Buongiorno a tutti ! questa è la trentesima puntata di Cime Tempestose e voglio ringraziare voi che ci ascoltate: il vostro sostegno dà senso agli sforzi compiuti per raccontarvi nuove storie.

Ebbene, la storia di oggi è dedicata a un giovane e incredibilmente talentuoso alpinista canadese, Marc André Leclerc , 25 anni , che è purtroppo scomparso il 5 Marzo, assieme al compagno 34enne Ryan Johnson, statunitense, sulle Torri di Mendenhall, spettacolare formazione granitica che si eleva fino ai 2500 metri dal ghiacciaio Juneau, poco a nord dell’omonima capitale dell’Alaska.

Abbiamo già parlato in qualche puntata passata  del senso dell’alpinismo, delle ragioni filosofiche e mentali che stanno dietro alla scelta di confrontarsi in scenari tanto severi ; contemporaneamente, della presenza di tanti pericoli oggettivi, che aumentano il rischio di incidenti, specialmente per coloro che cercano innovazione e creatività, senza clamori mediatici ma costantemente alla ricerca di linee nuove sulle montagne, ridefinendo l’approccio etico e sviluppando uno stile leggero e rispettoso.

Questa breve premessa è per cercare di farvi comprendere che non c’è alcun intento celebrativo nel raccontare, ahimè con una certa frequenza, della morte in montagna.

Parlarne non è un tentativo di esorcizzare l’inevitabile  polemica riguardo al “perché?” o a “che senso ha?” . Per quanto ci riguarda, si tratta di riflettere sull’intensità e sull’onestà di chi fa scelte che appaiono estreme alla stragrande maggioranza di noi, che le osserviamo .

Lo spezzarsi di una giovane vita e in particolare di un talento incredibile e istintivo per la montagna lasciano solo vuoto e silenzio, nei loro familiari, nei loro amici. Sono le loro brevi vite, intensissime, sono le loro inutili e grandiose imprese, sono gli scritti che lasciano, sono l’amicizia e l’amore che avevano stabilito con gli altri, che condensano la qualità e la profondità di queste persone.

Marc André Leclerc e Ryan Johnson sono scomparsi il 5 Marzo, dopo aver postato su Instagram, dalla vetta della Quarta Torre di Mendenhall, un panorama magnifico. Il 7 Marzo non sono rientrati come previsto ed è stato lanciato l’allarme.

Purtroppo, dopo giorni di maltempo e speranze, un elicottero del Soccorso ha avvistato un anello di corda per discesa doppia, legato attorno a una roccia sulla cima della vetta e duecentro metri più in basso due corde sparpagliate , del colore usato dai due, in una zona fessurata e coperta di neve. L’evidente segno della caduta mortale per i due alpinisti.

Ryan Johnson era originario di Juneau, capitale dell’Alaska, aveva 34 anni ed era il massimo esperto delle Mendenhall Towers, splendidi torri granitiche circondate da ghiacciai , poste poco a Nord della città. Aveva una conoscenza enciclopedica e minuziosa delle decine di vie che si sviluppano sulle varie Torri, e aveva ricevuto molti riconoscimenti per le sue innovative scalate. Tuttavia, era praticamente uno sconosciuto ai più, per la sua estrema riservatezza e umiltà.

Marc André Leclerc era ritenuto uno dei più talentuosi ed incredibili alpinisti della nuova generazione. Originario della British Columbia, a 9 anni arrampicava in palestra, a 14 anni effettuava i suoi primi free-solo (cioè arrampicate senza corda di protezione) sulle montagne attorno casa.

A 21 anni Marc André acquista notorietà enorme presso il mondo alpinistico per le sue imprese in Patagonia, tra cui la prima solitaria alla via del Compressore sul Cerro Torre e la prima solitaria invernale della Torre Egger.

Il carattere estremamente umile e socievole di Marc André Leclerc, nonché le sue qualità tecniche e la sua sicurezza sulle pareti più difficili, l’essere a suo agio in condizioni di protezioni inesistenti o quasi, lo avevano portato a godere di una straordinaria reputazione.Sia come solista che come partner.

Rolando Garibotti, il massimo esperto delle montagne patagoniche, in un’intervista di qualche tempo fa diceva “Non esiste assolutamente nessun altro alpinista che faccia salite di questa difficoltà senza protezioni o quasi, in solitaria, come fa Marc André Leclerc”.

Marc André rimaneva sorpreso, in tutta ingenuità, della tanta attenzione mediatica su di lui, e nelle sue stesse parole, che abbiamo scelto tra i suoi scritti per concludere questa puntata di Cime Tempestose, scopriamo tutta la sua genuina umiltà e passione totale per la montagna :

 “Quando arrampico è difficile spiegare quale sia l’ingrediente magico … è quasi come se fosse una specie di innocenza e curiosità nell’ispirazione per l’avventura, che determina uno stato mentale aperto e ricettivo. È terribilmente difficile da spiegare. Un po ‘come è difficile ricordare l’esatta sensazione di essere un bambino che scopre qualcosa di meraviglioso e nuovo, perché è una sensazione troppo lontana dal nostro stato mentale “adulto” per coglierla davvero in modo tangibile.”