nanga parbat sperone Mummery (Daniele Nardi tom Ballard)

Domenica 24 Febbraio alle ore 14:28 italiane, l’ultima comunicazione di Daniele Nardi: “abbiamo scalato lo Sperone fino a circa 6300 metri, ora siamo scesi in tenda a C4, 6000 mt. Siamo stanchi, il tempo non è buono, raffiche di vento, nevischio. Domani decidiamo come proseguire“.

Da allora il satellitare, la radio tacciono. Dopo 2 giorni una macchina di soccorsi difficile, enorme, piena di solidarietà si è messa in moto; i team sul K2 si sono offerti di aiutare ; Muhammed Ali Sadpara, compagno di Nardi in passato e primo salitore invernale del Nanga, è volato al Campo Base, ha fatto ricognizioni in elicottero e a piedi a C1. Nessun segnale, solo tracce di valanghe.

E’ ormai passata una settimana e le speranze di ritrovare vivi i due forti alpinisti sono ormai nulle. 

Stamattina, 4 Marzo 2019, Alex Txikon e il suo team compresi 2 alpinisti e un dottore sono riusciti ad atterrare al Campo Base del Nanga Parbat. Alex ha con sé droni per l’estrema ricerca di qualche traccia dei due.

E’ opinione di molti che un evento tremendo e immediato abbia posto fine al tentativo di scalata dello Sperone Mummery, noto per il pericolo rappresentato dai seracchi sovrastanti, che come lingue si affacciano dal plateau, e spazzano lo sperone con blocchi “grandi come grattacieli” (Messner).

Sui social media, la settimana di Ricerca e Soccorso è diventata teatro di offese, recriminazioni, disprezzo, accuse al Pakistan, accuse agli alpinisti, accuse ad altri alpinisti, uno spettacolo orribile mentre le famiglie di Daniele e Tom soffrivano e seguivano le frenetiche comunicazioni, che si accavallavano da fonti russe, polacche, italiane, pakistane tra smentite, speranze, atti di coraggio . 

Bisognerà affrontare ,a freddo, quanto è accaduto , su tutti i fronti : più che quello alpinistico, quello umano.

E forse anche grandi alpinisti , in buona fede e in questo comprensibilissimo momento emotivo, avrebbero potuto evitare certi toni, certi giudizi, certe convinzioni tranchànt anche solo sulla decisione di Nardi e Ballard nell’affrontare lo Sperone. 

Daniele Nardi era il massimo conoscitore dello Sperone, l’ha osservato e salito fino a 200 metri dall’uscita (assieme ad Elisabeth Revol, l’unica altra alpinista al mondo ad averne scalato oltre 700 metri , dai 5700 dello zoccolo di partenza. Non era uno sprovveduto ; in coscienza, come ha notato Simone Moro, era convinto vi fosse la possibilità di mitigare ed evitare i rischi dei seracchi.

Il rischio era altissimo, Nardi e Ballard lo sapevano ; così come lo è stato per le migliori – e ritenute impossibili – imprese di alpinismo eplorativo e di ricerca. 

Parlare di “ossessione” e “suicidio” , oltre che irrispettoso nel momento, ci sembra francamente inutile e fuori luogo. Semplicemente, fuori luogo.

Per ora ci limitiamo a pubblicare un paio di foto emblematiche, di quel tentativo del Gennaio 2013, giunto ai 6450 metri :

la parte terminale del Mummery. Si può notare il muro roccioso che protegge dalla traiettoria di crollo dei seracchi
punto più alto raggiunto, 6450 mt Nardi/Revol ; vedi immagine sottostante
Sperone Mummery, 6450 mt. Nardi fotografa la Revol, sono evidenti i grandi seracchi di uscita dallo Sperone. 

In questo momento doloroso, in cui forte è la tentazione di fuggire lontano dal parlare di alpinismo, in cui l’amarezza nel vedere che l’odio e la divisione sporcano e offendono donne e uomini che seguono dei sogni, apparentemente inutili e rischiosi, è bene tornare a ciò che ha acceso in noi la scintilla della passione per la Montagna e le storie di chi la sceglie.
Ricordiamoci che il giudizio sommario e la superbia di chi ti urla “è impossibile” si scioglie inesorabilmente come un ghiacciaio nel corso del tempo…

 

 

*** Dedicato a Daniele Nardi e Tom Ballard ***

ecco dove torno con lo sguardo, carico di lacrime, rabbia, impotenza e amore.

1961: Nonno Alfonso e Walter Bonatti osservano soddisfatti la stampa de “Le mie montagne”, primo volume della fortunata collana “Montagne” di Zanichelli diretta da Walter e curata editorialmente da nonno, che pubblicò poi il secondo volume “Il Grande Cervino” (Bernardi,1963) , “I 14 Ottomila” (Fantin,1964), “Il Monte Bianco” (Bernardi,1965) e i libri di Kurt Diemberger “Tra zero e ottomila” (1970), “La Grande Civetta” (Bernardi,1971) e Gaston Rebuffat “Ghiaccio Neve Roccia” (1972)

K2 : un Fortino per Txikon, i rinforzi per i Russi e l’attesa del bel tempo

Le due spedizioni presenti sul K2 non hanno alcun tipo di contatto umano né di scambio tecnico. Un vero peccato ma era prevedibile.

