Alex Honnold sale slegato El Captain, Yosemite.

Sabato 3 Giugno 2017 , in 3 ore e 56 minuti, Alex Honnold ha compiuto l’impresa che sognava e preparava da una vita: scalare completamente slegato, scarpette e magnesite unici strumenti, la mostruosa parete di El Captain, Yosemite Valley. Ha scelto la via Freerider, che percorre la “antica” via Salathé per poi aggirarla, 30 tiri con difficoltà 7C .

Vi proponiamo la traduzione della prima intervista rilasciata per National Geographic , una chiacchierata con Mark Synnott , scrittore e climber.

 Tutte le foto (c) Tom Evans per elcapreport.com 

alex sveglia un cameraman durante la scalata de El Cap

 

Lo scrittore e scalatore Mark Synnott ha invitato Alex Honnold nella sua prima spedizione internazionale di arrampicata a Low’s Gully ,Borneo nel 2009, e in successivi viaggi a Ciad, Oman e Terranova. Nel corso degli anni hanno mantenuto un dialogo serrato sui temi più delicati dell’arrampicata e hanno discusso i pericoli della salita in “free solo”, senza corde o altri dispositivi di sicurezza.

E’ significativo che i primi momenti dopo l’ esser stato il primo uomo a scalare El Captain slegato, Alex Honnold si è seduto con il suo vecchio amico al Manure Pile, un popolare luogo di scalata ai piedi di El Capitan. Ha mangiato una mela, ha ascoltato gli uccelli e ha descritto l’esperienza sognata da una vita. La loro conversazione è stata editata per  chiarezza.

Hai appena avuto la giornata migliore della tua vita. Oppure è il miglior giorno della tua vita.

Onestamente, credo che questo sia il momento di maggior soddisfazione nella mia vita. Esattamente quello che speravo. Mi sentivo così bene. È andata molto meglio di quanto pensassi.

La montagna ti è sembrata spaventosa questa mattina?

No, non credo che la montagna sembrasse spaventosa questa mattina. Tutto sembrava uguale. Non avevo nulla addosso, e l’arrampicata è stata incredibile. Non come al solito, trascinando 60 metri di corda dietro di me per tutta la montagna, mi sono sentito molto più energico e fresco.

Come ti sei sentito all’inizio?

Non perfettamente. Forse non ho bevuto abbastanza ieri, ero disidratato forse. Ho avuto mal di testa quando sono andato a letto. Non mi sentivo stressato perché in un certo senso avevo già inserito l’autopilota .

Camminando verso la base della parete, era ancora abbastanza buio. Ho iniziato leggermente prima di quanto dovuto perché volevo essere sicuro di essere il primo (scalatore) alla base. Ho visto un orso fuggire sul sentiero. Penso di averlo spaventato.

Dimmi com’era il tuo stato d’animo.

In fondo ero leggermente nervoso. Voglio dire , è un grosso muro che ti sovrasta. È qualcosa di enorme. E poi sulla Freeblast (placche lisce di granito senza prese), ero leggermente teso, ma mi sono sentito veramente bene, alla fine.

Hai già realizzato la cosa ?

Sinceramente ora mi sento come se fossi in grado di rifarlo daccapo. Mi sento a mio agio.

 

Un altro giro sulla parete ? Yikes!

Mi sento così bene.

Stai per scalare ancora, oggi?

Probabilmente no. Ma oggi è un giorno di allenamento, mi devo appendere un po ‘. (Nota dell’editore: per allenarsi gli scalatori usano una “hangboard”, una tavola con prese varie per migliorare la loro forza nelle dita)

Quindi non è finita qui per te ?

Penso di no. Voglio dire che voglio ancora una volta fare cose dure. Voglio dire che non ti ritiri appena sei tornato giù.

(Ridendo) Questa è la frase del giorno finora. Penso che tu sia veramente bravissimo.

Noooo

C’erano alcuni gruppi di scalatori sulla parete. Ha parlato con qualcuno?

Ho passato cinque persone addormentate – ma non ho veramente chiacchierato con nessuno.

Si sono svegliati?

(Ridendo) Nessuno ha veramente detto niente. Tutti sono rimasti tranquilli e cool.

A un certo punto ti guardavo attraverso un telescopio. A Heart Ledge sembrava che stessi cercando una bottiglia d’acqua che avevi nascosto senza svegliare nessuno.

Ho svegliato un ragazzo e lui ha detto “oh hey”. Poi, quando sono passato, penso che abbia svegliato discretamente i suoi amici, perché quando ho guardato giù erano tutti tre in piedi lì come per dire ‘ma cosa ca****’?

Nelle foto uno dei climber sembra indossare un costume da unicorno [ndT: vedi foto di elcapreport.com]

Quale costume? Non ci ho fatto caso…

Com’era l’atmosfera quando sei arrivato in cima ?

Abbiamo finito per scambiarci abbracci per un po ‘. Eravamo tutti abbastanza sconvolti.

Ieri cosa hai fatto, prima dell’impresa ?

Sono andato a fare escursioni con mia madre e alcuni dei suoi amici. Poi ho guardato l’ultimo film degli Hobbit .

Non hai nemmeno trascorso un giorno di riposo prima che di fare questa scalata da solista ?

No, ed era parte del piano. Non vuoi arrivare a fare una cosa del genere non preparato. Ci voleva esercizio leggero. Perché fisicamente (la salita) non è così difficile da eseguire. È molto più il fatto che si deve essere esattamente nel posto giusto (mentale), quindi stavo cercando di creare il posto giusto.

Come hai dormito la notte scorsa?

Oh, ho dormito come un bambino. Mi sono svegliato intorno alle 2:30 o alle 3:30, pensando , ‘Facciamolo!’ E poi guardo l’orologio e penso , ‘oh’, quindi sono tornato a dormire e poi mi sono svegliato alle 4:30.

Quando avrai 70 anni, andrai a Yosemite con i tuoi nipoti che vedranno El Capitan. E tu che gli dirai?

Bambini, questa parete richiede circa quattro ore per salire da soli – dopo anni di sforzo. (ride)

Quali sono i momenti di questa impresa che ti rimarranno impressi fino ai 70 anni ?

