Nanga Parbat : breve storia dello Sperone Mummery

Albert Frederick Mummery, definito da Hermann Buhl  ( diventato primo salitore del gigantesco 8000 pakistano ) , “uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi” , era forse troppo avanti per il suo tempo : il suo tentativo , il primo in assoluto, di salire un 8000, avvenne nell’ Estate 1895, assieme ad altri 3 alpinisti britannici e 2 portatori. Un piccolo team, “by fair means” (con mezzi leali) , precursore dello stile alpino. Mummery tentò prima di salire lungo quella via, pare giungendo ai 6100 metri, per poi scomparire per sempre, assieme ai portatori, nel tentativo di spostarsi lungo il versante Rakhiot per cercare un altro accesso alla montagna.

A lui è dedicato il nome della linea quasi “a piombo”, che si erge dal ghiacciaio Diamir, e che sale lungo un formidabile sperone roccioso – il Mummery, appunto – fino a quasi 7000 metri, dove orrendi e giganteschi seracchi segnano il passaggio sul Basin , ovvero il plateau enorme e crepacciato che infine porta al “trapezio sommitale” del Nanga, ultimi 1000 metri prima della vetta.

     sperone mummery nanga parbat

Nessun alpinista – tranne i fratelli Messner, costretti a scendere lungo lo sperone o nelle sue immediate prossimità, nella terribile traversata susseguente alla scalata che li portò in vetta lungo la parete Rupal ; luogo dove infine trovò la morte Gunther, quasi giunto alla base sul ghiacciaio , travolto da una valanga , alla fine di Giugno del 1970 – ebbene nessun alpinista ha mai più provato quella linea, considerata suicida per l’imbuto terrificante di valanghe, i seracchi incombenti, la difficoltà anche solo nell’accesso allo Sperone per il ghiacciaio orrendamente crepacciato.

Reinhold Messner  ha sempre parlato della potenziale via lungo lo Sperone come impossibile e suicida, una linea “che non porta da nessuna parte”, piena di pericoli oggettivi. 

Dichiarazione di Messner comprensibile anche alla luce di cosa provò su quella parete  e condivisibile per l’ oggettiva presenza di pericoli : la costante rottura dei seracchi appesi, con conseguente scarica di valanga, più volte testimoniata anche nel bel video , diretto da Francesco Santini, prodotto da Daniele Nardi , “Verso l’ignoto”. La speranza di Nardi è che nella stagione invernale le temperature estreme riducono queste scariche e che lungo lo Sperone c’è una zona – piuttosto stretta e aleatoria – dove salire senza essere eccessivamente esposti.

Nessuno, tranne l’alpinista italiano Daniele Nardi, che è giunto al 5° tentativo su questa via. Daniele Nardi ed Elizabeth Revol sono l’unico “team” che ha raggiunto il punto più alto sullo Sperone Mummery, a circa 6450 metri nel 2015.

 

                          Daniele Nardi

 

Da allora gli altri tentativi si sono sempre fermati prima, anche perchè Nardi non ha più trovato compagni disposti a rischiare lungo quella via: la stessa Revol, assieme a Tomek Mackiewitz, rifiutarono di unirsi a Nardi , sia per il ritardo nell’arrivo dell’alpinista romano al Campo Base sia perchè avevano già cominciato il tentativo lungo la via Messner Eisendle : la via che i due completarono l’anno scorso, al durissimo prezzo della morte di Tomek e del congelamento e perdita di dita dei piedi di Elizabeth, salvata poi da Urubko, Bielecki, Tomala, Botor che erano impegnati sul K2 – accorsi, con grande coraggio e umanità, per tentar di salvare i due, tentativo che appunto si concluse col recupero della Revol a 6100 metri poco sopra il muro Kinshofer e con l’impossibilità di provare a salire oltre i 7000 metri dove Tomek si fermò, ormai vinto da un probabile edema cerebrale.

Quest’anno, finalmente, Daniele Nardi è riuscito a formare un team di 4 alpinisti per la sfida al Mummery: lui stesso, gli alpinisti pakistani Karim Hayat, Rahmat Ussain Baig e il fortissimo e giovane Tom Ballard , alpinista inglese già capace della salita delle 6 pareti Nord delle Alpi in stagione invernale e in solitaria , a 26 anni : Cima Grande di Lavaredo, Pizzo Badile, Cervino, Grandes Jorasses, Petit Dru e l’Eiger.