Le differenze abissali di strategia, oltre che quelle culturali e personali, si sono ampiamente manifestate negli ultimi 20 giorni , in cui l’azione sulla montagna si è ridotta ai minimi per il continuo maltempo .

Tuttavia, i russi-kirghizi-kazakhi  hanno continuato numerose rotazioni tra Campo Base, Base Avanzato e fino a Campo 2, portando materiali e mantenendo un minimo livello di acclimatazione ; inoltre, a differenza di Txikon, hanno già praticamente superato la Piramide Nera e hanno il materiale pronto per allestire i Campi superiori, il C3 a circa 7300 metri e il C4 sulla spalla, a 7950 metri circa.

piramide nera, foto del team russo

Alex Txikon ha scelto rigorosamente di non muoversi, e di non far muovere nessuno dei suoi Sherpa, anche in presenza di maltempo moderato. La sua strategia è “risparmiare energie solo per quando ci sarà bel tempo”. Nel frattempo, si è tenuto occupato allestendo un “muro” di ghiaccio, sul principio già usato per costruirsi gli igloo, per proteggere le tende dai forti venti previsti negli ultimi giorni ; l’effetto visivo..è quello di un fortino militare ! 

muro costruito al CB dal team di Txikon

Il team dei russi-kirghizi-kazakhi guidati da Braun e Plivstov è rimasto sempre in azione, anche se ovviamente ridotta, dopo il 1 Febbraio, data in cui il team era sceso dai 7200 metri della Piramide Nera ; in questi 20 giorni, sono state compiute rotazioni fino a C1 e una puntata a C2, inoltre sono arrivati 3 alpinisti kazakhi in questi giorni , grazie a una tardiva sponsorizzazione.

In una interessante intervista rilasciata a Wspinaie.pl , il grande alpinista polacco Leszek Cichy , esperto geodesista e protagonista , tra le altre, della prima invernale all’Everest con Krzysztof Wielicki  nel 1980, esprime le sue considerazioni sulle strategie dei team, sul terreno che li aspetta tra la Piramide Nera (da lui affrontata nell’inverno 1987-88) e la vetta del K2 in modo molto diretto:

” la Piramide Nera non presenta grosse difficoltà tecniche ma è lunga, paragonato ai Tatra direi un III/IV grado, inoltre sono presenti tante corde, non particolarmente rovinate vista l’esposizione e la zona rocciosa, che permettono una progressione abbastanza veloce in buone condizioni” 

 zona piramide nera, foto del team russo

“…il vero problema sarà nella zona tra C3, al termine della Piramide Nera e la spalla : sono circa 700-800 metri di percorso che, dagli schizzi e dai racconti di Denis Urubko nell’ultimo tentativo ha affrontato un breve tratto, sono notevolmente crepacciati e pericolosi; dipenderà dalla presenza di neve o ghiaccio, potrebbe essere faticoso trovare il giusto percorso”

Sull’acclimatazione: “i russi , se pensano di salire entro la fine di Febbraio – che ritengono la vera fine dell’inverno – hanno bisogno di dormire almeno una notte oltre i 7000 metri , poi tornare giù. Non c’è molto tempo rimasto”.

Ma è parlando di Alex Txikon che Cichy si fa sferzante : “le sue due spedizioni all’Everest e quello che ha fatto finora al K2, cioè rimanere quasi sempre al Campo Base, dimostrano che sbaglia qualcosa, che sia logistica, strategica . Non è affatto preparato, non è mai riuscito a salire nemmeno la Sella Sud [..] non ha alcuna acclimatazione, che si ha solo compiendo sforzi attivi. E mettere le corde fisse parallele è stato folle”.

Anche Denis Urubko si è espresso in modo simile, ed è convinto che nessuno dei 2 team riuscirà a salire entro il 28 Febbraio, fine dell’Inverno per l’alpinista di origine kazaka. Nell’intervista appena rilasciata, Denis ha affermato di essere piuttosto stanco di spedizioni, e di prevederne una al Gasherbrum II questa Estate per fare una nuova via, una al Broad Peak in inverno e tra 2 anni quella decisiva al K2 invernale , prima di ritirarsi.

“Il buon alpinista è il vecchio alpinista” , ha affermato Urubko , che in questo inverno si è perfezionato su roccia in Patagonia con la compagna Pipi Cardell.

Nei prossimi giorni è prevista una clamorosa finestra piuttosto lunga di bel tempo, tutta da confermare – i modelli meteorologici oltre i 3 giorni sono sempre imperfetti – sia sul K2 che sul Nanga, e presto vedremo se ci sono minime possibilità di riuscita da parte di uno dei team presenti..

