Se è vero che ogni popolo può acquisire caratteristiche peculiari nel tempo, influenzato dall’ambiente e società in cui vive, allora – parlando di alpinismo – possiamo senz’altro affermare che i polacchi hanno una speciale predisposizione per l’alpinismo più duro, che sia quello invernale, in condizioni estreme oppure quello di ricerca su nuove vie faticose ed impegnative: il tutto praticato con attrezzature spesso scarse o considerate inadeguate, rispetto a quanto succede per i “ricchi” colleghi occidentali.

Oggi vogliamo omaggiare i polacchi, raccontando la storia di Wanda Rutkiewicz, la loro più grande alpinista e lo faremo ripercorrendo le gesta passate, per guardare all’ultimo, enorme ostacolo invernale sugli 8000, battezzato” il grande problema”,che quest’anno verrà affrontato proprio da una spedizione polacca.

Abbiamo parlato recentemente, in una puntata di Cime Tempestose a lui dedicata, dello straordinario Jerzy Kukuzcka e della sua sfida con Messner per i 14 ottomila . Nello stesso periodo, una determinatissima alpinista, polacca come Jerzy, stava scalando montagne di 8000 metri, in spedizioni tutte femminili o in solitaria, lasciando a bocca aperta l’ambiente degli alpinisti d’alta quota. Un ambiente piuttosto maschilista ed estremamente competitivo .

Wanda Rutkiewicz dopo la guerra si era trasferita con la famiglia in Polonia, studiando e diventando ingegnere elettronico . Di carattere piuttosto deciso e
coraggioso, esperta motociclista, Wanda aveva cominciato a scalare dopo un incontro casuale: rimasta a piedi con la sua moto per un problema meccanico, aveva ricevuto soccorso da un gruppo di scalatori che le mostrarono poi le prime meraviglie delle pareti polacche.

archivi kukuzcka

Quell’incontro, alla fine degli anni ’60, l’aveva fatta innamorare della disciplina e in breve tempo aveva cominciato ad affrontare scalate e montagne sempre più impegnative sulle Alpi, curando in particolare la formazione di team tutti femminili. Insieme a quattro compagne, all’inizio 1978, Wanda aveva realizzato l’impresa della salita invernale al Cervino.
Le sue parole ci restituiscono l’orgoglio e la certezza di aver rotto una barriera :

“Per la prima volta le donne avevano superato d’inverno una difficile parete alpina, la Nord del Cervino, che fino ad allora era stata scalata solo da uomini. La parete non era diventata più facile soltanto perché noi l’avevamo scalata.”

La determinazione e il forte carattere di Wanda l’avevano portata in pochi anni a diventare anche un’ eccellente organizzatrice e capo spedizione. Con la mente analitica e la preparazione fisica durissima a cui si sottoponeva, fu finalmente in grado a compiere il grande salto, dalle spedizioni alpine alle pareti Himalayane..
Wanda Rutkiewicz esordì col botto, come si suol dire, scalando l’Everest sempre nel 1978, in Ottobre, terza donna in assoluto, prima europea.
Passarono alcuni anni prima che Wanda tornasse in spedizione himalayana, certamente per le difficoltà a reperire finanziamenti nel duro e maschilista sistema dell’epoca. Ma nel 1985, scalando il Nanga Parbat, cominciò la sua impressionante serie di successi sugli 8000 m e tra questi il più clamoroso e duro, il K2, che Wanda scalò, prima donna al mondo senza ossigeno.

Era il Giugno del 1986. In quella stessa stagione morirono 13 alpinisti sulla piramide pakistana , tra i quali il polacco Piotrowski che aveva salito
la splendida via “Magic Line” proprio con Jerzy Kukuczka .

Nel 1992 Wanda Rutkiewicz tentò il Kangchenjunga. Fu vista l’ultima volta da Carlos Carsolio a 8300 metri circa, mentre lui scendeva dalla vetta, lei aveva deciso di bivaccare senza sacco a pelo, né cibo.
Il suo corpo fu ritrovato anni dopo, sul versante opposto da un team italiano. Forse Wanda era arrivata in cima, senz’altro sulla cresta sommitale, per poi precipitare.

Wanda Rutkiewicz è stata il personaggio chiave nella storia dell’alpinismo femminile, ed è ancora oggi considerata una delle più grandi alpiniste del secolo scorso, se non la più grande in assoluto.
C’è un forte legame tra il passato di Wanda Rutkiewicz e Jerzy Kukuczka, entrambi sul K2 e il futuro dell’alpinismo polacco, che ha ufficializzato l’annuncio della prossima spedizione, sponsorizzata anche dal Governo, per l’ultimo cosiddetto “grande problema” sugli 8000 : ovvero la scalata del K2, in completa stagione invernale.

Il clima invernale sulle cime del Karakorum è particolarmente estremo, molto più di quanto accada sugli 8000 nepalesi. Il vento è terrificante in quella stagione, quasi sempre sopra ai 100 km orari, in alta quota, e il K2 è tecnicamente difficile e soprattutto molto, molto alto.

La spedizione polacca è capitanata da Krzysztof Wielicki , uno straordinario veterano, capace di salire 3 ottomila in inverno di cui uno, unico al mondo, in competa solitaria, il Lhotse.

Per l’occasione Wielicki, che da anni tentava di organizzare questa spedizione, complessa e assai costosa, ha chiamato una fortissima squadra di giovani e fortissimi alpinisti, includendo tra essi Adam Bielecki, primo sul Broad Peak in inverno, e Denis Urubko, il forte kazako , ora naturalizzato polacco, che conosciamo per essere stato a lungo partner di Simone Moro nelle straordinarie scalate invernali su Makalu e Gasherbrum II.

La strategia per la salita al K2 non sarà usare lo stile alpino, che in genere contraddistingue queste scalate. Non è possibile per le difficoltà tecniche della montagna, che presenta passaggi di arrampicata in molte sezioni e che per l’accumulo di neve renderebbe sovrumano lo sforzo di un piccolo team ; quindi Krysztof Wielicki ha immaginato di separare in due team la scalata al K2, uno incaricato di sistemare corde fisse lungo il percorso, nei tratti più impegnativi, l’altro che subentrerà, più “fresco”, per l’attacco
finale alla vetta.

Come affermato lo stesso Wielicki, le probabilità di successo sono inferiori al 10%, e non è ancora chiara la via da utilizzare per scalare il K2, che verrà decisa in base alle condizioni oggettive che troveranno i polacchi.
Una incredibile sfida di resistenza e resilienza che sarà appassionante seguire, e alla luce della Storia possiamo concludere esclamando … “roba per alpinisti polacchi ” !