Il Monster è stato uno dei momenti migliori perché ti senti completamente sicuro e senza corde mi è sembrato davvero facile . Scommetto che non è mai stato scalato così velocemente. _Mentre ero lì pensavo “è proprio scorrevole”, mi divertivo molto.

Dal Round Table fino alla cima è sta quasi una celebrazione di scalata . Era come fare il giro della vittoria allo Stadio. Mi sentivo Karate Kid.

Mai un momento di dubbio?

Non ci sono stati momenti di dubbio. Il Freeblast è stato certo impegnativo . E sul primo tetto (all’inizio del terzo tiro), ero  un po’ teso perché ero solo all’inizio del percorso. E il problema di Boulder che certamente è il punto cruciale della scalata [ndT vedi immagine di copertina di montagnamagica su Facebook]. Probabilmente è stata quella la cosa più difficile.

Hai pensato a qualcosa di diverso dall’arrampicata mentre salivi sul muro?

Durante tutto il terreno facile, nel mezzo, attraverso il Mostro e fino alla Spire, stavo pensando a roba casuale – tutto il gruppo  di persone che mi hanno sostenuto su questa cosa. Ho ricevuto una email da (amico e compagno di scalata) Conrad Anker questa mattina. Quindi stavo pensando a Conrad e al suo intero ethos “di essere gentili, essere buoni, essere felici.”

E ho anche pensato in termini di obiettivi di vita. Questo è stato il mio obiettivo di vita più grande per anni. E l’altro è quella di salire una via di 9a . (Nota dell’editore: 9A si riferisce ad uno dei livelli più alti e fisicamente più esigenti dell’ arrampicata sportiva.) Quindi sono a metà del muro e penso che sia il momento di concentrarsi sul 9a. È così eccitante lavorare su qualcosa di duro e nuovo.

Così hai già un nuovo obiettivo?

Per tutto il tempo in cui ho lavorato a El Cap una strategia è stata proprio quella di guardare oltre. Pensare a quello che è al di là di ciò che sto facendo mi eccita. 

Altrimenti pensi che ti lasceresti andare, se non facessi così ?

Non puoi metterti molta pressione in momenti della vita dove tutto si concentra su “questo momento”. Questo è stato il mio grande obiettivo per anni e il mio grande sogno per anni, ma vorrei ora lavorare sui miei limiti fisici e scendere dal treno dell’avventura per un po ‘di tempo.

Quindi lavorerai su questo con la sicurezza della corda.

Penso che non mi fisserò su progetti di free solo per un pò.

Ho parlato con Peter Croft, pioniere del salire slegati. Era uno dei tuoi eroi quando eri un ragazzo. Non c’è niente altro da fare ora,per quanto lo riguarda . Ha detto che El Cap è stato il passo finale.

È così che ho sempre sentito, ma chissà se tra un paio di anni …chissà ?

Pensi di diventare mai veramente appassionato di alpinismo davvero tosto ?

Davvero ne dubito. Non è successo finora.

Cosa altro hai in mente come obiettivi ? C’è qualche cosa di personale?

Non lo so. Immagino possa esserlo avere una famiglia.

Tua mamma sa cosa hai fatto su El Cap?

Non ho ancora parlato con lei. Non credo neppure che sappia di questo progetto, sai? Mi sento un po’ strano al proposito. La chiamerò .Anche se non so nemmeno cosa dirle. “Hey, a proposito …” Potrebbe pensare che l’avessi già fatto. Lei non sa davvero la differenza tra libera arrampicata e la libera in solo.

Cosa pensi che sia stato questo progetto per Jimmy Chin e la squadra  che ti ha ripreso?

Per me è stato meglio non pensare a cosa passavano gli altri…. Sono sicuro che quello che ho fatto sia stato estremamente stressante per tutti gli altri coinvolti, ma per me è stata una sfida abbastanza grande persino percorrere la base e mettere le scarpe. Perché quando arrivi e guardi su pensi, “questo è un muro grandissimo.”

Tutti sono rimasti freddi e concentrati. Penso che questo sia stato praticamente “l’equipaggio” migliore che avrei potuto avere.

Ho fiducia in chiunque sia stato nel progetto. E poi dopo un anno e mezzo di lavoro, arrivi a fidarti di tutti.

Avete idea di quanto sia grande quello che hai fatto?

Questa è la cosa divertente. Non ti sembra un grosso affare quando finalmente lo fai, perché ci hai messo tanto sforzo dentro… Voglio dire che il punto è quello di non impazzirci sopra, a pensare..

Pensi che il mondo abbia bisogno di qualcosa di nuovo come quello che hai fatto, di questi tempi ?

Quello che il mondo ha bisogno è che gli Stati Uniti restino negli Accordi di Parigi. Ci sono problemi più grandi. Ma penso che sia sempre bello per qualcuno il lavorare a qualcosa di difficile e raggiungere il proprio sogno. Speriamo che le persone possano trarre ispirazione da questo.

Cosa farai oggi pomeriggio?

Probabilmente mi eserciterò con l’hangboard.

Stai andando a fare un allenamento ??

Voglio dire, tra un po ‘, sì. Voglio mangiare un po’, voglio andare all’ombra e poi probabilmente mi appendo e alleno per un po’. Sono perfettamente riscaldato, ho appena fatto quattro ore di esercizi leggeri, sai? 

L’intero processo di raggiungimento di questo sogno mi ha permesso di vivere i momenti migliori della mia vita, che mi fa sperare di migliorarmi. Solo perché ho raggiunto un sogno non significa che voglio abbandonare la ricerca di una “versione migliore” di me stesso. Voglio essere il ragazzo che si allena e rimane in forma e motivato. Solo perché hai finito un percorso grande non significa che dopo abbandoni il cammino.

Una persona normale si prenderebbe probabilmente il pomeriggio libero, dopo aver scalato slegato El Cap.

Ma io mi appendo alla tavola e mi alleno ogni giorno, e domani sarà un altro giorno…

Ora che hai liberato in solo El Cap, potresti farlo di nuovo?

Se avessi una ragione, potrei probabilmente salire di nuovo a El Cap, nessun problema.  Quell’ ostacolo mentale è stato eliminato. Se qualcuno mi offre $ 250.000 domani, direi, ” facciamolo, ca *** ,yeah”. Ci andrei di corsa.