 Nanga Parbat : neve, neve e ancora neve

Un breve aggiornamento dal Nanga Parbat: Daniele Nardi e Tom Ballard sono praticamente fermi da oltre 2 settimane al Campo Base, salvo una puntata al C2 (5700 metri), per disseppellire il sacco con il materiale.

                  verso c2 foto Nardi

Al Nanga la quantità caduta di neve è stata notevole , anche se normale per la stagione ; soprattutto, nelle brevi finestre di bel tempo, i due non hanno potuto muoversi granchè per le valanghe conseguenti agli accumuli, molto pericolose proprio nella zona del C2-C3 , alla base dello Sperone.

Nel frattempo sono giunti portatori con scorte di cibo e materiale tecnico, nella speranza di poter salire lo Sperone Mummery in velocità durante una finestra di bel tempo. 

                       tom ballard foto Nardi

L’acclimatamento è ormai perso, anche se i 2 si mantengono molto positivi e attivi al Campo Base, dove Nardi e Ballard si allenano spesso in drytooling su massi da Boulder e ultimamente Tom Ballard in una bella discesa in sci da un canalone laterale del Nanga.

Tom Ballard si è espresso così :

“questa spedizione sembra sempre più una bella vacanza. Stiamo bene al Campo Base, troviamo sempre nuovi problemi di drytooling sui massi attorno, e ultimamente mi sono molto divertito a sciare su magnifica neve…”

Anche per loro, l’attesa di una finestra abbastanza lunga di bel tempo è il sogno del momento…

 

 

K2

Come previsto e scritto nell’aggiornamento precedente, la spedizione di Alex Txikon si è accodata al team russo-kirghiso-kazako sullo Sperone degli Abruzzi.

Nonostante Txikon avesse scritto chiaramente che sarebbe tornato a verificare la parete Est (e la via degli Americani) , il giorno dopo i fatti hanno mostrato che aveva già deciso di non tornarci, e improvvisamente il basco ha dichiarato “che la montagna scaricava tutto lo scaricabile su quel versante [Est,ndR] e che il traverso [per ricongiungersi agli Abruzzi, sopra i 7500] era troppo pericoloso” . 

La squadra di sherpa di Alex, e Alex stesso, hanno attrezzato fino a oltre Campo 1, parallelamente alle corde già installate dall’altro team . I russi hanno già attrezzato fino ai 6500 metri, all’inizio del famoso e tecnico Camino Bill . 

Entrambi hanno dormito a C1, vedremo oggi le condizioni del…traffico sulla via .

K2, in parete verso C2,team russo-kazako-kirghiso

Al momento, leggendo “in controluce” le dichiarazioni, non si intravedono grandi possibilità che i team uniscano gli sforzi sulla “Normale” del K2: sarebbe stato auspicabile, un allestimento massiccio di corde non aiuta certamente una progressione facile tuttavia crediamo e speriamo in un patto tra i due capispedizione per non ostacolarsi a vicenda, nel proseguire sulla Via – soprattutto sul Camino Bill e la “piramide nera”  e verso i 7200 metri di Campo 3, che non dispone di grandi spazi .

*** Aggiornamento 13:53 GMT + 1 Waldemar Kowalewski, membro della squadra di Txikon, si è fatto male a causa di una caduta mentre portava un carico pesante sui 6000mt. Durante il ritiro a , è caduto nuovamente e si è perso sul ghiacciaio prima di raggiungere il Campo Base, al buio. Alex è riuscito a contattarlo via radio, inviando aiuto; ora è a Campo base, in attesa di essere portato via in elicottero : per lui la spedizione è finita .

Manaslu

Situazione veramente difficile, per Simone Moro, Pemba Sherpa e i 2 cuochi assistenti al Campo Base del Manaslu.

Una eccezionale precipitazione di neve ha letteralmente sepolto le tende degli alpinisti, costringendo gli stessi a smontarle e ripararsi tutti nella grande tenda cucina, turnandosi in continuazione per spalare l’accumulo terrificante – “Situazione terribile[..]Cazzo, 6 metri di neve !” le comprensibili parole di Simone, che prosegue :

“Si rompesse la tenda cucina saremmo davvero fottuti. Gas e benzina ci bastano per 6 giorni, il cibo per qualche giorno in più. Qui è un oceano di neve in movimento, valanghe gigantesche ovunque. Il Campo Base è stato saggiamente posizionato su un cocuzzolo, ventoso ma super sicuro”

                   neve al Manaslu (Moro)

Nanga Parbat

Situazione altrettanto problematica per il team di Daniele Nardi. Daniele e Tom Ballard sono saliti fino al Campo 2, hanno dormito lì circondati da valanghe spaventose, passate fortunatamente a lato ; hanno proceduto fino al C1, scrive Daniele, con una fatica enorme causa tantissima neve ; inoltre al C2 una tenda, con molto materiale e i ramponi di Karim Hayat, è sparita ; Rahmat Baig è praticamente fuori gioco, è dovuto scendere a Gilgit per curare con antibiotici i problemi alla gola ma non è guarito .

