Everest 

                                                               

Ormai da qualche anno, il dibattito attorno a ciò che è diventata la stagione primaverile sui versanti nepalese e cinese dell’ Everest, ruota in circolo attorno agli stessi problemi:

  • numero enorme di permessi concessi dalle autorità (soprattutto quelle nepalesi, con quasi 400 permessi di salita per stranieri, il che significa oltre 1000 persone in vetta, contando sherpa e guide)
  • spregiudicatezza e incompetenza di molte Agenzie locali, materiali tecnici difettosi o insufficienti  
  • livello di preparazione di molti clienti sotto la minima soglia non di sicurezza ma del ridicolo 
  • utilizzo sconsiderato dell’ossigeno , con erogazione eccessiva sin da quote non elevatissime e conseguente rischio di esaurimento o erogazione insufficiente durante il percorso di discesa e alle quote più critiche  
  • incidenti causati dalle lunghe file sulle corde fisse nella zona della Morte – ovvero sopra Campo 4 , posizionato sui 7900 metri di quota – ( incidenti mortali legati all’80% a ossigeno mancante e mancato acclimatamento sufficiente )
  • inquinamento spaventoso dal Campo Base, vero e proprio villaggio con migliaia di presenze fino alla vetta
  • eccessiva esposizione sui media di notizie relative a presunti nuovi record, prove di endurance varia e spettacoli d’arte varia (?!)

Francamente, non mi interessa molto parlare degli incidenti mortali, se siano in linea con le statistiche o siano in aumento.

Sono stati relativamente pochi, considerate le potenzialmente esplosive condizioni sulla montagna, l’impreparazione dei clienti, i furti di bombole d’ossigeno lungo il percorso e l’affollamento mostruoso. 

David Göttler , alpinista professionale e di grande talento, ha recentemente pubblicato una riflessione ( sul suo profilo Facebook , 1° Giugno) , dove prende una posizione netta – che personalmente condivido (con alcuni piccoli distinguo) :

“nel contesto dello scalare gli Ottomila, non usare l’ossigeno [da quando Messner e Habeler scalarono l’Everest senza] dovrebbe essere il gold standard per ogni atleta professionista. Usare l’ossigeno supplementare è considerato doping in tuttio gli sport, e scalare un Ottomila non è diverso . Non applaudiamo atleti che fanno uso di doping in altri sport, allora perchè si continuano ad acclamare imprese effettuate con l’ossigeno su queste montagne ?”

Da notare che David ha tentato l’Everest senza ossigeno lungo la via normale, ritirandosi a circa 8700 metri per non incorrere nel rischio di rimanere intrappolato nelle lunghe code di “jumarers” (clienti delle spedizioni commerciali) , consapevole ovviamente che il periodo scelto era il peggiore – ma avendo un permesso inutilizzato e ancora valido lungo quella via, ha comunque voluto provare. 

Quest’anno , a parte Göttler , solo Cory Richards e Esteban Mona hanno tentato senza ossigeno, lungo una parziale via nuova, sul versante nord ; si sono ritirati dopo un tentativo terminato a circa 7600 metri , per mancanza di finestre di tempo stabile, dopo oltre 1 mese e mezzo di preparazione .

Nello stesso tempo, moltissimi media di Montagna e Alpinismo hanno rilanciato decine di aggiornamenti su presunti clamorosi “record” a opera di un ex Gurkha – Sherpa , consistenti nel salire e scendere in massima velocità, con abbondante uso di sherpa a battere strada e preparare le corde, elicotteri per trasferimenti tra Campi base, e ossigeno a profusione.

Altro “record”, una “traversata” Everest Lhotse – che tale non è assolutamente, parliamo del classico uso di C3 per salire all’Everest via jumar, tornare giù, salire le corde fisse fino alla cima del Lhotse sempre con abbondante uso di ossigeno supplementare.

Qualunque chiacchiera sulla “sicurezza” o sul fatto che non essendo l’alpinismo uno sport l’uso dell’ossigeno non è dopante ma usato “esclusivamente” per evitare edemi polmonari, ipossia, etc. , lascia veramente il tempo che trova.

L’uomo ha dimostrato di poter, al limite delle proprie forze, salire gli 8000mila senza usare l’ossigeno, lo ha fatto con materiali tecnici ridicoli rispetto al presente, senza poter contare su previsioni meteo precise come ora, senza gps, medicinali salva vita, etc. Usare O2 a 8000 metri, è dimostrato scientificamente, equivale a essere poco sopra i 6000 metri.