Fai il bravo, Alex. Non c’è bisogno di farlo di nuovo. Perché è pericoloso, giusto?

Mi sono sentito molto meno spaventato di molte altre scalate che ho fatto slegato.

Quale?

Probabilmente tutte. Perché ci ho messo così tanto lavoro in questo che avevo una grande confidenza.

Beh, è ​​fantastico.

Non avevo incertezza su questo. Sapevo esattamente cosa fare tutto in tutto il percorso. Molte delle prese della via le ho sentite come vecchi amici.

alex esce in vetta su El Cap

 

Cime Tempestose

 

 

Una piccola trasmissione radiofonica – non sull’etere ma digitale – che parlerà di storie di montagna, di donne e uomini, delle loro tempeste interiori alla conquista di alte Cime.

Sintonizzatevi col vostro browser su NINO WEB RADIO , progetto noprofit di Michele Pompei, giornalista radiofonico – con una serie di illustri ospiti come Amedeo Ricucci (inviato TG1 Esteri/Internazionale), Marco Cattaneo (direttore de Le Scienze), Luca Pellegrini (direttore Istituto Storico “Parri” Bologna) e tanti altri.

 

 

  

 

A prestissimo col primo appuntamento !

La Salita “Piolet D’Or” 2013 dell’Annapurna di Ueli Steck : Un’Analisi Fattuale, elementi chiave

di Rodolphe Popier ( Himalayan Database Researcher and Inquirer,Kairn.com editor ) tradotto da Federico Bernardi

 


 1.Non ci sono elementi diretti ( qualsiasi dato dal tracker GPS , fotografie, telefono satellitare, time laps notturni dal Campo Base,etc) né indiretti ( luci viste dal Campo Base, tracce sulla neve) che dimostrino che Ueli Steck abbia lasciato il suo bivacco [a 6900mt circa, sotto la headwall e le maggiori difficoltà tecniche,NdR] la notte tra l’8 e il 9 Ottobre del 2013. L’ossservazione diretta ha confermato la sua posizione a 6900 mt alle 17 circa, poi ripresa la mattina dopo a circa 6500 metri alle 9 di mattina con Ueli in discesa verso CB. Il suo bivacco è stato trovato daifrancesi Graziani e Benoist che hanno salito la stessa parete due settimane dopo, senza trovare altri segni di passaggio oltre i 6900 metri. I francesi hanno confermato , ascoltati separatamente.

2.Le testimonianze di Tenji Sherpa e Ngima Sherpa – che riferirono di aver visto una luce frontale sulla parete e poco sotto la cima durante la discesa sono in contraddizione con quanto riferito dagli altri membri del team che ugualmente erano usciti dalle tende quella notte, in un caso insieme (Bowie e Tenji intorno a mezzanotte). Nessuno degli altri membri della spedizione ha confermato di aver visto luci quella notte. Tra l’altro nessuno ne avrebbe ha parlato la mattina dopo, prima dell’avvistamento di Steck già a circa 6500 metri in discesa.

3 .Tutti gli elementi raccontati da Steck della sequenza temporale di tutta la salita sono intrinsecamente vaghi, a causa della mancanza di misurazione oggettiva, sia da parte di Steck (nonostante l’uso teorico di GPS all’inizio – vedi parte 6 ) che dai membri al Campo Base (senza immagini time-lapse durante la notte). Si può concludere tuttavia, sulla base di questi elementi vaghi, che Steck è stato in grado di salire al di sopra 7000m durante la notte più velocemente e su terreno più difficile di quanto fatto da lui sotto i 7000m durante il giorno. Se Ueli è stato almeno 2 volte più veloce dei 2 team francesi (Beghin / Lafaille 1992  e Benoist / Graziani 2013) nella parte bassa della parete, nella metà superiore – durante la notte . lo svizzero risulterebbe almeno 3 volte più veloce (per i francesi sono stati necessari 2 giorni e mezzo solo per la headwall nel 2013, salendo di giorno; Steck circa 6:45 ore dal suo campo verso l’alto).

Il tempo di discesa di Steck dalla cima al suo bivacco ( da 8091 a 6900) è stato di 3 ore, con 8 doppie Abalakovs  per tutta la parete  (senza lasciare qualsiasi vite da ghiaccio o altro )… Graziani / Benoist hanno avuto bisogno di 2 giorni per la stessa sezione , compiendo discesa in corda doppia e usando la maggior parte del loro materiale.

4 . Le condizioni meteo eccezionali riportate che hanno permesso la salita non sono state confermate da nessuna foto: nel pomeriggio dell’ 8 ottobre e quindi la mattina del 9, nessun segno di uno strato sottile di neve che copriva il muro principale [come riportato da Ueli,NdR]. Comunque, una comparazione di immagini  nei pressi dell’inizio della headwall mostrano migliori condizioni di ghiaccio per lo svizzero che per i francesi del 2013 (nel 1992 i francesi avevano di gran lunga le condizioni più secche).

5 .Ci sono 3 dichiarazioni contraddittorie  per questa salita :

– sulla vetta: 4 versioni diverse (nella prima Ueli riferisce di aver controllato grazie all’altimetro, nella seconda – che corregge la prima, Steck accenna a essersi fermato alla seconda delle 3 cornici di vetta; nella terza Steck dice di essersi fermato direttamente sulla cresta sommitale appena uscito dal lato sud, una quarta mostra disegni della via che si fermano all’anticima est 

– la perdita della fotocamera: 2 versioni (una a 6700m; l’ altra dopo aver passato i 7000m sull’ headwall)

– il numero di calate in doppia, Ueli ha fornito 3 versioni (8 ad Andreas Kubin, 10 a Manu Rivaud, 4 o 5 Stephan Siegrist)

6. Pur essendo una condizione molto soggettiva, può essere degno di menzione il fatto che Steck non abbia manifestato alcun segno di stanchezza dopo la salita. Ha corso verso l’ ABC per il CB  il 9 ottobre. Ha compiuto la consueta sessione di training la mattina dopo con Patitucci. Poi direttamente a Pokhara il giorno 11. Solo la sera del 9, Patitucci dice che Steck andò a letto prima degli altri, durante la festa in onore della sua impresa.