In aggiunta, Karim ha dichiarato “che non vuole morire in questa montagna” .

nanga parbat c3 5700mt (Daniele Nardi)

Appare certa, quindi, la defezione dei 2 pakistani dalla spedizione.Infatti, Daniele ha scritto

“ho la sensazione che ci basterà una sola tenda, d’ora in poi”.

Daniele e Tom non mollano e procederanno a verificare le condizioni di C3, ma non dormiranno causa altissima probabilità di valanghe.

Purtroppo, nella tenda perduta, c’era molto materiale importante per la scalata…

K2 

La spedizione russo-kazako-kirghisa , sotto la direzione di Vassily Pivtsov, è arrivata al Campo Base del K2 il 14 gennaio .

Il 19 gennaio il team ha montato il C1 a circa 5900mt .

 

K2, C1 team russo-kazako-kirghiso (Pivtsov)

in questi giorni, prima del maltempo, il team ha attrezzato corde fisse fino a 6300 mt , poco prima del previsto C2. I forti alpinisti hanno lavorato in non certo ottimali condizioni meteo , dimostrando una forte determinazione.

K2, in parete verso C2,team russo-kazako-kirghiso (Pivtsov)

Non si può certo dire lo stesso del team capitanato da Alex Txikon, arrivato poco dopo i russi e che è stato impegnato, praticamente, a costruirsi 2 igloo a campo base, brillante intuizione del basco , che ha descritto la gioia nel dormire serenamente e con solo -5°C , ma soprattutto con silenzio e asciutto, all’interno della costruzione tradizionale esquimese.

K2, igloo della spedizione di Alex Txikon

Oggi giunge notizia che Alex Txikon e soci, finalmente,  si recano al CB avanzato , per procedere a una ricognizione della Parete Est – esattamente un anno fa, Denis Urubko, descriveva entusiasta la possibilità di salire un contrafforte laterale della inviolata Parete (eccettuata la via di cresta, però esposta al temibile jetstream) . Il basco scrive che “non esclude ancora” lo Sperone Abruzzi, confermando la sua geniale capacità e intuizione nella diplomazia con le altre spedizioni e sfruttare, a suo favore, la presenza di un team che ha già allestito le corde e il tracciato praticamente fino a C2. 

Dobbiamo notare che è trascorso un mese abbondante e che il team di Txikon non ha alcun tipo di acclimatazione e non ha alcuna idea , neppur minima, di cosa trovare sul versante Est ; molti affermano che i tempi fossero una decisione nota, obiettivo  “lavorare” duramente con l’obiettivo di salire in Marzo,  tuttavia chi scrive è convinto che presto, Alex Txikon annuncerà l’unione delle forze col team russo-kazako-khirghiso sullo Sperone Abruzzi.

K2, i 2 igloo della spedizione di Alex Txikon

Nanga Parbat 

Il team di Daniele Nardi – il romano, Tom Ballard e i pakistani Rahmat Baig e Karim Hayat – è in procinto di riprendere l’esplorazione sulla nuova via lungo lo Sperone Mummery, dopo alcuni giorni di intensa nevicata . Da ieri, col miglioramento del tempo, la parete dovrebbe aver cominciato a scaricare.

Nanga Parbat,dopo la nevicata verso C1

Daniele Nardi ha approfittato della pausa per prendere lezioni di drytooling dal fuoriclasse della disciplina, Tom Ballard.

Nanga Parbat , drytooling a Campo Base

Daniele Nardi ha parlato, sul suo Diario Spedizione inviato via newsletter e web, della progressione fino a 6200mt sullo Sperone Mummery, raccontando del suo desiderio di ritrovare il “messaggio in bottiglia” che lasciò nel tentativo in solitaria qualche anno fa, contenente la famosa frase di Mummery , riadattata : 

“impossible by fair means, alone in winter “

                                                                          

                                                                                         Nanga Parbat C3 5700mt

Le immagini del tentativo sono impressionanti, lo Sperone è ghiacciato e tecnico ; la maggiore preoccupazione del team sarà trovare un punto adatto per installare il Campo “C4” , a metà sperone , e che sarà decisivo nella strategia di scalata del team. Infatti, superato lo Sperone alla quota circa di 6700 metri, c’è l’enorme Basin, nel punto di uscita dal Mummery in pendenza, vera incognita in termini di possibili crepacci verso il trapezio sommitale . 

Nanga parbat sperone Mummery (Daniele Nardi)

 

Nanga Parbat sperone Mummery (Daniele Nardi tom Ballard)

Le grandi incognite per il team sono inoltre rappresentate dalla posizione problematica del C3, alla base del Mummery e dove c’è materiale per la parete, soggetto a scariche di neve , e dal ritrovamento del sacco con materiale lasciato prima del maltempo, a quota 6200mt.  In realtà lo Sperone Mummery è stato “appena assaggiato”, dubitiamo alquanto che , per quanto forti assieme, il team possa trovare una chiave in stile alpino puro. La strategia che crediamo Nardi abbia in testa, prevede comunque l’allestimento di almeno 2 altri piccoli “Campi” (una tenda ) fino ai 6700mt : dopo , è tutto “hic sunt leones”

Manaslu

Simone Moro e Pemba Galjie Sherpa hanno raggiunto quota 6400mt , poco sotto C2, prima della brutta sorpresa di trovare un largo crepaccio che impedisce, senza scaletta metallica, di proseguire. Rientrati al CB, da giorni il duo è costretto in tenda e a spalare, causa nevicata notevole, come già capitò nella spedizione con Tamara Lunger. 1,5 Metri di neve accumulata.

