigere un compenso più equo.


Nel 2015 il terremoto in Nepal ha causato anche una gigantesca valanga che ha ucciso 21 persone, soprattutto sherpa, proprio nel tratto più pericoloso, il famigerato e già citato Icefall.
La stagione è stata interrotta e nuovamente sono esplose polemiche per il trattamento riservato agli sherpa coinvolti: la loro morte viene “compensata” con pochi spiccioli dal Governo nepalese, accusato – a buona ragione – di corruzione e di dispersione dei lautissimi fondi, raccolti con la tassa di 10.000 dollari, che occorre pagare per avere il permesso di scalare da quel versante.
Purtroppo le cose non sono molto cambiate e il business delle spedizioni commerciali continua a registrare una serie di personaggi e agenzie, non sempre all’altezza tecnica e logistica del gravoso compito.
Quest’anno al campo Base si sono affollati, dall’inizio primavera fino a pochi giorni fa, centinaia di clienti e una manciata di alpinisti .
La stagione, purtroppo, è cominciata con l’incidente mortale occorso a Ueli Steck, uno dei più forti alpinisti dell’ultimo decennio, specialista di salite in velocità e dotato di tecnica strabiliante.
Steck tera tornato all’Everest dopo l’episodio della rissa con gli sherpa, che lo aveva lasciato scosso e depresso per lungo tempo. La sua idea era quella di compiere la traversata Everest-Lhotse senza ossigeno.
Purtroppo Ueli Steck è precipitato per mille metri dalla parete del Nuptse, una montagna di poco meno di 8000 metri dirimpettaia dell’Everest, che aveva scelto come terreno di acclimatamento in vista della sua traversata.


Questo incidente non ha fermato ovviamente le spedizioni commerciali, che una volta attrezzata la via e attese le finestre di bel tempo necessarie al “summit push”, hanno portato centinaia di persone in vetta, esattamente 455 secondo il bollettino ufficiale.
Dal lato sud sono pochissimi e solo un paio, salgono senza ossigeno.
L’altro lato dell’Everest è territorio cinese – Tibetano , e anche sul lato Nord vi sono un centinaio di persone. Tra questi c’è Killian Jornet, famoso atleta di trail e alpine running, ormai votato anche all’alpinismo, che sale e scende in un tempo strabiliante, nell’arco di una settimana, DUE volte l’Everest .
Adrian Ballinger e Cory Richards salgono l’Everest in diretta social, su Snapchat e Instagram, senza ossigeno ma ben assistiti da un team di professionisti.
Non mancano poi personaggi squinternati o imprudenti, quali l’australiano Davy che “si nasconde” a Campo Base,non avendo soldi per pagare il permesso, sale di nascosto il ghiacciaio usando la via attrezzata dagli sherpa, per poi esser arrestato e sbattuto fuori dal Nepal ; o il polacco Janusz Adamski, che annuncia di aver compiuto la traversata Nord (Cina) – Sud (Nepal) senza ossigeno. Ma poco dopo si viene a sapere che Adamski non aveva il permesso per il Nepal, manca di presentarsi agli ufficiali di collegamento cinesi, ha usato l’ossigeno .
Quest’ultimo episodio ha rappresentato il pretesto per la clamorosa e recente decisione del Governo Cinese di annullare TUTTI i permessi di salita dai loro versanti sull’Everest e gli altri 8000 in territorio cinese.
Quello che si sa è che da tempo è in costruzione un’autostrada che arriva praticamente al Campo Base, infrastruttura che precede la costruzione di resort, hotel e strutture permanenti per sfruttare al meglio il business “turistico” d’alta quota.
Le polemiche sull’affollamento, l’inquinamento, la gestione dei permessi, la questione della sicurezza vanno comunque analizzate tenendo conto di numerosi fattori: spesso l’indignazione da “social network” verso lo “sfruttamento”, dimentica spesso che l’economia degli Sherpa e l’intera sopravvivenza di migliaia di persone è determinata dai 3 mesi di stagione lavorativa sull’Everest .
L’Everest rimane un sogno e un obiettivo simbolico per tantissime persone.

Quello che auspichiamo è che la crescente consapevolezza e pressione sui Governi ed Enti preposti riguardo alla sicurezza e affidabilità delle Agenzie, alla economia della regione, portino ad attese e sagge decisioni che riescano a scalfire la patina oscura che si è depositata in questo Luogo di Imprese, Tempeste e Tragedie Umane che oggi è diventata, suo malgrado, questa Meravigliosa Montagna.