 


 

 

Il report dettagliato e completo di Rodolphe Popier può essere letto qui

 

 

Piolet D’Or e 65mo Trento Film Festival

Questi giorni di un caldo e soleggiato Aprile 2017 come non mai , sembrano voler preludere a grandi eventi per l’Alpinismo Internazionale – e non parliamo soltanto dei due prestigiosi appuntamenti del titolo ma della notevole serie di annunci relativi a varie spedizioni in Himalaya , tra cui senz’altro i più clamorosi sono quelli del tentativo di traversata Everest-Lhotse di Ueli Steck e Tenji Sherpa , con ideale percorso di salita da C1 del Khumbhu, poi l’Hornbein Colouir fino alla cima di Chomolungma, discesa al C4 del Colle Sud e salita del Lhotse per la variante Urubko) e la spedizione di Simone Moro e Tamara Lunger, il cui progetto incredibile è la salita delle 4 vette del massiccio del  Kangchenjunga percorrendo la cresta che parte a Est con lo Yalung Kang e che non scende mai sotto agli 8200 metri. Vi sono poi Hervè Barmasse con -David Gottler a tentare una nuova via sulla sud del Shisha Pangma, progetto già tentato dal tedesco con Ueli Steck.

Non possiamo tacere del fatto che il rilascio della “Bibliografia” , ad opera del comitato Piolets D’Or, che precede l’annunciato Forum Internazionale il 13 Aprile – il cui obiettivo è discutere sulle “Prove nell’Alpinismo”, rivedendo polemiche e contestazioni passate, affrontando quelle presenti e soprattutto rivedendo anche i criteri stessi del Capitolo Piolets D’Or, prestigioso premio di alpinismo però al centro da anni di polemiche.

La “Bibliografia” a cui ci riferiamo è evidentemente quella riferita a due exploit recenti ad opera proprio del summenzionato “Swiss Machine” Ueli Steck: in poche parole, vi sono report poderosi, con una massa di dati e calcoli statistici su velocità di ascesa, tempi, dichiarazioni, interviste, indagini che contestano apertamente due delle più importanti salite in velocità dichiarate da Ueli, la Sud della Shisha Pangma e soprattutto la salita a tempo di record , completando la via visionaria di Lafaille dell’Annapurna Sud.

E’ noto a tutti che per entrambe le imprese Ueli non ha rilasciato foto di vetta né alcun tipo di dato estratto dal suo GPS da polso Suunto, tuttavia per quanto riguarda la Custode Mrs. Hawley le salite sono convalidate e ufficialmente riconosciute: non dimentichiamo poi che per l’Annapurna Sud Ueli vinse proprio il Piolet D’Or ! Non anticipiamo nulla e invitiao tutti a leggersi i PDF della Bibliografia, alcuni succinti, altri molto difficoltosi e impegnativi ma assai documentati.

Il Forum, pieno di esperti, alpinisti e giornalisti internazionali, tra cui Rolando Garibotti e Kelly Cordes – noti per il loro rigoroso (e durissimo) lavoro sul Cerro Torre – dovrà affrontare a viso aperto una questione che il sottoscritto, al di là delle accuse al singolo, ritiene non più eludibile nell’Alpinismo Contemporaneo.

Ovvero: la tecnologia è sempre più pervasiva, l’alpinismo moderno se ne avvale ampiamente e diffusamente per previsioni meteo più precise, per misurare le proprie prestazioni e percorsi sin nelle passeggiate urbane ; i GPS sono sempre più precisi, la possibilità di scattare foto e video di vetta non più così condizionata da peso dell’attrezzatura o difficoltà d’uso.  Dunque, se l’Alpinismo iper professionista non accetta l’idea che a fronte di dichiarati obiettivi debba fornire la più ampia documentazione disponibile , nascondendosi dietro la “purezza” il “farlo per se stessi e non per il record”, la “fiducia”, temo che l’impasse durerà ancora a lungo, le contestazioni e dispute sempre più aspre e in generale la credibilità di una parte (ripetiamo: quella super professionista, che non significa affatto mercenaria o di marketing) importante dell’Alpinismo sarà intaccata pesantemente.

Il 27 Aprile inizierà il 65mo Festival della Montagna di Trento, con un ricchissimo programma e una quantità di film in concorso e non da record.

110 eventi, la serata inaugurale affidata al gigantesco Reinhold Messner , in una conferenza su varie cime dal titolo “il Fascino dell’impossibile” (quanto mai azzeccato viste anche le annunciate spedizioni sopra !) , con la regia di Alessandro Filippini (maestro di cerimonie impagabile e eccellente regista degli eventi clou da tempo), il 27 Aprile. La sera dopo, il 28, parata di stelle dell’arrampicata tra cui Adam Ondra per discutere dell’arrampicata nei Giochi Olimpici. Messner presenterà il suo ìfilm da regista “Still Alive – Dramma sul Monte Kenya” il 1 Maggio. Il 4 serata dedicata a Lowe “Metanoia”, celebrato anche come Piolet D’Or alla carriera quest’anno, per chiudere il cerchio.

MontagnaMagica seguirà alcuni giorni del Festival e cercherà, soprattutto, di ascoltare e raccogliere pareri su questo fermento e il dibattito, potenzialmente esplosivo, sulle “Prove nell’alpinismo”.

Le retour à l’âge d’or

Tra la fine dell’Estate e il primo mese di Autunno, l’alpinismo d’alta quota ha vissuto un fulminante periodo di straordinarie scalate, in Nepal, India e Cina .

Le caratteristiche comuni a imprese molto differenti tra loro sono l’essere piccoli team, la ricerca di linee estetiche, in terreno misto difficilissimo, con uno stile e un’etica che richiamano il periodo d’oro ( grazie a Stefano Lovison per questa felice sintesi) degli anni ’80 e ’90, uno sviluppo importante su vie ripidissime e tecniche.

Tra le spedizioni che hanno realizzato straordinarie scalate, ne abbiamo scelte due, che riteniamo particolarmente significative, qui solo un piccolissimo riassunto di anticipazione.