                                                                                      Manaslu, CB dopo la nevicata

Il meteorologo di fiducia di Simone, Karl Gabl, ha previsto un miglioramento in questi giorni, il duo conta di muoversi per verificare le possibilità, intraviste da Simone, nel trovare una variante che permetta di evitare i grossi crepacci che sbarrano la via normale verso la vetta del Manaslu.

 

Manaslu, C1 (Simone Moro)

Impressionanti e suggestive le immagini della via tra C1 e C2, che mostrano le difficoltà e i pericoli oggettivi notevoli lungo il percorso a cavallo tra i 6000 e i 6400 metri circa . Anche quest’anno, il Manaslu si dimostra veramente ostico per la quantità enorme di nevicate che si accumulano, che vanificano in modo drastico gli sforzi di un tentativo in stile alpino. Vedremo…

Manaslu, seracco, verso c2 (Simone Moro)
Manaslu, verso c2,crepaccio (Simone Moro)

Nanga Parbat : breve storia dello Sperone Mummery

Albert Frederick Mummery, definito da Hermann Buhl  ( diventato primo salitore del gigantesco 8000 pakistano ) , “uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi” , era forse troppo avanti per il suo tempo : il suo tentativo , il primo in assoluto, di salire un 8000, avvenne nell’ Estate 1895, assieme ad altri 3 alpinisti britannici e 2 portatori. Un piccolo team, “by fair means” (con mezzi leali) , precursore dello stile alpino. Mummery tentò prima di salire lungo quella via, pare giungendo ai 6100 metri, per poi scomparire per sempre, assieme ai portatori, nel tentativo di spostarsi lungo il versante Rakhiot per cercare un altro accesso alla montagna.

A lui è dedicato il nome della linea quasi “a piombo”, che si erge dal ghiacciaio Diamir, e che sale lungo un formidabile sperone roccioso – il Mummery, appunto – fino a quasi 7000 metri, dove orrendi e giganteschi seracchi segnano il passaggio sul Basin , ovvero il plateau enorme e crepacciato che infine porta al “trapezio sommitale” del Nanga, ultimi 1000 metri prima della vetta.

     sperone mummery nanga parbat

Nessun alpinista – tranne i fratelli Messner, costretti a scendere lungo lo sperone o nelle sue immediate prossimità, nella terribile traversata susseguente alla scalata che li portò in vetta lungo la parete Rupal ; luogo dove infine trovò la morte Gunther, quasi giunto alla base sul ghiacciaio , travolto da una valanga , alla fine di Giugno del 1970 – ebbene nessun alpinista ha mai più provato quella linea, considerata suicida per l’imbuto terrificante di valanghe, i seracchi incombenti, la difficoltà anche solo nell’accesso allo Sperone per il ghiacciaio orrendamente crepacciato.

Reinhold Messner  ha sempre parlato della potenziale via lungo lo Sperone come impossibile e suicida, una linea “che non porta da nessuna parte”, piena di pericoli oggettivi. 

Dichiarazione di Messner comprensibile anche alla luce di cosa provò su quella parete  e condivisibile per l’ oggettiva presenza di pericoli : la costante rottura dei seracchi appesi, con conseguente scarica di valanga, più volte testimoniata anche nel bel video , diretto da Francesco Santini, prodotto da Daniele Nardi , “Verso l’ignoto”. La speranza di Nardi è che nella stagione invernale le temperature estreme riducono queste scariche e che lungo lo Sperone c’è una zona – piuttosto stretta e aleatoria – dove salire senza essere eccessivamente esposti.

Nessuno, tranne l’alpinista italiano Daniele Nardi, che è giunto al 5° tentativo su questa via. Daniele Nardi ed Elizabeth Revol sono l’unico “team” che ha raggiunto il punto più alto sullo Sperone Mummery, a circa 6450 metri nel 2015.

 

                          Daniele Nardi

 

Da allora gli altri tentativi si sono sempre fermati prima, anche perchè Nardi non ha più trovato compagni disposti a rischiare lungo quella via: la stessa Revol, assieme a Tomek Mackiewitz, rifiutarono di unirsi a Nardi , sia per il ritardo nell’arrivo dell’alpinista romano al Campo Base sia perchè avevano già cominciato il tentativo lungo la via Messner Eisendle : la via che i due completarono l’anno scorso, al durissimo prezzo della morte di Tomek e del congelamento e perdita di dita dei piedi di Elizabeth, salvata poi da Urubko, Bielecki, Tomala, Botor che erano impegnati sul K2 – accorsi, con grande coraggio e umanità, per tentar di salvare i due, tentativo che appunto si concluse col recupero della Revol a 6100 metri poco sopra il muro Kinshofer e con l’impossibilità di provare a salire oltre i 7000 metri dove Tomek si fermò, ormai vinto da un probabile edema cerebrale.