Certamente, non pensiamo vada vietato tout court l’uso dell’ossigeno – ma riteniamo che i media debbano smettere completamente di tenere accesi i riflettori su coloro che cercano “imprese” e “record” con questo sistema .

Riguardo alle limitazioni di permessi, anche qui, non siamo per il purismo né un facile giudizio sommario che non considera l’economia del Nepal, che è ipocrita rispetto a tutto il resto etc. ma sarebbero sufficienti criteri più stringenti nel concedere i permessi , come il requisito obbligatorio di dimostrare di aver scalato almeno un 7000 e un altro 8000mila , anche alzando i prezzi . 

Sappiamo però che è un discorso sostanzialmente inutile, che si scontra con la brutale realtà di un paese come il Nepal in cui il Governo e centinaia di altre persone coinvolte non hanno alcun interesse a diminuire il circo di agenzie, hotel, ostelli, servizi di ogni genere, business relativo ai soccorsi in elicottero, eccetera.

E’ amaro, ma non vediamo all’orizzonte alcun tipo di miglioramento in questo e se vogliamo essere sinceri, fino alla brutalità, vogliamo meravigliarcene, quando nei nostri “avanzati” paesi civilizzati siamo soffocati da plastica, inquinamento,motori e i nostri Governi disattendono completamente qualsivoglia obiettivo di contrasto al Global Warming e ai suoi effetti ? 

L’Everest è il nostro specchio , non ci piace quello che vediamo ma in un qualche senso siamo tutti noi. Riflette tutte le contraddizioni di una società globale colpita dagli stessi “bisogni”, da una vita completamente in disarmonia con la natura che cerca poi un improbabile senso “puro e cristallino” su di una Montagna, per quanto sacra in tutti i sensi. 

Noi tutti, non i “corrotti funzionari nepalesi” o “i finti sherpa” o “le guide americane che fanno pagare 80.000 $” .

Stile Alpino sugli 8000mila

E’ il grande “sconfitto”, almeno in questa stagione.

Pochissime spedizioni e tutte tornate indietro, fortunatamente senza incidenti.

Adam Bielecki e Felix Berg hanno dovuto rinunciare non solo al Langtang Lirung – duro 7000 propedeutico alla preparazione –  ma anche alla parete Nord Ovest dell’Annapurna, obiettivo iniziale. Condizioni durissime meteo, di neve e roccia non buona, hanno fermato i due dopo un mese di tentativi .

Come sopra detto, Cory Richards e Esteban Mona hanno rinunciato alla parziale via nuova sull’Everest in stile alpino, versante nord.

La terza, interessante spedizione di Hamor, Colibasanu e Gane si è ritirata dal tentativo alla cresta Nord Ovest del Dhaulagiri , dopo aver combattuto e scalato lo Sperone iniziale e giunta poco sopra i 6000 metri.

ph Adam Bielecki (c)

Settemila : dal trionfo sul Chamgal al dramma sul Nanda Devi 

                                                                ufoline halecek/hak (ph Halecek)

Il duo ceco composto da Marek Holeček e Zdeněk Hák ha portato a termine una stupenda nuova via sulla inviolata parete Nord-Ovest del Chamlang, vetta di 7.319 m situata nella parte sud del Mahalangur Himal dell’Himalaya nepalese. Il 21 maggio la vetta dopo la via verticale di 2000 metri “UFOLine” ;  sono rientrati al campo base dopo 8 giorni e una discesa difficile, senza cibo e in condizioni meteo difficili, con molta nebbia.

Halecek e Hak in vetta allo Chamgal (ph Halecek)

Sul Nanda Devi East, la tristissima notizia di questi giorni è la valanga che ha ucciso ben 8 alpinisti, 4 britannici, 2 americani, un indiano e un australiano –  i cui leader e guida era l’esperto alpinista scozzese  Martin Moran

Gli otto stavano tentando la salita di un picco innominato di circa 6400 metri nella zona ; dopo il mancato ritorno al campo base, Mark Thomas, l’altra guida inglese esperta della spedizione al Nanda Devi, assieme ai rimanenti membri, hanno effettuato una prima ricognizione scorgendo tende vuote e notando i segni di una grande valanga nella zona presumibilmente salita dal gruppo.

Ulteriori ricerche del team di soccorso indiano via elicottero hanno purtroppo confermato la presenza di 5 corpi e i segni di una enorma valanga .

Martin Moran era una guida, alpinista ed esploratore veramente esperto, anche prolifico autore di decine di pubblicazioni sull’American Alpine Journal (vedi ad esempio qua )in merito a interessanti e poco conosciute montagne di 6000 metri e oltre da lui scalate.

                                                                Nanda Devi Ovest (ph wikipedia)

 

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