  • Direttissima “Moveable Feast” Sergey Nilov, Dmitry Grigoriev e Dmitry Golovchenko (RU). North Buttress Thalay Sagar, 6904 metri, 1600 metri di sviluppo, 1200 di elevazione, media di 62° di inclinazione e media della parete 71° – 15/9/2016. Via nuova con alcune parti comuni a precedenti vie, è a piombo. Non hanno usato portaledge ma una tendina, potrebbe essere la prima salita in via alpina della Nord .
  • “Great Escape” Nyainqentangla, 7046 metri, 1600 metri di sviluppo, Sud Est via the North Buttress, Nick Bullock e Paul Ramdsen(UK). Prima assoluta salita. Terreno sconosciuto, nessuna assistenza.

 

Nyainqentangla South East
Nyainqentangla South East, 7 giorni di scalata

 

thalay sagar north
thalay sagar north, 8 giorni di scalata (credit mountain.ru )

Quarant’anni fa: il Dhaulagiri salito da italiani

1976: Le Aquile di San Martino , Trentino, Italia

  Italian Expedition with Sherpa

Le Aquile di San Martino e gli Sherpa a fine spedizione, tutti insieme

Il 23 febbraio 1976 la spedizione delle Aquile di San Martino e Primiero partiva da Milano per Kathmandu, così composta:Renzo Debertolis capospedizione, Francesco Santon vice, le Aquile Camillo De Paoli, Gian Paolo De Paoli, Luciano Gadenz, Gian Pietro Scalet, Silvio Simoni, Giampaolo Zortea, Edoardo Zagonel, gli alpinisti Sergio Martini e Luigi Henry, il medico Achille Poluzzi e lo scrittore Alfonso Bernardi testimone della spedizione e autore della cronaca di quei momenti nel libro Trentini sul Dhaulagiri 8.172 m.

ritorno dalla Vetta!

il ritorno dalla vetta di Giampaolo Zortea e Silvio Simoni, i due alpinisti della cordata che riuscì nell’impresa. Luciano Gadenz fece marcia indietro a circa 7950 mt. per principi di congelamento.

portatori verso CB

Il 4 maggio 1976 le Guide Alpine Giampaolo Zortea e Silvio Simoni, piantavano sulla vetta del Dhaulagiri avvolta nella bufera, a 8.172 metri, le loro piccozze con i gagliardetti italiano, nepalese e naturalmente quello delle Aquile. Fu il primo ottomila conquistato da una spedizione di alpinisti trentini e in ordine di tempo, il terzo ottomila italiano. Il valore di un’impresa alpinistica è ben difficilmente collocabile in una graduatoria assoluta, fatto com’è di troppi elementi, umani, tecnici, ambientali ed anche d’imponderabilità, ma si può affermare che la salita al Dhaulagiri del 1976 merita un posto di primissimo ordine. “Successo prezioso” titolava un articolo di Alessandro Gogna (noto alpinista e scrittore) su “TuttoSport” del 12 giugno 1976. ( fonte: sanmartino.com )French Pass Glacier Dhaulagiri

il ghiacciaio dal French Pass e la via sulla destra verso il Colle e la cresta Nord Est

  Campo Base Italiano

 

 Il Campo Base detto poi “degli italiani”.  Sotto, la “cattedrale” Nord del Dhaulagiri.

    parete Nord Dhaulagiri

L’impressionante fotografia qui sopra ritrae la grande quantità di portatori assunti dalla spedizione italiana.

Tutte le foto (c) Alfonso Bernardi – Famiglia Bernardi

Preparazione per il Gasherbrum IV

1958 : La rivincita di Cassin e Bonatti

g4 campo combe maudite 1

La spedizione italiana al Gasherbrum IV, guidata da Cassin e con Walter Bonatti, Carlo Mauri, Toni Gobbi, Giuseppe Oberto, Bepi De Francesch con Fosco Maraini foto video operatore e scrittore.

Queste foto sono relative alla preparazione sulla Combe Maudite, Massiccio del Monte Bianco.

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spedizione

Mauri,Gobbi,Oberto,Cassin,Bonatti e Fosco Maraini

 

 

La Nuova Patagonia: I Venti del Cambiamento

Kelly Cordes (c) Cerro Torre
                                                                                                                                                                                                                                             Kelly Cordes (c) Cerro Torre

Pubblicato il 4 marzo 2016 da Kelly Cordes su www.kellycordes.com e tradotto da Federico Bernardi

Ormai sappiamo bene che tutto è cambiato e dopo le scalate pazzesche compiute nelle ultime stagioni di arrampicata in Patagonia, credo che quello che stiamo vivendo sia qualcosa di speciale, qualcosa che assomiglia a vedere squarci nel futuro dal tempo presente. Forse sto esagerando le cose. Il tempo lo dirà.

Mentre facevo ricerche per il mio libro [The Tower: A Chronicle of Climbing and Controversy on Cerro Torre, ndR], riflettevo sulla Storia vista attraverso la lente di oggi e sono rimasto spesso colpito dall’inutilità di tentare di predire il futuro. Ecco un esempio, dalla nota di American Alpine Journal nel 1959, dopo aver ricevuto la notizia della presunta scalata Egger-Maestri al Cerro Torre :

1959-aaj

“Il nostro corrispondente, Signor Vojslav Arko , sottolinea che con questa scalata l’Età d’Oro dell’arrampicata in Patagonia è finita.”

Viste con la prospettiva di oggi, non dovrei essere sorpreso dalle recenti e fenomenali scalate: in ogni caso, sono molto colpito. Pur comprendendo l’attuale, veloce tasso di progressione e le capacità di livello superiore possedute dai migliori scalatori del momento, penso sia giusto affermare che il più grande e singolo cambiamento nella Storia della scalata della Patagonia è avvenuto lontano dalle montagne, circa nel 2005.

Di seguito è riportato un articolo che avevo in mente di scrivere da un po’ di tempo. Assomiglia a un pezzo che fu originariamente scritto per l’ Alpine Journal Inglese del 2014 ed è in gran parte una cucitura dei capitoli 17 (New Patagonia) e 24 (demistificazione di un Massiccio) del mio libro.

Parla proprio di quel grande cambiamento che ho appena citato – la linea di demarcazione tra la Vecchia e la Nuova Patagonia, e racconta la Storia di come si è verificato.