Quest’anno, finalmente, Daniele Nardi è riuscito a formare un team di 4 alpinisti per la sfida al Mummery: lui stesso, gli alpinisti pakistani Karim Hayat, Rahmat Ussain Baig e il fortissimo e giovane Tom Ballard , alpinista inglese già capace della salita delle 6 pareti Nord delle Alpi in stagione invernale e in solitaria , a 26 anni : Cima Grande di Lavaredo, Pizzo Badile, Cervino, Grandes Jorasses, Petit Dru e l’Eiger.

Nei primi 10 giorni di spedizione, il team ha mostrato un formidabile affiatamento ed è riuscito ad allestire 3 campi , il c1 a 4700 metri come deposito materiali, il c2 a 5200 metri verso l’uscita del ghiacciaio, e il c3 dentro un crepaccio, alla base dello Sperone roccioso vero e proprio a 5700 metri.

 

Nei prossimi giorni la spedizione affronterà il vero e proprio muro roccioso.

 

 Inverno in Karakorum: Nanga Parbat

Daniele Nardi e Tom Ballard sono appena partiti per il Pakistan, dove raggiungeranno l’alpinista pakistano Rahmat Ullah Baig e un altro alpinista pakistano di cui al momento non conosciamo il nome. 

               Tom Ballard e Daniele Nardi ( ph montagna.tv )

“Saranno membri effettivi e non portatori di alta quota, mossi dal desiderio di scalare la loro montagna”

chiarisce  Nardi, in merito ai due compagni pakistani . 

I quattro puntano all’apertura in stile alpino di una nuova via lungo lo Sperone Mummery del Nanga Parbat. In assoluto, Nardi precisa che il suo vero obiettivo è completare lo Sperone Mummery, fino a circa 7000 metri. Poi, se possibile, salire in vetta.

Nardi è al 4o tentativo sullo Sperone, con Elizabeth Revol arrivò sino a 6400-6500 metri qualche anno fa.

E’ veramente interessante il legame tra Daniele e Tom, il primo mediatico, estroverso e con una grande esperienza di spedizioni himalayane e in karakorum, il secondo giovane, più introverso, con qualità tecniche e su ghiaccio notevolissime ma con una sola spedizione “grande” alle spalle, il tentativo al Link Sar proprio con Daniele. Altrettanto interessante la scelta di includere due alpinisti pakistani, cosa che rende il team eterogeneo ma potenzialmente molto motivato e preparato a una sfida decisamente durissima. Lo sperone Mummery è infatti ritenuto quasi “impossibile”, per le condizioni oggettive di pericolo in parete, e l’accesso via un ghiacciaio estremamente crepacciato, tra campo base e c1.

                 potenziale via / sperone mummery nanga parbat

Inverno in Karakorum: K2

Alex Txikon, il forte alpinista spagnolo basco, ha annunciato due nuovi membri nel suo team, che ora conta nove alpinisti per tentare l’Invernale sul K2 , unica scalata senza ossigeno da completare per la stagione fredda.

          Alex Txikon K2 WinterTOP

Saranno i polacchi Pawel Dunaj e Marek Klonowski , già appartenenti alla cordata Nanga Parbat – Justice for All – assieme al compianto Tomek Mackiewicz , morto durante la discesa dopo aver compiuto la prima scalata in stile alpino e per una via nuova del colosso pakistano, assieme ad Elizabeth Revol , miracolosamente e tenacemente sopravvissuta.

Alex ha inoltre annunciato la collaborazione con la spedizione russo-kirghiza che avrà lo stesso obiettivo, condividendo la grande tenda mensa al Campo Base.

Con queste scelte, Alex Txikon si dimostra grande organizzatore e ottimo catalizzatore di alpinisti da ogni parte del mondo ; la grandissima motivazione e resilienza del basco, unita alla bravura degli altri membri , la capacità di sopportare le estreme condizioni dei polacchi, sono fattori importanti.

Inoltre , a sorpresa, ha ventilato tra le possibilità di non scalare per la via Abruzzi, ma per la via americana (il leader era il grande Jim Whittaker ) del 1978 lungo la Cresta Nord-Est, lunga e con pericolose cornici che poi traversa per la parete Est e infine si ricongiunge allo Sperone degli Abruzzi (cresta Sud-Est). Fu la seconda via aperta nella storia del K2 e la prima senza ossigeno. 

A proposito di quella grande impresa, vi proponiamo questo bellissimo collage di stupende immagini colte da un  membro della spedizione :

Approach to K2 – 1978 from Dianne Roberts on Vimeo.

