Le spedizioni invernali sulle grandi montagne in Himalaya e Karakorum, con l’avvento del nuovo anno 2018, sono entrate nel vivo.

Innanzitutto, ricordiamo che per spedizione alpinistica “invernale”, si intende una spedizione che inizia, si svolge e si completa durante la piena stagione meteorologica dell’Inverno, cioè nel periodo 21 Dicembre – 21 Marzo.

Questa può sembrare una precisazione pleonastica, in realtà è il risultato di un processo di evoluzione nella filosofia alpinistica ; in precedenza, veniva considerata salita “invernale” anche un’impresa compiuta nel periodo citato ma che in realtà era iniziata, e maturata, durante giorni autunnali ; in altre interpretazioni – ad esempio quella sostenuta dal fortissimo alpinista russo Denis Urubko – una salita non può essere considerata “invernale” se compiuta dopo il 3 Marzo, in quanto il clima effettivo meteorologico cambia drasticamente dalla fine di Febbraio, con giornate più lunghe e temperature mitigate.

Fatte queste precisazioni, veniamo al tempo presente: sono in corso 3 spedizioni “invernali” di livello straordinario, assai differenti tra loro per tipologia e modalità, che stanno monopolizzando l’attenzione del mondo alpinistico, e che terranno col fiato sospeso migliaia di appassionati.

La prima che vogliamo citare è la Grande Spedizione Polacca sul K2.

Il K2 è l’ultimo, enorme “problema” invernale sugli 8000, infatti è l’unico mai salito e sul quale i tentativi invernali di conquista sono stati pochissimi, negli ultimi decenni.

Krystof Wielicki è il capospedizione, un’alpinista e organizzatore su cui non spendiamo troppe parole, ricordando semplicemente che è , dopo Simone Moro, il più grande scalatore d’inverno, con ben 3 ottomila saliti in prima assoluta. Ha raccolto i più forti alpinisti polacchi, tra cui Adam Bielecki e anche Denis Urubko, russo ormai naturalizzato polacco.

Kryzstof Wielicki

Questa spedizione ha richiesto anni di preparazione, in quanto la natura del K2, estrema più di ogni altro 8000, non permette una veloce e leggera salita in stile alpino ma è concepita come una spedizione del passato, in stile assalto alla montagna ; con allestimento di corde fisse lungo il percorso e due team distinti, incaricati di rotazione sulla montagna, e un piano che prevede il tentativo di vetta come tappa finale di un lungo, faticoso e meticoloso lavoro lungo la via Cesen, la prescelta, che corre a fianco dello sperone Sud della montagna, ricongiungendosi con la via normale detta “Sperone Degli Abruzzi” a quota 8000, sotto al grande seracco e al famigerato collo di bottiglia, ostacolo formidabile degli ultimi 500 metri del colosso pakistano.

Denis Urubko,Adam Bielecki

 

Dopo un lunghissimo percorso a piedi, la carovana con oltre 100 portatori, una dozzina di alpinisti più cuochi e altro personale di supporto, ha raggiunto ieri il Campo Base del K2.

Le condizioni meteorologiche sul K2 sono terrificanti, sebbene con presenza di sole, la temperatura alla quota del CB si aggira sui -20 gradi, mentre in quota raggiunge i -50 gradi e attualmente i venti spazzano la montagna con velocità da uragano.

La seconda spedizione, che è giunta al suo secondo tentativo, è quella dello spagnolo basco Alex Txikon, con Ali Sadpara – con lui e Simone Moro primo salitore invernale del Nanga Parbat – e un team di sherpa, che tenteranno la scalata all’Everest senza ossigeno, già compiuta da Ang Rita Sherpa nel 1987 ma mai ripetuta da alpinisti occidentali.

L’anno scorso Alex si fermò al Colle Sud, quota 8000 circa, bloccato dai terribili jet-stream, che soffiano ad oltre 100 kmh in prossimità della vetta.

Alex e il suo team sono giunti già da oltre una settimana al Campo Base, e hanno cominciato ad attrezzare il difficile percorso lungo il Kumbhu Icefall fino a circa 5700 metri. Questa prima parte di percorso è la più critica da allestire, servono scalette d’alluminio e corde fisse per stabilire un percorso sicuro fino al Campo2, che si trova all’interno del cosiddetto Western Cwn, ovvero il grande circo glaciale circordato dalle pareti dell’Everest, del Lhotse e del Nuptse.

L’ultima spedizione che citiamo è quella a cui, personalmente, siamo più affezionati.

E’ composta soltanto da due alpinisti: la fortissima francese Elizabeth Revol, che l’anno scorso ha compiuto numerose spedizioni sugli 8000 , dimostrando una notevole capacità di resistenza in alta quota e senza ossigeno , e il falegname, alpinista non professionista Tomek Mackiewitz, figura particolarissima, discussa ma con una determinazione incrollabile. I due condividono da anni il sogno di scalare il Nanga Parbat in stile alpino, lungo una via mai completata, la Messner-Eisendle, via tecnicamente meno difficile di altre ma estremamente lunga e che si sviluppa in un severissimo ambiente, per arrivare a circa 7800 metri in prossimità del Basin, sotto la piramide sommitale del Nanga. Il piano è di completare la via utilizzando il percorso finale che usò Hermann Buhl, nella prima scalata.

Elizabeth Revol, Tomek Mackiewitz

La cosa straordinaria è che il loro ennesimo tentativo è, attualmente, quello che più si è avvicinato all’obiettivo: infatti la moglie di Tomek, in contatto satellitare col marito, ha riferito ai media che i due si trovano già a 7300 metri, ben oltre il Campo3.

In tutti i loro tentativi, i due non sono mai riusciti a salire oltre i 7700 metri circa ma la cosa straordinaria, un risultato già di per sé incredibile, è che in ognuno dei loro tentativi lungo questa via, hanno sempre ampiamente superato i 7000 metri, con il loro leggerissimo e purissimo stile alpino, e con un budget sempre risicato al massimo: per intenderci, al Campo Base i due non hanno alcun confort, rispetto alle grande spedizioni sponsorizzate di cui abbiamo parlato.

Anche sul Nanga Parbat, purtroppo, le previsioni dei prossimi giorni non lasciano intravedere alcuna possibilità di tentativo di vetta: i venti sono spaventosi anche in questo caso, oltre gli 80kmh dai 7000 metri in su, con temperature proibitive. Le condizioni del terreno sono anche molto secche, con poca neve e ghiaccio presumibilmente difficile e duro.

Con l’augurio di portarvi prossimamente buone notizie, per ognuna di queste difficilissimi spedizioni, continuiamo a sognare ed ammirare queste persone, capaci di affrontare i disagi più incredibili in montagna, freddo e vento sovrumani, tutte cose belle da seguire … ben protetti e al caldo, che è stagione di brutta influenza !