***

Nuova Patagonia: I Venti del Cambiamento

 

“Immaginatevi stanchi e logori, accampati nei boschi della Patagonia, appena tornati da un tentativo in cui una ventosa finestra di brutto tempo si abbatteva su di voi mentre vi trovavate a 1000 metri in parete. Come se la furia degli Dei fosse improvvisamente scesa su di voi ; eppure, in qualche modo, siete sopravvissuti. Il vostro corpo completamente intorpidito, il vento furioso contro la parete, non riuscite nemmeno a sentire il vostro partner urlarvi da un metro di distanza. Ogni secondo di ogni ora per dodici ore siete stati immersi in una paura primordiale. Barcollando in ritirata , arrivate al campo e vi schiantate in un sonno senza sogni. Non dormivate da oltre trenta ore e mentre la tempesta infuriava, speravate in una sola cosa: che continuasse, quella maledetta bufera, in modo da non dover nemmeno pensare di tornare là fuori a scalare. Ma nel bel mezzo della notte vi svegliate per pisciare : borbottando vi siete rigirati nel sacco, avete aperto la zip della tenda e siete usciti fuori. Attraverso gli occhi cisposi il vostro sguardo è rivolto sugli spazi tra gli alberi : le stelle splendono luminose. Ma vaffanculo.”

 

Nel 1975, a seguito di una delle sue numerose spedizioni in Patagonia, Ben Campbell-Kelly scrisse: “Una spedizione dovrebbe essere pronta a spendere un minimo di tre mesi in montagna, in particolare se ha scelto un obiettivo difficile.”

Alpinist.com (c)
                                                                                            Monika Krambic – Alpinist.com (c)

Nel 1995, tentando Infinito Sud, una nuova linea incredibilmente difficile  nel centro della parete sud del Cerro Torre, Ermanno Salvaterra, Roberto Manni, e Piergiorgio Vidi trasportarono una casetta di alluminio dal peso di 200 kg come riparo durante le tempeste. Salvaterra, il più grande scalatore del Cerro Torre di tutti i tempi, era preoccupato che i normali portaledge venissero distrutti dal vento.

Nel suo libro del 2000 “The Big Walls”, Reinhold Messner scrisse: “Il grosso problema sul Cerro Torre sono le tempeste. Ogni parete della zona in realtà dovrebbe essere considerata e misurata due volte la sua altezza. ”

Ma questo era il passato, la Vecchia Patagonia. Prima dell’arrivo del più grande cambiamento nella Storia della arrampicata patagonica, che non fu il ponte sul Río Fitz Roy, o l’aeroporto di El Calafate, o le strade asfaltate, e nemmeno l’evoluzione tecnica della moderna arrampicata.

Questo cambiamento ha influenzato ogni elemento dell’alpinismo patagonico, anche – o forse soprattutto – l’attenzione alla Via più infame e bizzarra della zona: La Via del Compressore sul Cerro Torre. Nel corso di due viaggi nel 1970 (a volte erroneamente collocati nel 1971), l’ alpinista italiano Cesare Maestri utilizzò un compressore a benzina come martello pneumatico per piantare quattrocento chiodi, la maggior parte di loro distanziati come pioli di una scala, sulla cresta sud-est della montagna. Maestri piantò molti dei suoi chiodi accanto a fessure perfettamente utilizzabili per scalare, in altri punti su roccia liscia, apparentemente determinato a evitare ogni caratteristica che permettesse la progressione naturale .

Anche se Maestri tornò a casa accolto da una fanfara formidabile, il mondo dei veri alpinisti fu molto meno impressionato. La maggior parte di loro considerava le sue tattiche un affronto allo spirito dell’alpinismo e alle regole da tempo stabilite di fair play.

Tuttavia, nei decenni successivi e nonostante ciò, successe l’imprevedibile : La Via del Compressore diventò la via più popolare sul Cerro Torre.

Pochi scalatori tentarono nuove vie sulla montagna. Fino alla metà degli anni 2000 la Via dei Ragni, la vera prima scalata vittoriosa del Cerro Torre , fu ripetuta fino in vetta solo quattro volte.

Più gli alpinisti affollavano la Patagonia, più gli anni passavano – spesso consecutivamente – senza che il Cerro Torre venisse scalato nemmeno una volta . Stagioni senza cima, tentativi da incubo conclusi con tempeste infernali e i rari successi rafforzarono ulteriormente il ruolo della Via del Compressore come parte integrante della tradizione del Cerro Torre. Per molti alpinisti, l’affronto morale della scaletta di chiodi di Maestri diventò trascurabile.

I racconti del terrore erano onnipresenti. Quando arrivavano tempeste da ovest, se vi foste trovati in cima alla Via del Compressore, non avreste capito di essere nei guai fino a quando fosse chiaro che era troppo tardi per ritirarvi . Le palpebre socchiuse al massimo. Il vento che porta le corde in orizzontale nel vuoto prima di rilanciarle contro la parete come fossero serpenti striscianti, facendole attorcigliare irrimediabilmente su qualche cengia e costringendo gli alpinisti a tagliarle e fare ritirate in doppia sempre più corte, col poco che rimaneva di quelle corde. Gli alpinisti si ritiravano a scaglioni verso il basso , cercando la sicurezza della foresta , come soldati sconfitti in battaglia, gli occhi vitrei e gli sguardi attoniti.

Nel 1980 il neozelandese Bill Denz fece tredici tentativi in solitaria della Via. Sopportò un bivacco di sette giorni intrappolato su una piccola sporgenza 300 metri sotto la cima in un’occasione. In un altro tentativo, il suo migliore, si ritirò a 70 metri dalla vetta.

Ogni pretendente dava valore al successivo , quando molti alpinisti famosi si avvicendarono nei tentativi e arrivarono le prime ripetizioni – a partire dal 1979, con la prima di Jim Bridwell della Via (Maestri, si apprese poi, si ritirò senza salire la parte sommitale, il fungo di ghiaccio, nel 1970) che di fatto conferirono una sorta di benedizione e nobiltà a quella Via .

