Nella puntata precedente di Cime Tempestose, parlando delle due grandi spedizioni invernali in corso, avevamo raccontato del tentativo finale del basco Alex Txikon e del suo team per raggiungere la cima dell’Everest ; avevamo poi sollevato alcuni dubbi, in merito ai problemi della spedizione Polacca, impegnata per scalare il K2, ma non avremmo mai immaginato lo svilupparsi degli eventi, rapidissimi e sconcertanti, di cui oggi facciamo un resoconto sommario.

Per quanto riguarda l’Everest, la notizia ufficiale dell’abbandono di Alex Txikon e la fine della spedizione è arrivata il 28 Febbraio.

Il team non è nemmeno riuscito ad avvicinarsi al Colle Sud, posto a 7950 metri circa, per piazzare il Campo 4, e ha dovuto ritirarsi velocemente per il maltempo e i venti fortissimi.
Ali Sadpara e Temba Sherpa hanno poi abbandonato la spedizione per primi, qualche giorno fa, e dopo una sofferta decisione Alex Txikon ha alzato bandiera bianca.
Come raccontato la scorsa settimana, la delusione di Alex dovrà fare i conti, letteralmente, col peso economico da sostenere dopo questa seconda spedizione ed oltre al problema economico, secondo la nostra opinione, dovrà anche ragionare sul senso di avvalersi di una squadra di Sherpa, forniti di ossigeno, per attrezzare tutta la via e per raggiungere la “cosiddetta prima integrale senza ossigeno”. Impresa senza dubbio notevole e oggettivamente difficile ma di ormai scarso interesse alpinistico, una salita dove l’alpinista di punta non usa l’ossigeno ma ha di fatto la strada spianata da un team che lo usa in abbondanza.

Sul K2 , il “dilemma morale sulla fine dell’Inverno” di Denis Urubko, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana, cioè il fatto che una vera “prima invernale” in Karakorum vada realizzata entro il 28 Febbraio, è letteralmente esploso dilaniando le relazioni personali tra il russo naturalizzato polacco Urubko e il resto del team.

Da tempo Denis Urubko aveva fatto trapelare i suoi malumori, via blog e tramite interviste ai giornalisti TV polacchi presenti al Campo Base, sia verso i compagni alpinisti che verso le decisioni del capo spedizione Krystof Wielicki.
In uno dei primi tentativi di salire in alto, Denis è stato richiamato al Campo Base da Wielicki, quando si trovava già a 6700 metri, con l’intenzione di salire ancora. Il tutto, a suo dire, senza alcuna spiegazionda parte del Capo Spedizione.
La scorsa settimana, dopo aver passato due notti in quota a 7200 metri con Adam Bielecki , rientrato al Campo Base, Denis Urubko ha deciso di tentare la scalata alla vetta, chiedendo ad Adam Bielecki di provarci con lui ma senza dire nulla al Capo Spedizione.Offerta rifiutata da Adam, sia per disciplina verso il Team e viste le previsioni meteo piuttosto sfavorevoli.

Così , il 24 Febbraio, Denis Urubko è partito in solitaria dal Campo Base, salendo velocemente ; arrivato a Campo 1, ha incontrato due compagni già accampati, rifiutando di prendere con sé una radio offertagli e di rispondere alla richiesta di chiamata del capo spedizione Wielicki, allarmatissimo.
Il giorno stesso, infatti, veniva diramato sui Social Media un comunicato ufficiale della spedizione polacca nel quale si dichiarava che, nonostante la ribellione e la decisione autonoma, Wielicki avrebbe organizzato due team per cercare di supportare Denis Urubko nel suo tentativo, in caso di necessità.

Tra il 24 e il 25 la notizia si è diffusa in tutto il mondo, e sui social media si è innescato un dibattito aspro e violento, a tratti surreale, disinformato e partigiano, dove si fronteggiavano ultrà di una fazione o un’altra.

Assistendo a questo brutto dibattito ci è venuto in mente uno scritto di Alessandro Gogna, grande alpinista e scrittore. Nell’Ottobre 1990, col titolo “L’Arena della Moltitudine / L’Impossibile Violentato”, diceva del Campo Base sul K2 :

“Un piccolo generatore di corrente è sufficiente per assicurare la comunicazione telefonica e il fax al campo base. I giornalisti possono seguire quasi in tempo reale la grande avventura. Ma il pubblico è bombardato da notizie in diretta, da sentimenti sbattuti in prima pagina, da emozioni che pretendono di essere così forti da essere sotto vuoto spinto.”

Tornando alla cronaca, il 26 Febbraio Denis Urubko è tornato a Campo Base respinto dal maltempo.
Successivamente ha raccontato di esser riuscito a salire fino a 7600 metri, dove una tempesta con venti forti e una zona piena di crepacci lo ha fatto penare non poco : è infatti caduto in un crepaccio , per un crollo improvviso del ponte di neve, ne è uscito da solo e nel whiteout, cioè nella visione indistinguibile di montagna e cielo, dove “tutto è bianco” , è riuscito, con grande fatica, ad uscire dal campo crepacciato, sano e salvo, e come descritto da Denis “grazie all’intuizione ereditata da mio padre”

Arrivato al Campo Base, accolto dal silenzio e dalla disapprovazione degli altri alpinisti, dopo un breve e si presume durissimo colloquio con Krystof Wielicki, Denis Urubko ha abbandonato la spedizione, “con l’approvazione di tutti, vista la totale mancanza di presupposti per collaborare ulteriormente”, come dichiarato freddamente ai media da Wielicki.

La vicenda ha poi assunto toni da farsa, quando si è scoperto che i suoi ex- compagni avevano cambiato la password alla rete Wifi del Campo Base, impedendo a Denis di comunicare e causando ulteriore putiferio immediato sui Social Media. Lo scherzo, per così dire, è stato quello di impostare una password che in polacco significa: “l’inverno finisce il 20 marzo”.

Attualmente la spedizione è ferma per il maltempo, e l’unico alpinista acclimatato a sufficienza per la vetta è Adam Bielecki, particolare che rende ancor più remota l’ipotesi di un altro tentativo di vetta. Ci sono però ancora 3 settimane, e visti gli eventi delle ultime 2, potrebbe ancora succedere di tutto ! A Venerdì prossimo !