Nei primi 10 giorni di spedizione, il team ha mostrato un formidabile affiatamento ed è riuscito ad allestire 3 campi , il c1 a 4700 metri come deposito materiali, il c2 a 5200 metri verso l’uscita del ghiacciaio, e il c3 dentro un crepaccio, alla base dello Sperone roccioso vero e proprio a 5700 metri.

 

Nei prossimi giorni la spedizione affronterà il vero e proprio muro roccioso.

 

 Inverno in Karakorum: Nanga Parbat

Daniele Nardi e Tom Ballard sono appena partiti per il Pakistan, dove raggiungeranno l’alpinista pakistano Rahmat Ullah Baig e un altro alpinista pakistano di cui al momento non conosciamo il nome. 

               Tom Ballard e Daniele Nardi ( ph montagna.tv )

“Saranno membri effettivi e non portatori di alta quota, mossi dal desiderio di scalare la loro montagna”

chiarisce  Nardi, in merito ai due compagni pakistani . 

I quattro puntano all’apertura in stile alpino di una nuova via lungo lo Sperone Mummery del Nanga Parbat. In assoluto, Nardi precisa che il suo vero obiettivo è completare lo Sperone Mummery, fino a circa 7000 metri. Poi, se possibile, salire in vetta.

Nardi è al 4o tentativo sullo Sperone, con Elizabeth Revol arrivò sino a 6400-6500 metri qualche anno fa.

E’ veramente interessante il legame tra Daniele e Tom, il primo mediatico, estroverso e con una grande esperienza di spedizioni himalayane e in karakorum, il secondo giovane, più introverso, con qualità tecniche e su ghiaccio notevolissime ma con una sola spedizione “grande” alle spalle, il tentativo al Link Sar proprio con Daniele. Altrettanto interessante la scelta di includere due alpinisti pakistani, cosa che rende il team eterogeneo ma potenzialmente molto motivato e preparato a una sfida decisamente durissima. Lo sperone Mummery è infatti ritenuto quasi “impossibile”, per le condizioni oggettive di pericolo in parete, e l’accesso via un ghiacciaio estremamente crepacciato, tra campo base e c1.

                 potenziale via / sperone mummery nanga parbat

Inverno in Karakorum: K2

Alex Txikon, il forte alpinista spagnolo basco, ha annunciato due nuovi membri nel suo team, che ora conta nove alpinisti per tentare l’Invernale sul K2 , unica scalata senza ossigeno da completare per la stagione fredda.

          Alex Txikon K2 WinterTOP

Saranno i polacchi Pawel Dunaj e Marek Klonowski , già appartenenti alla cordata Nanga Parbat – Justice for All – assieme al compianto Tomek Mackiewicz , morto durante la discesa dopo aver compiuto la prima scalata in stile alpino e per una via nuova del colosso pakistano, assieme ad Elizabeth Revol , miracolosamente e tenacemente sopravvissuta.

Alex ha inoltre annunciato la collaborazione con la spedizione russo-kirghiza che avrà lo stesso obiettivo, condividendo la grande tenda mensa al Campo Base.

Con queste scelte, Alex Txikon si dimostra grande organizzatore e ottimo catalizzatore di alpinisti da ogni parte del mondo ; la grandissima motivazione e resilienza del basco, unita alla bravura degli altri membri , la capacità di sopportare le estreme condizioni dei polacchi, sono fattori importanti.

Inoltre , a sorpresa, ha ventilato tra le possibilità di non scalare per la via Abruzzi, ma per la via americana (il leader era il grande Jim Whittaker ) del 1978 lungo la Cresta Nord-Est, lunga e con pericolose cornici che poi traversa per la parete Est e infine si ricongiunge allo Sperone degli Abruzzi (cresta Sud-Est). Fu la seconda via aperta nella storia del K2 e la prima senza ossigeno. 

A proposito di quella grande impresa, vi proponiamo questo bellissimo collage di stupende immagini colte da un  membro della spedizione :

Approach to K2 – 1978 from Dianne Roberts on Vimeo.