Antartide

Danilo Callegari (c) con la slitta da 150kg sul pack

Danilo Callegari , avventuriero ed esploratore estremo – e nel suo caso la definizione non è banale – nato nel 1983 in un piccolo villaggio in Friuli, a 14 anni prese la bicicletta e da casa salì sul Monte Coglians, a 2780 metri di quota, tornando dopo 4 giorni.

A 16 anni ha deciso di camminare dalla sorgente alla foce del Tagliamento, per 182 km. Insomma, è facile pensare a un grande fuoco interiore che gli diceva di andare, oltre. Sperimentare, tutto. Camminare,correre, bicicletta, montagne, alpinismo. Poi la decisione di entrare nell’Esercito, e di trovarsi nei Reparti paracadutisti. Nel 2005 la durissima realtà di combattere 5 mesi in Iraq, un’esperienza che gli segna la vita.

Da quel momento Danilo alza l’asticella e comincia a impegnarsi in imprese sempre più complesse ed estreme, pedalando migliaia di km, pagaiando, trascinando slitte con gli sci, volando in parapendio  in Karakorum,Ladakh, Islanda, Sudamerica .

Poi l’alpinismo: Elbrus, Kilimanjaro e nel 2016 il Manaslu, un ottomila non banale, senza ossigeno e assistenza sherpa.

Da un mese Danilo si trova in Antartide, e dopo esser sbarcato nella banchisa di Weddell, vuole raggiungere il Polo Sud, senza assistenza e trainando una slitta di 150kg con gli sci per 1300 km circa. Se raggiungerà il Polo Sud, un bimotore ad elica lo raccoglierà per portarlo sul Monte Vilson, cima più alta del continente , e Danilo si paracaduterà per atterrare nella zona del Campo Base. L’obiettivo finale, scalarlo in stile alpino senza ossigeno.

Danilo, dopo 1 mese

Ora la dura realtà. Sono 1 mese e 2 giorni dalla sua partenza , ed ecco cosa scrive Danilo. Non vogliamo commentare le sue parole, ci sarebbe tanto da approfondire, dibattere, ma nella loro brutalità ed euforia sono esemplari.

“Cari amici miei, questo 2 dicembre segna un mese esatto da quando ho iniziato a trainare la mia slitta in direzione del Polo Sud Geografico. Per certi un mese potrà sembrare poco, per altri molto… per me è stato a tutti gli effetti il mese più lungo, duro, particolare e incredibile della mia vita. Sto vivendo un’avventura pazzesca, che mi sta dando moltissimo sotto ogni forma, in particolare dal punto di vista interiore. In questo mese ho affrontato i venti più forti, le temperature più rigide, le nevicate più abbondanti che abbia mai provato fino ad oggi. Il meteo, diciamo, non mi é stato per niente amico ma si sa, avventura è anche saper accettare questo. L’Antartide fino ad oggi mi sta lasciando diversi segni sul corpo, ho vesciche ai piedi ancora aperte con sangue a forza di continuare a strofinare, ho gli alluci gonfi e quasi privi di sensibilità, una tendinite al polpaccio destro, dolori alle teste dei femori per il tipo di movimento ripetuto milioni di volte che mi rende difficile anche il sonno, ho una forte tendinite ad entrambi i gomiti, la pelle del volto é mangiata dal ghiaccio, le labbra sono distrutte dal vento gelido, ho un’infiammazione alla narice destra per il continuo vento che arriva da sud ovest, ho perso parte della sensibilità delle ultime falangi di tutte e dieci le dita delle mani e ho perso molti chili ma… sono estremamente felice, sto vivendo un ambiente che solo in pochi hanno avuto l’onore di poterlo vivere così, in completa solitudine.
Solo con me stesso nel luogo più freddo, ventoso, desolato ed estremo dell’intero nostro bellissimo Pianeta.
Un fortissimo abbraccio a tutti voi,
Danilo

Himalaya /1

Al terzo tentativo, alla fine di Ottobre 2018, il fuoriclasse austriaco di origini nepalesi David Lama è riuscito nell’impresa di scalare in solitaria il Lunag Ri, inviolato quasi-7000 (6895 mt ? 6907 mt , incerto )  posto ai confini tra Nepal e Cina (Tibet) nel Rolwaling Himalaya. I primi 2 tentativi, falliti poco sotto la headwall finale, erano stati effettuati dal giovane David Lama col veterano americano Conrad Anker  . Al secondo tentativo Anker fu colto da infarto in parete, riuscendo comunque a scendere per poi essere evacuato in elicottero.

David Lama, Lunag Ri solo / ph DavidLama.com

Le immagini e i video rilasciati da David Lama sono spettacolari : è stato seguito da un drone guidato da operatore al campo base avanzato .

Ha affrontato in notturna la parte bassa della parete per evitare valanghe, a temperature di -30°, proseguendo sulla cresta, in terreno misto estremamente difficile, per poi traversare su ghiaccio e attaccare la parete principale, in granito e misto ghiaccio fino alla vetta, uno spettacolare sperone con neve compatta che , come un balcone, si affaccia sui ghiacciai sottostanti.