 

courtesy Alpinesketches.com /Ermanno Salvaterra (c)
Courtesy Alpinesketches.com /Ermanno Salvaterra (c)

 

Come testimonianza della difficoltà intrinseca del Cerro Torre, a parte quattro ripetizioni della via dei Ragni, fino al 2005 ogni altra salita in vetta dipese dall’uso dei chiodi della Via del Compressore. Le tre vie sulla parete sud si intersecavano con la cresta sud-est, le due vie sulla parete est terminavano in cima tramite la Via del Compressore. Niente alternative, o quasi.

Ai tempi in cui arrivò un periodo ,lungo quasi due settimane, di cielo sereno sul massiccio di Chaltén – a cavallo tra Novembre e Dicembre 2008 – il numero di ripetizioni lungo la Via del Compressore era cresciuto troppo per contarle, sicuramente ben oltre un centinaio.

Quella finestra di bel tempo alla fine del 2008, però, fu diversa. Non solo per la sua durata, ma perché tutti sapevano che stava arrivando.

Nella sua sintesi del Massicio di Chaltén scritta in quell’occasione sull’ American Alpine Journal, Rolando Garibotti scriveva: “La grande novità è che la Via dei Ragni di Lecco sulla parete ovest del Cerro Torre ha visto sei ascensioni (diciannove alpinisti), più di tutte le salite nei decenni precedenti. Al contrario, quella breve finestra vide solo una ripetizione della via del Compressore. Come se improvvisamente, nello spazio di una notte, tutti avessero smesso di salire l’Everest con l’ossigeno, le corde fisse e il supporto Sherpa. Mentre centinaia di chiodi di Maestri restano sulla parete, la comunità dei climbers sembra avergli finalmente girato le spalle con freddezza. L’elenco delle scalate su Vie che non usano nemmeno parzialmente la Via del Compressore sul Cerro Torre è ora cresciuto a quattordici. ”

 

 

Palloni meteorologici erano stati lanciati nella zona della Patagonia molto tempo prima che qualcuno facesse previsioni meteo , mi ha riferito Jim Woodmencey. Alpinista, sciatore, ed ex Ranger nel Parco Nazionale del Grand Teton , possiede una società di previsioni meteo chiamata MountainWeather. Afferma che ogni paese ha le proprie stazioni di servizio meteo, e lancia palloncini che raccolgono i dati in vari punti dell’ atmosfera. Ci sono altri modi per raccogliere dati, come le stazioni di osservazione di superficie, le boe oceaniche, le foto satellitari di nubi ad altezze differenti e intervalli di tempo, che indicano cose come la velocità del vento e la concentrazione di umidità atmosferica. Anche se i dati sono relativamente scarsi in posti meno popolati come la Patagonia, praticamente nulla si frappone tra le tempeste nel Pacifico e il Massiccio patagonico di Chaltén. Per questa peculiare caratteristica, e a differenza di molte destinazioni alpinistiche importanti, i dati raccolti permettono previsioni meteo incredibilmente precise.

I dati da soli non significano niente, però. Sono i modelli a computer che in realtà analizzano i dati e fanno previsioni , e sono migliorati enormemente nel corso degli anni. Dati trasformati in una previsione meteo rispondono alla domanda chiave per ogni alpinista: è tempo per scalare o no ?

Nella stagione 2004-05, l’ alpinista tedesco Thomas Huber decise di controllare se il suo meteorologo-guru, Karl Gabl [lo stesso usato da altri alpinisti famosi come Simone Moro,ndR], potesse fornire le previsioni da lontano. Le previsioni per la zona di Chaltén non avevano precedenti. “Non avevamo idea se avrebbe funzionato per la Patagonia,” mi ha detto Thomas. “Ma funzionò, tutti mi guardavano per capire se avrei scalato o meno, gli altri alpinisti pensavano che io ricevessi da Innsbruck i segreti del meteo. Fu una prima, grande, stagione. Non solo per la Patagonia, ma in tutto il mondo, le previsioni meteo cambiarono, e di molto, l’alpinismo “.

Come quelle di Gabl hanno dimostrato nel corso degli anni, le previsioni meteo relative a zone di montagna richiedono conoscenze specifiche per essere accurate. Anche potendo imparare come si fanno, si avrebbe bisogno di accedere a tutte le informazioni, il che richiede un accesso a Internet che sia funzionale.

Internet non è arrivato a El Chaltén fino al 2003. Allora, la banda era scarsa, e funzionava a malapena. Il primo Internet café è arrivato nel 2004; i climbers venivano a controllare il meteo sul NOAA, ma lottavano contro una  connessione malfunzionante.

La residente locale Adriana Estol ricorda, “Sono venuta qui nel 2006 ed era quasi impossibile avere Internet a casa ma alcune case erano più fortunate.” Una delle “case fortunate” apparteneva a Bean Bowers.

Bowers, un’alpinista statunitense solido come un chiodo da roccia è stato sempre il tipo da “arrangiati e fai-da-te”. Per diversi anni consecutivi visse l’intera stagione estiva a El Chaltén, raccogliendo abbastanza soldi per comprarsi una piccola casa nella zona. Nel 2011, a trentotto anni, Bean morì di cancro ma molti dei suoi amici ricordano come avesse preparato lungamente le sue previsioni meteo. Aveva lavorato come Guida nei Tetons in estate, dove il rangers Ron Johnson gli mostrò come leggere i modelli meteo. Bowers poi seguì un corso presso Woodmencey sulle previsioni meteorologiche in montagna.

Doug Chabot, alpinista e valido studioso di previsioni sulle valanghe fu un altro che lo aiutò nel percorso formativo. “Ho dato a Bean le basi climatiche sulle previsioni meteo nel 2004. Infatti, durante il suo primo viaggio [a El Chaltén], mi chiamava per controllare alcuni modelli. Io lavoravo nella previsione delle valanghe, ero abituato a guardare i modelli meteo giornalmente. E poi aggiunge :” La cosa più importante era che avevo un vero e proprio lavoro nel campo ed ero raggiungibile per telefono “.