David Lama, ultimi passi verso il balcone di vetta / ph DavidLama.com

Un’impresa di livello notevolissimo e che – dopo le famose riprese da drone dei fratelli polacchi Bargiel sul K2 , disceso da Andrzej con gli sci – sancisce il drone come mezzo tecnologico perfetto per la visione e la ripresa di una scalata in solitaria .

Ovviamente, tutto questo senza voler affrontare il discorso di cosa significhi solitaria nel 2018….

David Lama in vetta sul Lunag Ri / ph DavidLama.com

 

Himalaya /2

il team spagnolo composto da Pablo Ruix, Edu Recio e Jesús Ibarz  ha aperto una nuova via sul Langdung (6357 m) , sempre nella zona del Rolwaling, Nepal. La via, chiamata Bihâna (6c+, 1500 m, ED+), nasce salendo la parete di 500 mt di granito rosso, sulla quale il trio ha incontrato le maggiori difficoltà tecniche, per voi affrontare la lunga cresta fino in vetta, oltre 1 km di sviluppo.

via nuova al Langdung – Pablo Ruix , Jesús Ibarz e Edu Recio (Spagna)

 

La qualità della roccia è descritta come molto scarsa sulla cresta , e la salita ha richiesto 6 giorni. La discesa è stata poi compiuta con una ventina di doppie lungo la parete Ovest.

Questa è la seconda salita assoluta della montagna , la prima fu compiuta da un team di sherpa : ( Via Namaste, parete SE , Pasang Sherpa Kidar, Dawa Sherpa Gyalje,  Nima Sherpa Tenji, Dawa Sherpa Yangzum, 5 giorni nov-dic 2017 )

Patagonia

Straordinario l’inizio stagione alpinistica in Patagonia, con l’impresa dei francesi Martín Elías, Jérome Sullivan e François Poncet che hanno aperto una nuova via, “La Mariposa” (1200 mt ,A3, M7, 6a ) tra il 18 ed il 19 ottobre sull’inviolata guglia del Pilastro Sud del Cerro di San Lorenzo, denominato “El Faro” (3150 mt)  

Pilastro Sud Cerro San Lorenzo

 

” abbiamo iniziato ad arrampicare alle 10 di mattina, le previsioni davano buone condizioni di alta pressione fino alla notte successiva, quindi avevamo 48 ore. Prima una parte di arrampicata tecnica su terreno di misto e roccia buona, dopo abbiamo raggiunto una rampa di neve e ghiaccio che avevamo individuato  durante l’esplorazione precedente. Da qui , slegati siamo saliti rapidamente lungo la rampa di oltre 500 metri ,con  accesso alla parte più ripida della parete. Arrampicavamo velocemente e questo ci ha fatto sperare di poter dormire al colle – ma quando abbiamo raggiunto la fine della rampa , ci siamo resi conto che le pessime condizioni della neve, della roccia marcia e la mancanza di ghiaccio ci avrebbero creato molti problemi e rallentato. Quando la notte ci ha raggiunto stavo salendo i primi 30 metri di quello che sarebbe diventato la sezione chiave di tutta la via: un camino verticale di 80 metri ricoperto di neve, di cui mi mancano le parole per descrivere la bruttissima qualità della roccia. Marcia non è adatto.”Un asco” come dicono i locals!” 

A questo punto i 3 si sono calati 30 metri, gradinando il ghiaccio per uno scomodo bivacco.  La mattina dopo hanno ricominciato l’arrampicata su roccia e ghiaccio di pessima qualità. Infine un transito sulla parete nord , dove hanno compiuto i tre tiri finali di roccia brinata fino alla vetta, raggiunta al calar del buio.

sulla via , ph Martin Elias

“Abbiamo avuto costantemente il dubbio di raggiungere la vetta, con tutta quella neve , la roccia orribile e il tempo avverso – nella nostra esperienza ,il meteo al San Lorenzo è sempre peggiore di quanto previsto – essere giunti in cima è stato davvero un momento magico.”

                                   Via La Milagrosa – Pilastro Sud Cerro San Lorenzo / Patagonia Vertical 

 

Patagonia / In arrivo

Denis Urubko , fortissimo himalaysta russo (naturalizzato polacco, residente in Italia) , sarà in Patagonia a breve per tentare il Cerro Torre – e forse il Fitz Roy – assieme alla forte Maria “Pipi” Cardell , con la quale ha dimostrato ottimo affiatamento già nel 2017 ( Pik Chapaev in Kyrghizistan, nomina Piolet D’Or)  e quest’Estate in Georgia ( lunga via sull’Ushba, 4710mt ) . I due hanno anche intenzione, dopo i 2 mesi che trascorreranno in Patagonia a partire da fine Novembre, di tentare una nuova via sul Gasherbrum II nell’Estate 2019.

In arrivo anche altre due spedizioni leggere dall’ Italia : Hervè Barmasse , a breve, e a Gennaio il Presidente Ragni di Lecco, nonchè fuoriclasse patagonico, Matteo Della Bordella  , per obiettivi ad oggi sconosciuti.