Il climber Josh Wharton ricorda bene la prima stagione in cui cominciarono le previsioni, mentre lui e Jonny Copp scalavano assieme sul Massiccio patagonico. Molti alpinisti espressero gratitudine a Huber per aver condiviso le sue previsioni in quella stagione ma ben presto la gratitudine si spostò su Bowers: “Bean tentò la lettura della mappa della Marina che un amico gli aveva mostrato ma era ancora principiante , quindi fu più che altro un’eccezione sporadica. Thomas Huber usava un telefono satellitare per chiamare il suo meteorologo austriaco e tra i due mi ricordo che crebbe un’intesa sempre più solida che durò per tutta la stagione. Infatti, quando Jonny e io iniziammo la Poincenot [la torre finale nella loro traversata di cinquantadue ore delle cime Agujas Saint-Exupéry, Rafael, e Poincenot], il vento ci approcciò duramente proprio alla fine, quasi esattamente all’ora che Thomas aveva previsto tre giorni prima. Fu un momento di quelli rivelatori.

 

courtesy by Kelly Cordes (c)

Mentre studiava, Bowers condivideva generosamente gran parte della sua conoscenza con gli amici. Nel 2006 insegnò a Rolando Garibotti, e ben presto gli alpinisti bussavano alla loro porta per avere previsioni o istruzioni su come ricavarle. Conoscere bene il meteo in Patagonia era come possedere un biglietto per lo spettacolo di prima fila – ed era ancor più bello perché era gratis.

I climbers facevano letteralmente la fila a casa di Garibotti per imparare, così Rolando si decise a scrivere una lunga email di istruzioni – ora ha una sezione specifica per le previsioni meteo sul sito web pataclimb.com. In breve tempo tutti poterono accedere alla conoscenza meteo del Massiccio patagonico.

Bastava seguire le istruzioni, inserire i dati sui siti giusti – per il Cerro Torre, le coordinate di posizione sono -49,3 ° e -73,1 ° – e si ottenevano proiezioni incredibilmente accurate su precipitazioni, temperatura, e soprattutto,  sulla velocità del vento.

Improvvisamente, tutte le barriere crollarono.

 

foto Chalten Hoy - proteste per il servizio Internet a El Chalten
                foto Chalten Hoy – proteste per la qualità del  servizio Internet a El Chalten,2014

 

Nel giro di pochi anni da quella stagione 2004-05, le previsioni sono divenute così precise che gli alpinisti possono tranquillamente lasciarsi alle spalle la maggior parte dell’attrezzatura necessaria in caso di tempeste, rendendo i carichi leggeri e l’ arrampicata più veloce. Nello stesso periodo, l’interesse per la Via del Compressore si è placato notevolmente [tranne per la rimozione di gran parte dei chiodi da parte di due alpinisti statunitensi,ndR]. Forse serviva veramente la consapevolezza del “cielo azzurro” per riportare in primo piano ciò che la maggior parte degli scalatori sapeva già : la Via del Compressore era così compromessa che era difficile considerarla una linea di arrampicata valida. I detrattori della Via avevano a lungo sostenuto che questa Via, rimuovendo con i chiodi piazzati a scaletta le parti difficili da scalare, avesse distrutto la sfida naturale e innata nell’ arrampicata. E ora, quando questa Via viene scalata con meteo buono, si comprende bene quanto avessero ragione.

Eppure esiste ancora un’ interazione interessante, perché il meteo e le condizioni delle pareti sono parti integranti dell’ alpinismo. Salire la Via del Compressore nella Vecchia Patagonia significava qualcosa di molto diverso dal farlo ora, nella Nuova Patagonia. Rimuovete la paura paralizzante di essere bloccati in una di quelle tempeste leggendarie e capirete che è impossibile esagerare sulla enorme svolta data all’ arrampicata in Patagonia.

Al giorno d’oggi a El Chaltén (nessuno campeggia più nei boschi), tra le sessioni di bouldering si possono sentire discorsi del tipo “Sì, sembra che domani ci siano tra sei e otto, poi scendono a due a due Mercoledì.” Si sta parlando di nodi di velocità del vento, sulle previsioni di questi rispetto alla quota, il che si traduce in un “No” o un “Si” al quesito se sia possibile arrampicarsi in alto, in quei giorni.

All’inizio del 2007, mi ricordo che stavo dietro alle spalle di Bean Bowers  mentre osservava la mappa meteo sul suo computer: La madre di tutti i sistemi ad alta pressione stava arrivando. Da lì , e per quattro giorni, il bel tempo arrivava dall’ Australia: fu così che Colin Haley e io partimmo per il Cerro Torre, dove completammo un concatenamento tentato più volte della via del 1994 “Los Tiempos Perdidos”, di François Marsigny e Andy Parkin , fino alla vetta, tramite la Via dei Ragni . Nonostante l’esposizione del fungo di ghiaccio sommitale e il racconto del ritiro epico e straziante di Marsigny e Parkin all’epoca , Colin e io l’abbiamo fatto con zaini leggeri dieci chili. La nostra unica preoccupazione era non riuscire a scalare la Via, non le tempeste – anche se forse un giorno una previsione sbagliata intrappolerà gente come noi. Fu una delle migliori scalate della mia vita , tuttavia mi rendo anche conto che noi stavamo giocando un gioco completamente diverso rispetto a quello giocato nella Vecchia Patagonia.

Mi ha nuovamente molto colpito la differenza e l’evoluzione del posto quando tornai a El Chaltén nel 2013. Un amico aveva controllato le previsioni dagli Stati Uniti e vide arrivare una finestra di bel tempo. Sfruttando l’accessibilità odierna, saltò sul primo aereo e pochi giorni dopo salì la via dei Ragni. Nello stesso tempo, un paio di forti giovani sloveni uscirono dai loro sacchi a pelo nell’ ostello – la previsione era perfetta – e senza dormire, percorsero il sentiero per il Fitz Roy , arrampicandolo e stabilendo una nuova e difficile Via. Al ritorno in città, durante la cena e poi al bar, mentre nubi di tempesta tuonavano attraverso le cime del Massiccio, noi ce ne stavamo in tutta comodità a scambiar racconti delle nostre imprese.

Praticamente, in seguito a questa rivoluzione nelle previsioni meteo, i climbers possono ora evitare la componente più brutale e terrificante dell’arrampicata patagonica, riposandosi o facendo bouldering , pronti a scalare appena il tempo migliora.

Questo posto non sarà mai più lo stesso.